Si diresse verso gli uffici a sinistra dove, in fondo, ci doveva essere l’ufficio di Costigan. Vide facce nuove, in giro. A tratti qualcuno riconoscendolo lo salutava con la mano.
Entrato nell’ufficio di Costigan, completamente isolato dai rumori dell’esterno, notò con stupore che il dottore era assente.
— Il dottor Costigan non c’è. — Chi aveva parlato era una ragazza che sino a quel momento era stata china sul tavolo da disegno, manovrando un tiralinee in su e in giù. Con un gesto tipicamente femminile spostò una ciocca di capelli da un occhio. — Posso fare qualcosa per voi? — Era la prima volta che la vedeva e Devan si sorprese a fissare con vivo interesse i suoi occhi azzurri che lo osservavano, affascinato dal gesto pieno di grazia col quale si era ricacciata indietro i capelli ribelli. Poteva avere venticinque anni. La piccola testa aveva capelli neri lunghi sino alle spalle: sopra il vestito portava un camiciotto da pittore.
— È via da molto? — chiese Devan.
— Non tanto. Desiderate aspettarlo? — Lo esaminò con curiosità.
— Sentite — disse Devan — mi chiamo Devan Traylor. Arrivo in questo momento dalla Florida per vedere a che punto è il progetto. Credevo di trovare il dottor Costigan nel suo ufficio. Dove può essere?
— Ma… — Evidentemente non voleva parlare. — Non è lontano di qui. Lo posso rintracciare se si tratta di una cosa importante. Vi chiamate Traylor, vero?
— Sì. Ma prima di uscire, vi spiacerebbe dirmi dove si trova?
— Mi spiace, ma non posso.
Non insistette e ne osservò intanto i preparativi rapidi per uscire dall’ufficio, che consistettero nel togliersi il camiciotto e infilare un “cardigan”. Veramente attraente con quel golfino. “Chi può essere?” si chiese di nuovo.