— Betty Peredge.

— A quanto pare lavorate per il dottor Costigan.

— Infatti. Sono qui da un mese.

— Mai lavorato per la “Inland”, prima?

— No, sono venuta al posto della signora Tudor che lavorava per il dottor Costigan prima di me, ora è ammalata. Fu proprio per coincidenza che sia capitato a me di avere questo posto.

Devan aveva intanto notato due piante sulla finestra. Una aveva lunghe foglie strette orlate di giallo e l’altra era una pianta di violette, dalle foglie insolitamente carnose e dai fiori veramente stupendi.

— Sono vostre quelle piante o della signora Tudor? Immagino che non siano del dottor Costigan.

— Sono mie, infatti. Mi piacciono e il dottor Costigan mi ha permesso di tenerle qui. Quella fiorita è una qualità di violetta africana, l’altra ha strani nomi come “pianta del serpente” e “lingua della suocera”, oltre naturalmente quello botanico.

— Che cosa pensate del progetto, signorina Peredge?

Chiuse con il tappo la bottiglietta dell’inchiostro e si volse divertita verso di lui. — Sono piuttosto attaccata all’“Ago di Costigan”.