Ma Devan si mostrò sicuro del contrario, in quanto la polizia avrebbe certamente avuto, di fronte al racconto della signora Basher, le stesse reazioni di incredulità che ciascuno di loro aveva avuto all’inizio. — Penseranno che è pazza — assicurò — e se insisterà, verranno qui a vedere di cosa si tratta veramente.

— Ma non vogliamo avere qui della gente a curiosare intorno alla nostra macchina — protestò Orcutt.

— Ma in fondo nessuno di noi ha visto Basher sparire nell’Ago — continuò Devan. — Basher si allontanò semplicemente e nessuno di noi lo vide più. Del resto il suo corpo è scomparso e mancano quindi le prove tangibili del fatto e poi ora che l’Ago non funziona, non si potranno rendere conto dei suoi effetti: vedrete che non staranno molto qui e finiranno per lasciarci in pace.

Comunque fu deciso di far sparire i vestiti di Glenn Basher mettendoli nel laboratorio segreto di Costigan e quindi di limitarsi ad affermare ciò che del resto era la verità. Basher era scomparso.

Tooksberry, a questo punto, scosse la testa dicendo: — Con tutta la nostra logica, non riusciremo a riavere Glenn Basher però…

— Sapete — intervenne Costigan — è meglio che faccia funzionare l’Ago ancora un po’. Basher potrebbe essere sulla via del ritorno proprio in questo momento.

Neanche un’ora dopo arrivarono il sergente Walter Peavine e l’agente. Timothy Griffin.

Il primo, massiccio e con occhi sporgenti, fece il punto della situazione e sembrò irritato che nessuno volesse ammettere che la scomparsa di Basher fosse da attribuirsi all’Ago di Costigan. L’agente Griffin, invece, si preoccupò di fare un giro perlustrativo in tutto lo stabile.

L’interrogatorio ebbe un esito veramente scoraggiante, in quanto con nessun metodo il sergente riuscì a convincere la reticenza degli interrogati.

— Lasciate che vi faccia io una domanda ora — intervenne Orcutt, squadrando il poliziotto con aria che appariva offesa. — Ebbene, ditemi francamente, voi lo credereste che Glenn Basher sia entrato in quella cavità e sia poi scomparso?