Il sergente Peavine osservò con occhio rispettoso l’Ago e quindi rispose: — No di certo. Mi credete pazzo?
— È allora perché volete che noi ve lo diciamo?
Il sergente sembrava affascinato sia dalla bellezza sia dalla linea e dalla simmetria dell’Ago e non riusciva quasi a staccarne gli occhi.
— Benissimo — disse. — Ammetto che è da pazzi pensarlo, ma io devo seguire la traccia indicatami dalla signora Basher.
— A proposito — chiese Devan — come sta? Si è calmata? Era molto agitata quando venne qui.
— Stava benissimo quando noi l’abbiamo lasciata, anche se al primo momento ci è sembrata pazza da legare. Non ho mai visto una donna tanto addolorata. — Tossì. — Ma, tornando alla questione di suo marito… Dunque, qualcuno di voi la chiamò e le disse di venire qui, no?
— Esatto, sergente — intervenne Holcombe. — Glenn Basher ci piantò in asso a metà di un esperimento e… — sorrise imbarazzato — pensammo che fosse tornato a casa.
— Era qui un minuto prima — spiegò Sam schioccando le dita — e dopo un minuto non c’era più. Pensavamo che la moglie ci potesse spiegare questa scomparsa, scomparsa, convenitene, molto misteriosa.
— Un rebus bell’e buono — commentò asciutto il sergente — porte e finestre chiuse, ventilatori fermi, ecc. Eppure, qualcuno scompare.
— Esatto, ispettore — disse Tooksberry.