— Sergente — rettificò Peavine.
— Già, scusatemi.
Tornò l’altro poliziotto spiegando che tutto era normale, tranne qualche porta chiusa.
— Andremo a verificare, Tim. — Il sergente prese una sedia e ci si mise a cavalcioni volgendosi verso i sei uomini. — Ma che diavolo facevate qui a quest’ora del mattino?
— Ve l’ho detto, sergente — spiegò Orcutt, accarezzandosi il mento. — Esperimenti spaziali, ma questa non è un’astronave.
— No? Ma lo sembra veramente. E che cos’è allora?
— Be’, tutto quello che vi posso dire è che è un problema.
— Non è una buona spiegazione.
— Intendo dire che questa macchina ci ha posto il problema dell’iperspazio e la sua correlazione con lo spazio intorno a noi.
— In questo momento — intervenne Devan — ci stavamo occupando della trasferibilità delle strutture di cellule viventi da qui e là e quindi di nuovo qui. Soprattutto del ritorno.