Il sergente lo raccolse e glielo porse. — E come si fa a sapere quando va, allora?
— Eccoci! — esclamò il dottore, lasciando cadere il foglio a terra. — Tenete — e mise in mano al sergente una pila che il sergente impugnò alzandosi sulla punta dei piedi per vedere meglio quello che succedeva. — Ah! — disse Costigan. — È una questione di regolarità di circuito. Pochi ohms in più o in meno possono rovinare il circuito. Ora la corrente è a posto. — Si staccò dal sergente, togliendogli la pila, che poi spense e rimise a posto. Quindi si fece indietro sforzandosi, quasi disperatamente, di vedere la parte superiore dell’Ago allungando il collo.
Intanto Devan, guardandosi intorno, notò che l’agente Griffin si stava dirigendo verso di loro, girando intorno all’Ago.
— Certo che è una cosa enorme — disse il sergente — proprio come nei libri di Randolph.
— Ascolta qui — disse Griffin, battendo con le nocche sul fianco della macchina. Ne uscì un suono sordo. Griffin si avvicinò, sempre tamburellando sul corpo metallico. Guardò infine nella cavità. — E questo che cos’è?
Si fermò a esaminare le capsule un po’ più da vicino.
Nello stesso momento Costigan urlò: — Ehi!
Tutti si volsero verso di lui e, notando l’orrore sul suo volto, cercarono l’oggetto di tale sgomento. Griffin spaventato dal tono del dottore e dalla sua espressione, aveva fatto un passo all’indietro non incontrando resistenza alcuna, dato che quello spostamento lo fece cadere proprio nella cruna dell’Ago.
Sotto lo sguardo impotente di tutti i presenti, Griffin fu visto cadere all’indietro nella galleria, lanciando un urlo di terrore.
Poi scomparve e le mani che si stesero per afferrarlo non riuscirono a raggiungerlo. Il suo abito cadde vuoto a terra. Le scarpe e le calze erano grottesche a vedersi, così vuote e affiancate.