Incubi lo perseguitavano: cinque ragazzi entrano in un grosso “Ago”. Con un grosso “Occhio”. Gli ultimi tre cercano di riprendere gli altri due. E ora sono là tutti e cinque.
Bisognava che quei cinque ragazzi tornassero, ma come, come?
Lo scosse il suono del telefono.
Orcutt era preoccupatissimo, non avendolo trovato da nessuna parte. Lo rassicurò dicendogli che nessuno di loro era stato accusato di qualche colpa. La città voleva solo che facessero tornare i cinque scomparsi.
— Sui giornali ce l’hanno più con la polizia che con noi — disse. — Dicono pure che l’Ago è una curiosità puramente scientifica e che la polizia non ha niente a che fare con questo genere di cose.
— E la relazione pubblica? — si preoccupò Devan.
— Migliaia di telefonate stamattina. La metà per dirci di distruggere la macchina e tutti i suoi progetti. L’altra metà per incoraggiarci a trovare una soluzione per riavere gli uomini entrati nell’Ago.
Quando Orcutt ebbe riattaccato, Devan si consolò un poco al pensiero che la città non ce l’avesse con loro. Erano gentili a far questo, si disse. Fu interrotto nel suo fantasticare questa volta da Beatrice Treat, che entrò sorridendo con una tazza di caffè fumante e profumato, che depose sulla scrivania.
— Mezzo cucchiaino di zucchero e un po’ di crema.
— Benissimo, grazie.