Cercava di mettere in pratica il più scientificamente possibile tutti i movimenti del nuoto, affinché le sue forze durassero più a lungo. “Braccio, inspira, gambe, espira. L’altro braccio, espira. Dio, non abbandonarmi”.

Quanti secoli passarono prima che sentisse sotto i suoi piedi morbida e benedetta sabbia? Non lo sapeva. Spinse Betty da un lato e si abbandonò sfinito a stomaco in giù, le mani affondate nella rena, spossato, incapace di fare qualsiasi movimento per rialzarsi. Poi Betty si sentì male.

Devan era troppo debole per poterla aiutare. Lentamente si sentiva invadere da un senso di torpore, quasi di benessere. Dormire, ecco, desiderava dormire. Ma riuscì a imporsi di non farlo. Sarebbe stato fatale.

Così riuscì ad alzarsi un poco, spingendo Betty per un breve tratto.

Di colpo si rese conto che la donna era nuda. Poi vide che anche lui lo era. Seduti sulla spiaggia essi stavano immobili e ancora non avevano forza per parlare. Non si sentiva nessun altro suono, oltre lo sciabordare delle onde contro la riva.

Poi Betty sussurrò: — Che cosa è accaduto?

Devan mugulò: — Vorrei saperlo.

Si rialzarono, deboli e malsicuri. Betty lo circondò con un braccio per sostenersi, e Devan le cinse la vita.

Così uniti, si incamminarono lentamente lungo la spiaggia e giunsero in vista degli altri.

Alcuni si trovavano già sulla spiaggia, altri venivano sbattuti dalle onde sulla riva.