— Lo credo anch’io.
— E poi, per la costruzione di un’astronave ci vorrebbe anche più di un milione di dollari. È una faccenda sballata, signorina Treat. Domattina, per prima cosa, abborderò Orcutt.
2
Devan aveva appena chiuso dietro di sé la pesante porta del suo ufficio quando gli apparve il volto di Edmund Orcutt.
A Orcutt non sfuggiva quasi mai niente e Devan ebbe quindi la certezza che fosse già informato della sua presenza. Se lo vide venire incontro con un sorriso sincero sul viso amichevole e per nulla stupito, almeno apparentemente, di vederlo lì.
— Benone, Devan — esclamò il vecchio con calore, lasciandosi alle spalle il corridoio che portava ai vari uffici esecutivi e avvicinandosi a passi silenziosi per via del tappeto che copriva l’atrio. — Che sorpresa!
Devan lasciò che gli stritolasse la mano come se non si fossero visti da un anno. Era uno dei principi di Orcutt questo della mano, convinto com’era che non si può mai sapere il momento in cui la mano che voi stringete oggi può divenire la mano che vi aiuterà domani. E Devan, sia pure controvoglia, doveva ammettere che più di una volta questa tattica aveva funzionato a favore della “Inland”; non si poteva davvero criticare la cerchia di amici influenti di Orcutt.
— Credevo che foste in Florida e proprio l’altro giorno ho chiesto alla signorina Treat se eravate partito. Mi disse infatti di sì.
Mentre parlava mise un braccio intorno alle spalle di Devan, guidandolo verso il corridoio. Si girò per un momento verso la segretaria che era nell’ufficio esterno. — Il signor Traylor e io vogliamo essere lasciati in pace, signorina Templeton.
Quando furono entrati nell’ufficio tutto rivestito in noce, Orcutt chiuse la porta e disse: — Che diavolo vi ha preso di tornare, ragazzo mio? Col tempo orribile che fa! — Si lasciò andare nella sua poltrona di cuoio e sorrise amichevolmente a Devan, dondolandosi lievemente.