Di tutti questi fatti e principj si è Veduto dal mondo intero a qual segno era persuasa ed imbevuta la S. Mem. di Clemente undecimo il quale nell’atto di ricevere, e di abbracciare con paterno amore la Maestà di Giacomo terzo, allorchi per suo unico rifugio in virtù dei Frattati di Pace, ai quali tutti gli altri Principi Cattolici, esclusone il sommo Pontefice, astretti furono di acconsentire, si portò nello stato Ecclesiastico, e successivamente a Roma: Persuaso, dico, il S. Padre ed imbevuto delle sudette massime e sentimenti non si contentò di riconoscere, e di trattare la Real Persona di Giacomo terzo per unico e legittimo Rè d’lnghilterra, ma intendendo di volere nella di lui Persona riconoscere tutta la Regia sua Prosapia, non lasciò nè mezzi nè industrie per carcarne la propagazione ed in consequenza procurargli un legittimo successore: Epperò effettuato, che fù il matrimonio di Giacomo terzo colla Principessa Sobieskj; facilitato non poco da qualche Lettera del Papa scritta all’ Imperadore: Frà pochi mesi divenne gravida la Regina e circa gli ultimi giorni dell’ anno 1720 trovossi prossima al parto; ed allora il S. Padre conoscendo da una parte la necessità di dover rendere incontastabile la legitimazione del Parto, e dall’ altra intendendo l’obligo preciso, in cui ritrovasi la S. Sede, per non contradire a se stessa, e per vie più sempre fare atti protestativi contro l’accennato ingiusto Decreto, di riconoscere la futura prole qual Erede Presuntivo, e legittimo successore del Regno d’Inghilterra si accensa a fare questo atto colla maggiore solennità possibile; Perlocchi volle il S. Padre, che fossero chiamate per essere presenti al parto, il Sagro Collegio, il Senato Romano, i primi Prelati e Principi Romani, e la primaria Nobilità di Roma; E Siccome la Maestà della Regina stento a partorire per lo spazio di tre giorni in circa in tutto questo tempo farono ripiene le Anticamere di Sua Maestà dei riferti rispettabilissimi Personaggi, i quali vicendevolmente surrogavansi gli uni agli altri, con avervi ancora pernottato alcuni dei Signori Cardinali. In mezzo adunque di consesso così rispettabile nacque ai 31 di Dicembre dell’anno Sudetto Carlo Odoardo Principe di Galles riconosciuto per tale e consequentamente per Erede presuntivo della Corona dal Medesimo sommo Pontefice, il quale non tardo punto a farlo annunziare a tutto il Popolo per mezzo dello Sparo del Cannone di Castello. E qui sia lecito riflettere che se il Rè Giacomo terzo stato fosse in pacifico possesso del suo Trono, non poteva il sudetto nato Principe ricevere maggiori onori, ed atti più declaratorj del suo dritto successivo alla corona. La sola formalità, che per parte della S. Sede rimanere poteva al compimento di questi atti si era la tradizione delle Fascie Benedette solite mandarsi ai soli Eredi necessarj delle Teste Coronate, non già Elettive, ma unicamenta successive: Ma perchi cessò di vivere la S. Memoria di Clemente undecimo, prima che fossero del tutto terminate le dette Fascie, toccò al di lui successore Innocenzo tredecimo compire questo ultimo atto, com’ Egli fece colla maggior Solennità possibile mandando a questo effetto preciso un obligato con tutte le formalità e ceremonie solite pratticarsi colle oltre Corti.

Da tutto questo racconto non si può negare che appariscono nel suo pieno le obligazioni che ha la Real Casa Stuarda alla S. Mem. di Clemente undecimo, ma appariscono altrettanto quanto stava a cuore di quel sommo Pontefice il decoro della S. Sede e come ben intendeva l’indispensabile necessità da cui era astretta a Sostenere inviolabili i Dritti della Casa Reale Sudetta: Videva benissimo il S. Padre, che tutti questi replicati atti di riconoscimento dovevano necessariamente inasperire il Governo d’Inghilterra massimamente contro i Cattolici ed in conseguenza essere in qualche maniera di Ostacolo al buon successo delle missioni; Capiva altrasi che egli solo era l’unico Principe Cattolico, che faceva questi atti di riconoscimento: con tutto ciò tenendo avanti gli Occhi la giustizia della causa che diveniva punto di Religione, l’abborrimento che non mai abbastanza poteva rimostrare la S. Sede al Sopracitato Decreto, e per fine l’obbligo preciso de’ suoi Successori in non dipartirsi giammai da quanto Egli faceva a prò di una Famiglia si bene merita della S. Sede, non esitò punto di eseguirli con tante Solennità, per mezzo delle quali toglieva a Suoi Medesimi Successori qualunque ragione di dubbio circa il trattamento dovuto al Principe di Galles, seguita la morte del di lui Padre; Giacche sapeva benissimo il sommo Pontefice che riconosciutosi una volta dalla S. Sede per Erede presuntivo di un Regno un Figlio, non può mettere in dubbio alla morte del di lui Padre, che gli Succeda in tutto, ed in conseguenza nella sua dignita e ne’suoi onori; In quella guisa appunto, che nell’ Impero (non ostante che sia stato elettivo) riconosciutosi una volta dalla S. Sede alcuno Rè de’ Romani non può Ella dispensarsi, Seguita la morte dell’ Imperadore, dal riconoscerlo per di lui Successore.

Pieno pertanto il glorioso Clemente undecimo di questi giustissimi sentimenti nell’ atto stesso di morire, volle manifestare a tutto il sagro collegio qual si fosse la sua premura perchè costantemente si mantenesse quanto Egli aveva fatto verso la Real Casa, facendogli sù di ciò una speciale raccomandazione. Fedelissimi e zelosissimi Esecutori delle Operazioni e del Testamento di un tanto Papa sono Stati tutti i Pontefici successori principiando da Innocenzo Tredecimo fino a Clemente Tredecimo felicemente regnante, tutti hanno trattato e risguardato il Figlio Primogenito di Giacomo terzo come Principe di Galles; cioè Successore del Regno d’Inghilterra. Quindi dacchi il Principe cominciò ad essere ammesso all’ udienza dei Sommi Pontefici non vi è stata mai la minima difficoltà circa il trattamento, anzi non mettendosi in dubbio, che trà le altre distinzioni competer gli dovesse una sedia a braccio simile a quella del Rè suo Padre; (il che è lo stile della S. Sede verso gli Eredi presuntivi di un Regno). A questa sola particolarità pregò la Maestà del Re, che si dovesse derogare in sua presenza a solo ed unico fine mantenere lo stile del Regno d’Inghilterra, che porta non possa ne anche il Figlio Primogenito sedere in ugual sedia col Padre presente, e per aderire a queste brame della Maestà sua gli è stata sempre data una sedia Camerale di appoggio, ma bensì senza bracci.

Rimane ora ad esaminare le contradizzioni, ed assurdi, che ne seguirebbero ogni qual volta la S. Sede negasse di riconoscere il Principe di Galles per legittimo successore del Rè suo Padre alla morte di medesimo; Sarebbero questi fuor di dubbio senza numero, nè si facile sarebbe l’accennarli tutti; pure ne scorreremo alcuni. E Primieramente siccome il Principe di Galles per lo spazio ornai di 45 anni e stato in possesso del titolo e delle prerogative di Principe di Galles, non si gli passono ora negare, o sia egli presente o sia assente, senza derogare e contradire espressamente agli atti più solenni di sei Papi consecutivi. In Secondo luogo ne seguirebbe, che quella medesima, Persona, alla quale la S. Sede oggi dà trattamento e risguarda come Principe di Galles (che vale a dire successore naturale del Regno d’Inghilterra, come lo e il Delfino in Francia, ed il Principe di Asturias in Spagna) domani verrendo a morte del Padre, se si ricusa, quando Ella ne da parte, di riconoscerla come succeduta al Padre medesimo nella dignità ed onori col fatto si nega, che sia stato Principe di Galles. In terzo luogo qual trattamento potrà darsi, morto il Padre, al Sudetto Principe? Forse di Principe di Galles? Ma si avverta ch’ Egli non lo è più. Dunque o gli compete lo stesso trattamento ch’ aveva il Padre a cui è succeduto, o converrà dire che non gli competeva per tanti anni il titolo, e le prerogative di Successore. Quarto, Affinche il Papa faccia una innovazione di questa natura contradittoria ed opposto allo Stabilimento di suoi Antecessori vi vuol qualche causa quale certamente non vi è ni vi può essere; poichè se alcuno di Principi Cattolici sono stati costretti a retrocedere dal riconoscere la Real Casa Stuarda per legittimo Erede e Successore del Regno d’Inghilterra; è avvenuto in consequenza dei diversi trattati di Pace col presente Governo d’Inghilterra che li metteva in necessità di riconoscere la Successione Eretica com’ era stata stabilita dal famoso Decreto del Parlamento: Ma tal causa ogn’ un ben vede che non può addursi dal S. Padre in alcun modo: Egli non ha mai fatto, nè puo fore trattati di alcuna sorta co’ Principi Eretici; Egli neppure ha aderito in questa parte ai sudetti trattati di Pace di altri Principi: Sopra tutto Egli non hà potuto mai nè può riconoscere per valido, o sussistente il famoso riferito Decreto contro del quale, come si è accennato di Sopra, serve d’incontrastabile protesta il continuato riconoscimento della Casa Reale Stuarda. Anzi da qui verrebbe il quinto assurdo di gravissimo pregiudizio alla S. Sede, e con ammirazione di tutti i buoni, mentre cessando di riconoscere il Principe di Galles come successore del Rè suo Padre, verrebbe il Papa in certa maniera a rivocare tutte le proteste fatte da’ suoi Antecessori, e se ne inferirebbe una pregiudizievolissima consequenza; Cioè che quando in un stato Eretico il Principe si faccia Cattolico sia in facoltà di Sudditi per questo solo motivo di escluderlo dal Principato. Sesto, che non vede l’assurdo gravissimo, che ne succederebbe ne’ pubblichi Diarj stampati fin’ ora coll’ autorità della S. Seda sempre per lo spazio di tanti anni in una stessa Maniera? Sotto il Titolo d’Inghilterra dovrà forse Scriversi Giorgio Terzo? Ma questo non si può, mentre non vi ha mai avuto luogo, ne può l’essere riconosciuto per Rè dal Papa. Dovrà dunque lasciarsi sotto il sudetto titolo Carlo Odoardo Principe di GallesEnrico Benedetto Duce di York. Ma il Padre dov è? Se egli è morto, non vi è più Principe di Galles. Dunque questo Titolo non gli compete. Sicchè o bisogna indicarlo per Rè o bisogna cassarlo, è cassare anzi per sempre il titolo d’Inghilterra, come se più non vi fosse.

Rimane finalmente ad esaminare, se nelle circostanze presente della S. Sede riconoscendo il Papa in caso di morte del Rè Giacomo Terzo il di lui figlio già per tanti anni in possesso del titolo e delle prerogative di Principe di Galles per di lui successore nelle dignità ed onori, possa a giusta ragione ciò chiamarsi novità. Chi scrive si appella al mondo tutto, ai nemici medesimi della casa Reale, ma già da questi stessi sente replicarsi ad una voce, che sarebbe anzi novità per la S. Sede fare il contrario, sarebbe contradizione a se stessa, sarebbe approvare ciò che non può approvare, e per fine si usarebbe una grandissima ostilità alla casa Reale in benemerenza di avere sagrificati trè Regni per la S. Fede, privandola col fatto del solo asilo, in cui possa risedere con decoro, e di cui è stata in possesso per il decorso di tanti anni. Ne vi è certamente Principe Cattolico che non conosca per tutti i motivi sopradetti l’indispensabile necessità in cui trovasi la S. Sede di non fare altrimenti, e capiscono tutti benissimo che niun Principe è tenuto a render conto all’altro delle Operazioni, che Egli fa, particolarmente quando sono conseguenze, e principj del proprio Stato: Ed in effete non ostante che tutti i Principi Cattolici in corpo abbiano ultimamente ricusato di riconoscere il Rè di Polonia, ed il solo Papa con due Principi Eretici lo abbiano riconosciuto: Quale però de’ Principi Cattolici ha fatto mai querela sù di ciò al S. Padre, o facendola non fosse per contentarsi di una si giusta risposta, qual sarebbe, che il Papa non è obligato a render ragione delle sue operazione in alcune circostanze; che in questo non ha fatto altro, che seguire le massime, ed i principj della S. Sede: e finalmente, che a lui basta, che gli costi della validità dell’ Elezione, e delle dovute convenienze usate al suo nunzio, e per conseguenza alla sua Persona?

Ma nel caso nostro sempre cresce l’argomento, poichè il riconoscimento di un Rè di Polonia potrebbe ammettere qualch’ esame, o discussione, ma qual discussione o esame può mai richiedersi nel riconoscere la legittima successione di un Figlio al Padre dopo la sua morte nelle di lui prerogative ed onori? Non è già questo riconoscimento come quello in realtà, atto nuovo ma bensì una sola necessaria conseguenza di quello, che già fù stabilito da tanti anni dai sommi Pontefici, allorchì riconobbero il Figlio di Giacomo Terzo. E tutti gli argomenti, che addurre si potrebbero, acciochè la S. Sede facesse una simil novità di dispensarsi dal riconoscere il Principe di Galles alla morte del di lui Genitore per suo legittimo successore, potevano addursi, ed avevano anzi maggior forza per impedire il riconoscimento del medesimo, in qualità di Principe di Galles dalla S. Mem. di Clemente undecimo con tutte quelle circostanze e solennità già riferite, mentre in quei tempi il Papa fù il Solo Principe Cattolico, che riconobbe il Figlio di Giacomo Terzo per Principe di Galles. E quantunque la casa di Hanover si avvedesse che questo atto fosse un impegno preso dalla S. Sede (come certamente lo era) di doverlo in appresso riconoscere per legittimo successore del Padre dopo la di lui morte, ciò non ostante non apportò alcuno di quei cattivi effetti, forse ideati, o tenuti da alcuna Persone poco informate e prattiche dello stato delle cose in quel Regno.

Chi ha scritto questa memoria in ultimo si dichiara, che non ha avuto altro scopo, che togliere i scrupoli di alcuni poco intesi delle cose del mondo, e ribattere le difficoltà che forse suscitar si potrebbe dai nemici non meno della Casa Reale, che della S. Sede. Del resto i protesti veramente tenuti alle continue dimostrazioni di Paterno amore, e clemenze usate dalla Santità di nostro Signore felicemente regnante verso tutta la sudetta casa Reale, che non può neppur sospettare, che mancando a suoi tempi il Rè Giacomo Terzo voglia punto deviare dalle savissime traccie indicatigli da suoi gloriosi Antecessori.

Nota:—Siccome dopo stesa la presente memoria, pur troppo non ha mancato più di uno di mettere in dubbio i sentimenti della santità di nostro signore felicemente Regnante verso la Real Casa, quasi che fossero totalmente diversi da quella de’suoi antecessori, ed in conseguenza potersi supporre essere un semplice complimento verso la Santità sua quel tanto che con fiducia si viva presuppone l’Estensore nell’ ultimo della memoria perciò lo stesso ha creduto uno preciso dovere di giustizia, ed insiemi di gratitudine rispettosa verso li S. Padre d’inserire in fine questa stessa memoria tutte le lettere, che possono aver rapporto alla presente risoluzione presa dal Real Principe di Galles di ritornare in questa Capitale; e siccome apparisce più chiaro della luce del sole, quali siano i sentimenti precisi del S. Padre verso la Real Casa, e la Persona del Real Principe di Galles sudetto tanto autenticamente manifestati, così lo stesso Estensore crede non esservi bisogno di glossa per far conoscere quanto siano insussistenti, e false le precorse assertive, e con quanta ragione e fondamento abbia rimostrato l’Estensore tutta la fiducia e sicurezza nei sentimenti della Santità sua e quanto li abbia ben compresi il Real Principe di Galles, giacchè unicamente in virtù de’ medesimi si è accinto alla risoluziona di restituirsi a Roma.

Translation[645]

Concerning the indispensable necessity of recognition, by the Holy See, of the Royal House of Stuart, as the sole and legitimate successors to the Kingdom of England, and concerning the inconsistencies and incongruities which would ensue, should she follow the contrary course, being one which would little become the dignity of the Holy See.