[131] Relazione di Roma di Bernardo Navagero, 1558, published in Relazioni degli Ambasciatori Veneti, Firenze, 1846, vol. VII. p. 378.

Navagero, in his report to the senate, dwells minutely on the personal qualities as well as the policy of Paul the Fourth, whose character seems to have been regarded as a curious study by the sagacious Venetian.

"Ritornato a Roma, rinuncio la Chiesa di Chieti, che aveva prima, e quella di Brindisi, ritirandosi affatto, e menando sempre vita privata, aliena da ogni sorte di publico affare, anzi, lasciata dopo il saco Roma stessa, passó a Verona e poi a Venezia, quivi trattenendosi lungo tempo in compagnia di alcuni buoni Religiosi della medesima inclinazione, che poi crescendo di numero, ed in santità di costumi, fondarono la Congregazione, che oggi, dal Titolo che aveva Paolo allora di Vescovo Teatino, de Teatini tuttavia ritiene il nome."

See also Relazione della Guerra fra Paolo Quarto e Filippo Secondo, di Pietro Nores, MS.

[132] Relazione di Bernardo Navagero.

[133] Ibid.—Nores, Guerra fra Paolo Quarto e Filippo Secondo, MS.—Giannone, Istoria Civile del Regno di Napoli, (Milano, 1823,) tom. X. pp. 11-13.

[134] "Vuol essere servito molto delicatamente; e nel principio del suo pontificato non bastavano venticinque piatti; beve molto più di quello che mangia; il vino è possente e gagliardo, nero e tanto spesso, che si potria quasi tagliare, e dimandasi mangiaguerra, il quale si conduce dal regno di Napoli." Relazione di Bernardo Navagero.

[135] "Nazione Spagnuola, odiata da lui, e che egli soleva chiamar vile, ed abieta, seme di Giudei, e feccia del Mondo." Nores, Guerra fra Paolo Quarto e Filippo Secondo, MS.

"Dicendo in presenza di molti: che era venuto il tempo, che sarebbero castigati dei loro peccati; che perderebbero li stati, e che l'Italia saria liberata." Relazione di Bernardo Navagero.

At another time we find the pope declaiming against the Spaniards, now the masters of Italy, who had once been known there only as its cooks. "Dice..... di sentire infinito dispiacere, che quelli che solevano essere cuochi o mozzi di stalla in Italia, ora comandino." Relazione di Bernardo Navagero.