Del libro de Baret, sobre el Amadís de Gaula, hay segunda edición (París, Didot, 1873), pero sin ninguna adición importante.

Pág. CCXLII ([nota 1.ª]):

Al elogio que aquí se cita del Amadís hecho por Torcuato Tasso debe añadirse el siguiente, todavía más explícito, y mucho más importante por la doctrina del amor que en él se desenvuelve y que el gran poeta italiano encuentra realizada por primera vez en nuestros libros de caballerías.

«Ma se l'amore è non solo una passione, e un movimento dell' apetito sensitivo, ma uno habito nobilissimo della volontà, come volle san Tomaso, l'amore sará più lodevole negli heroi; e per conseguente nel poema heroico: ma gli antichi o non conobbero questo amore, o non volsero descriverlo negli heroi: ma se non honorarono l'amore come virtù humana, l'adorarono quasi divina, però niuna altra dovevavano stimar più conveniente agli heroi. Laonde attioni heroiche, ci potranno parer oltre l'altre quelle che son fatte per amore. Ma i poeti moderni se non vogliono descriver la divinità dell' amore in quelli ch' espongono la vita per Christo, possono ancora nel formarvi un cavaliere, descriverci l'amore come un habito costante della volontà, e cosi hanno formati oltre tutti gli altri quelli scrittori spagnuoli, i quali favoleggiarono nella loro lingua materna senza obligo alcuno di rime, e con poca ambitione, ch' a pena è passato alla posterità nostra in nome d'alcuno. Ma qualunque fosse colui che ci descrisse Amadigi amante d' Oriana, merita maggior lode, ch' alcuno de gli scrittori francesi, e non traggo di questo numero Arnaldo Daniello, il quale scrisse di Lancilotto, qualunque dicesse Dante:

Rime d' amore, e prose di romanzi
Soverchiò tutti, e lascia dir gli stolti,
Che quel di Lemosi credon qu' avanzi.

«Ma s'egli havesse letto Amadigi di Gaula, o quel di Grecia, o Primaleone, per aventura havrebbe mutata opinione; perchè più nobilmente, e con maggior costanza sono descritti gli amori da poeti spagnuoli, che da francesi, se pur non merita d' esser tratto da questo numero Girone il Cortese[786], il quale castiga cosi grandemente la sua amorosa incontinenza alla fontana; ma senza fallo è maggiore lode havere in guisa disposto l'animo, ch' alcun affetto non posa prender l' arme contra la ragione». (Discorsi del poema heroico, pág. 62, en el tomo IV de la ed. de Florencia, 1724).

Pág. [CCXLVII]:

La traducción hebrea del Amadís citada por Wolfio debe de ser la misma que según Graesse (Tesoro de los libros raros.—Suplemento, pág. 30) fué impresa en Constantinopla por Elieser ben Gerson Soncini, sin indicación de año. El traductor fué Jacob ben Mose Algabbai.

Pág. [CCLXII]:

Tengo que rectificar lo que dije del Amadís de Grecia, fiándome de un ejemplar incompleto. Esta obra es indisputablemente de Feliciano de Silva, según lo comprueba la edición de Sevilla, de 1549 (segunda de las existentes en la Biblioteca Nacional), que describo á continuación por no estar incluida en el índice de Gayangos.