Véase página [147]
Grato e felice, c’a tuo’ feroci mali
Istare e vincer mi fu già concesso;
Or lasso, il petto vo bagnando spesso
Contra mie voglie, e so quante tu vali.
E se i dannosi e preteriti strali
Al segno del mio cor non fur ma’presso,
Or puoi a colpi vendicar te stesso
Di que’ begli occhi, e sien tutti mortali.
Da quanti lacci ancor, da quante rete
Vago uccelletto per maligna sorte
Campa molti anni per morire po’ peggio,
Tal di me, Donne, amor, come vedete,
Per darmi in questa età più crudel morte,
Campato m’ha gran tempo, come veggio.
(Poesías, II)
IV
Véase página [148]
Quanto si gode, lieta e ben contesta
Di fior, sopra crin d’or d’una grillanda,
Che l’altro innanzi l’uno all’altro manda,
Come che’l primo sia a baciar la testa!
Contenta é tutto il giorno quella vesta
Che serra’l petto, e poi par che si spanda,
E quel c’oro filato si domanda
Le guance e ’l collo di toccar non resta.
Ma più lieto quel nastro par che goda,
Dorato in punta, con sí fatte tempre,
Che preme e tocca il petto che’ gli allaccia.
E la schietta cintura, che s’annoda,
Mi par dir seco: qui vo’stringier sempre!
Or che farebbon dunque le mie braccia?
(Poesías, VII)
V
Véase página [149]
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Quando un dì sto, che veder non ti posso,
Non posso trovar pace in luogo ignuno;
Se po’ ti veggo, mi s’appicca addosso,
Come suole il mangiar far al digiuno.
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Com’altri il ventre di votar si muore,
Ch’è più 'l conforto, po’che pri’ è 'l dolore.
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S’avien che la mi rida pure un poco
O mi saluti in mezzo della via,
Mi levo come polvere dal foco
O di bombarda o d’altra artiglieria.
Se mi domanda, subito m’affioco,
Perdo la voce e la riposta mia,
E subito s’arrende il gran desio,
E la speranza cede al poter mio.
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Tu m’entrasti per gli occhi, ond’ io mi spargo,
Come grappol d’agresto in un’ ampolla,
Che doppo 'l collo cresce, ov’ è più largo.
Così l’immagin tua, che fuor m’immolla,
Dentro per gli occhi cresce, ond’io m’allargo,
Come pelle ove gonfia la midolla.
Entrando in me per sì stretto viaggio,
Che tu mai n’esca, ardir creder non aggio.