I

Véase página [133]

Signor, se vero è alcun proverbio antico,
Questo è ben quel, che chi può mai non vuole.
Tu hai creduto a favole e parole
E premiato chi è del ver nimico.
I’sono e fui già tuo buon servo antico,
A te son dato come i raggi al sole,
E del mio tempo non ti incresce o dole,
E men ti piaccio, se più m’affatico.
Già sperai ascender per la tua altezza,
E’l giusto peso e la potente spada
Fosse al bisogno e non la voce d’eco.
Ma’l cielo è quel c’ogni virtù disprezza
Locarla al mondo, se vuol c’altri vada
A prender frutto d’un arbor ch’è secco.

(Poesías, Ed. de Frey, III)

II

Véase página [146]

L’ho già fatto un gozzo in questo stento,
Come fa l’acqua a’ gatti in Lombardia
Ovver d’altro paese che si sia,
C’a forza 'l ventre appicca sotto 'l mento.
La barba al cielo, e la memoria sento
In sullo scrigno, e’l petto fo d’arpia,
E 'l pennel sopra 'l viso tuttavia
Mel fa, gocciando, un ricco pavimento.
E’lombi entrati mi son nella peccia,
E fo del cul per contrappeso groppa,
E’passi senza gli occhi muovo invano.
Dinanzi mi s’allunga la corteccia,
E per piegarsi addietro si raggroppa,
E tendomi com’archo soriano.
Peró fallace e strano
Sorge il giudizio che la mente porta,
Che mal si tra’ per cerbottana torta.
La mia pittura morta
Difendi orma’, Giovanni, e’l mio onore,
Non sendo in loco bon, né io pittore.

(Poesías, IX)

III