«Il nuovo Regolamento osservato ora con tutto rigore è fondato invece sui seguenti principii».
«Appena succede un caso di morte, deve darsene dal capo della contrada, sotto pena di carcere, immediato rapporto allo Starnadar-Agassi (Direttore generale degli ospedali), il quale spedisce all'istante sul luogo il medico del reggimento Silvestro Stanidi, in cose di peste espertissimo, con un numero ragguardevole di Chavassi all'oggetto di verificare la vera causa della morte; la diagnosi vien desunta dalla brevità del decubito, dai sintomi essenziali della malattia (insigne debolezza già dal principio della malattia senza causa visibile, immensa cefalea con delirio e vomito bilioso, carbonchi) e dall'autopsia cadaverica. Ove si tratti di peste, viene il cadavere dai membri della famiglia sepolto in una fossa profonda, e n'è mediante la calcina agevolata la decomposizione. La famiglia poi viene sotto buona scorta, presi prima vestiti netti, segregata in un campo apposito, distante pochi minuti dalla città e dimora sotto tende apposite, gelosamente custodita».
«La filantropia di S. E. provvede giornalmente a tutti i bisogni indispensabili alle famiglie esposte. La comunicazione dei sospetti cogli abitanti della città ed altri è affatto tolta, e le guardie medesime, benchè non abbiano alcuna comunicazione immediata coi sospetti, non possono pure, sotto pena di morte, abbandonare il posto loro assegnato. Ogni giorno il sopra accennato Dott. Silvestro fa la sua visita. Ov'egli scopra il più leggiero sintomo morboso, viene l'individuo dagli altri separato e fatto passare sotto altre tende. La segregazione dura quaranta giorni, computando dal dì dell'ultimo accidente morboso avvenuto in famiglia. Le case vengono nel frattempo ventilate, e poscia regolarmente disinfettate coll'acqua e profumi, e di bel nuovo imbianchite. Le abitazioni poi non vengono date alle fiamme, se non in quei casi ove in una abitazione già contaminata e poscia purgata segua di nuovo qualche morte coi caratteri sospetti e con breve decubito. — Ogni caso di contravvenzione sanitaria viene immancabilmente punito di morte».
Scrivono da Samos (Isola dell'Arcipelago Greco appartenente all'Impero Turco, a 3 leghe dalla costa dell'Anatolia) in data degli ultimi di Maggio 1838.
«Mentre le diverse parti dell'Impero Ottomano cominciano a sentire l'impulso della mente cultrice del Sultano, e le principali Isole dell'Arcipelago turco, incoraggiate dalla metropoli, spontaneamente s'adoperano per conformarsi alle intenzioni del capo dello stato, l'Isola di Samos fu la prima ad entrare nel nuovo sistema. Dopo averla dotata d'istituzioni, che sono il vero Palladio degl'interessi de' Samj, il principe Vogorides, che n'è il Governatore, volle anche aggiungervi l'ordinamento sanitario, qual necessario compimento dell'amministrazione da lui creata. Perciò, non appena la guerra e la pirateria, che ne inceppavano l'esecuzione, cessarono, tosto, sotto l'amministrazione del giovane Costantino Musurus suo delegato, venne istituito su regolari basi un sistema sanitario, analogo alla topografia dell'Isola, a' suoi siti, ai suoi abitanti, alle sue rendite. Si cominciò con l'ottimo Lazzaretto di Stefanopoli, sull'Isolotto d'Aprocostò, all'imboccatura del porto di Vatchy, ch'è l'unico per l'Isola. Poscia si aggiunsero uffizii di sanità a Vourlioti, Carloras, Marato-Campo, Coumecca, Spatiareys e Kora, i quali si concatenano tutti fra loro in modo da circoscrivere l'Isola interamente e rendere impossibile ogni violazione alla legge. Per tal maniera si riuscì a tener la peste lontana sempre dall'unica Isola di Samos, ad onta delle sue frequenti relazioni con le Isole circonvicine, soggette e colpite sì spesso dal contagio, con Scala nova, con Sokiah, ed altre città dell'Asia del pari flagellate. Così l'esempio di Samos diverrà di un'immensa utilità per convincere le popolazioni dell'Arcipelago dell'utilità delle leggi sanitarie. Ogni anno 3000 Samii si partono e vanno a giovare della lor opera di mietitori le pianure di Mileto, appunto nel tempo in cui colà la peste infierisce. Sovente taluno d'essi ne fu percosso, e si comprende quale pericolo traggano seco, al loro ritorno, dopo uno o due mesi di dimora in quei luoghi per lo meno sospetti. Ma l'amministrazione previde anche questo caso, prendendo una disposizione particolare che assegna loro uno special sito per iscontare in paese straniero la contumacia; la fortezza di Licurgo o di Logoleti, è quella che dopo l'espulsione di questo capo, serve di asilo temporaneo a quella falange agricola. Alcune barche sospette, che talvolta tentarono approdare altrove che nei siti provvisti d'ufficii sanitarii, vennero abbruciate o colate a fondo».
Però non convien credere che collo stesso zelo, colla medesima abilità e diligenza venissero poste in pratica ed osservate le nuove discipline e prescrizioni di Sanità in tutte le altre provincie dell'Impero Ottomano. Il seguente stralcio di lettera da Adrianopoli in data 25 Marzo 1839 farà conoscere, che in alcuni luoghi in vece si abusava di esse. Nè ciò dee sorprendere: mentre, se siffatti inconvenienti s'ebbero alcune volte a deplorare nei paesi più colti, qual meraviglia che succedano anche in Turchia?
«Romelia — Adrianopoli 25 Marzo 1839».
«Lo stato sanitario è perfetto in tutta la Romelia. Per altro non è raro che i viaggiatori si sottraggano ai rigori sanitarii mediante sportule ai preposti delle quarantine. È questo un abuso che merita di venire additato».
Citerò ancora due lettere recenti scritte da ragguardevoli soggetti costituiti in autorità, onde provare che le pratiche ed istituzioni di Sanità continuano in Turchia, non solo nella Capitale, ma eziandio nelle principali città e territorii dell'Impero Ottomano, sebbene imperfette e parziali, come ho già soprattocco; e come, null'ostante la loro imperfezione, non mancassero di produrre i lor buoni effetti per la pubblica salute; mentre dall'epoca della loro attivazione la peste non deserta più come faceva le popolazioni ottomane, e molte per esse ne sono già rimaste interamente illese. Dal confronto fra lo stato della pubblica salute degli stessi paesi anteriore all'attivazione delle misure sanitarie sopraccennate, e quello che le ha accompagnate o susseguitate, risulta una sensibile differenza a vantaggio delle nuove istituzioni, dalla quale emerge novella e convincentissima prova dell'utilità dell'isolamento e delle segregazioni nelle circostanze di peste.
Seguono le lettere.