«Salonicco li 14 Ottobre 1839».
«Le provenienze marittime di Smirne, che durante il corso della passata estate erano assoggettate in questa rada ad una quarantena di 7 fino 21 giorni a seconda delle indicazioni più o meno gravi sulle fedi di Sanità, sono ammesse dal principio dello scorso Settembre a libera pratica. Quelle però dell'Egitto e Soria fanno una quarantena di 11 giorni se il bastimento porta carico e passeggieri, e di sette giorni se vuoto o semplicemente carico di sale».
«Nella città di Salonicco e nei dintorni, non si è sentito quest'anno, nè in oggi si sente, verun accidente di peste, dimodocchè i porti di Volo, Salonicco, Stavrò, Ciajari, Orfano, Cavalla, Chieramotì e Lagos sono del tutto esenti di questo morbo».
«Smirne li 22 Ottobre 1839».
«Questa città di Smirne e suoi contorni, come pure l'interiore della Natolia e le Isole adiacenti, continuano gioire d'una perfetta salute, senza sospetto di peste ed altri mali contagiosi. Continuano ciononostante alcune misure sanitarie, sebbene imperfette e parziali, da parte del Governo Ottomano, ed è da sperare, che vista la stagione avanzata si terrà, almeno per qualche tempo, lontano il morbo da queste contrade».
Che se dopo tanti secoli di osservazioni e di esperienze si credesse di aver bisogno ancora di nuove prove per dimostrare la contagiosità della peste, e quindi l'utilità delle segregazioni e dell'isolamento all'avvicinarsi di essa, le osservazioni fatte in questi ultimi anni negli stessi paesi d'Oriente, ed i risultamenti ottenuti dalle nuove istituzioni sanitarie colà introdotte, quantunque imperfette e parziali, servir potrebbero di prova novella per dimostrarlo, e per convincere i più increduli, non che a far palese quanto sia vana l'idea di riprodurre oggidì in campo siffatte quistioni. Pare impossibile, che a' nostri giorni, e dopo tanti secoli di funeste esperienze vi sia ancora chi neghi l'esistenza del contagio pestilenziale, e chi di buon senno creda esser tuttora un problema il carattere contagioso della peste, e che per provare ciò in che tutti i popoli e tutte le colte nazioni da tanti secoli sono già perfettamente d'accordo, si addimandino ancora novelle prove, nuovi esperimenti.
Ho letto ultimamente in un Giornale Italiano Medico-Chirurgico (Il Severino. Fascic. di Agosto e Settembre 1839) le risposte date dal professore Clot-Bey Ispettore di Sanità al servizio del Bascià d'Egitto[3] ai quesiti che gli vennero indirizzati dal Ministro degli affari esteri d'Inghilterra sopra tale argomento, e non posso dissimulare quanto restassi meravigliato dal tenore di quelle risposte; da che, essendo il sullodato professore un Medico rinomato, da quindici anni stabilito in Egitto e in un posto sanitario eminente, dove ebbe occasione di fare molte esperienze sulla peste, si doveva credere ch'ei fosse nel caso di parlare di quella materia con piena cognizione di causa. Dalla soluzione che il detto professore ha data ai quesiti propostigli dal Ministro di S. M. Britannica rilevasi, attraverso una certa confusione con cui palesa le proprie idee, siccome egli appartenga alla setta degli anticontagionisti, da che si legge che abbia opinione:
1.º «che l'atmosfera sia il principale e forse l'unico agente per il quale la malattia si formi, si sviluppi e si diffonda».
2.º «che il contatto con persona infetta di peste sia per sè stesso di un'inocuità assoluta».