Ed in vero, per quanto risguarda la prima parte della quistione, ove dietro le dette investigazioni e disquisizioni di valenti Medici, e persone dell'arte abili e sperimentate; colla scorta dei principii della scienza, e sull'appoggio di un'estesa ed illuminata esperienza, si arrivasse a dimostrare e provare che, ammesso anche come fatto positivo lo stadio d'incubazione della peste, questo non possa essere in verun caso di lunga durata, e che l'elemento morbifico o germe riproduttore della peste, qualunque sia la sua natura, non possa restare lungamente latente, innocuo ed inoperoso nel corpo dell'uomo vivo senza dar segni sensibili dell'esistenza sua, ed offrir qualche traccia della sua presenza ed attività, si avrebbe allora di conseguenza dimostrato e provato l'inutilità delle lunghe quarantene per gli uomini, e la necessità di riformare questa parte importante della pubblica amministrazione sanitaria, sollevando così la navigazione ed il commercio da inutili pesi, promovendo vieppiù le nostre relazioni coi paesi d'Oriente, ed i movimenti commerciali in ogni miglior modo facilitando.

Il Dott. Bulard negli ultimi numeri del suo Giornale La Peste parlando intorno alla sopraccennata quistione promossa dal Governo Francese, giustamente avverte;

a) «siccome la scienza nello studio della peste sia impotente a riconoscere gli agenti esterni, che indipendentemente da noi e senza che ce ne avvediamo, esercitano la loro influenza sopra i nostri organi; sia che si consideri la malattia come effetto accidentale di una causa atmosferica, sia che se ne rapporti la propagazione ad una ragion di contatto»;

b) «che qualunque sia l'origine e la natura dell'elemento morbifico della peste, la manifestazione nell'economia animale di un'influenza specifica non è negata da alcuno; e non è se non sulla causa di questa manifestazione che esiste la divergenza delle opinioni di quelli che hanno scritto sopra tale materia».

Dalle quali considerazioni ed avvertenze si viene indirettamente a concludere che, sia che si ammetta il contagio, sia che se 'l neghi e si riconosca solamente una propagazione per infezione; sia che si ritenga che l'uno e l'altra possano sussistere simultaneamente e costituire così una duplice via patogenica per la più estesa diffusione del morbo; sia che si voglia ammettere la necessità dei miasmi (che sarebbero secondo alcuni il risultato della decomposizione delle materie animali e vegetabili, e secondo altri il prodotto di una causa sconosciuta, materiale, suscettibile di perpetuarsi sotto certe condizioni locali favorevoli, e di moltiplicarsi per il solo fatto di un'attitudine individuale posta sotto l'influenza climaterica di certi mezzi favorevoli al morboso sviluppo), ovveramente tale necessità non piaccia adottare; qualunque sieno queste diverse opinioni e la causa che ammetter si voglia produttrice della malattia, non si potrà mai negare l'esistenza di un agente esterno, di un principio morboso sui generis, qualunque esser possa la di lui natura, di un ente sconosciuto e invisibile, che sfugge ai nostri sensi, e che come il fluido elettrico non è percettibile che pei suoi effetti.

A fin che meglio si giunga a conoscere l'opinione del Dottor Bulard sopra questo argomento, ed eziandio com'egli la pensi intorno alla comunicabilità della peste, riporterò un altro breve estratto dello stesso Foglio.

«L'apprezzamento di siffatte teorie ed il convincimento che ci somministrano i fatti da noi religiosamente osservati, ci hanno condotto a considerare la peste come una malattia di cui la causa specifica primordiale, estranea alla sua origine (qualunque sia la parte da cui essa venga), riveste ben tosto per un puro fenomeno di elaborazione un nuovo carattere di specificità esclusivamente individuale, come lo dimostrano la sua contagiosità e l'innocuità sua col mezzo dell'isolamento, nella stessa maniera che la pustola maligna, la rabbia, ed il vajuolo che nascono primieramente dalle influenze esterne, si trasformano in seguito di tal maniera, ch'esse non sono più suscettibili di propagarsi se non in ragione di una causa specifica puramente individuale».

«Considerando la peste come contagiosa, non vogliamo già dire ch'essa lo sia in una maniera assoluta; al contrario crediamo che questa proprietà sia sempre limitata nella sua attività da diverse circostanze che ne modificano la durata, l'intensità ed i risultati».

Ammesse le quali idee, e posto come principio inopponibile, che a produrre la malattia della peste sia necessaria l'azione di una causa esterna o agente estraindividuale, di un elemento morbifico, che introdotto nel corpo dell'uomo vivo subisca un'elaborazione, cadono in acconcio le seguenti riflessioni:

L'agente esterno o principio morbifico della peste, qualunque esser si voglia la di lui origine e natura, sia che venga assorbito per mezzo dell'organo cutaneo, sia che s'insinui per la via de' vasi polmonari, o per qualsivoglia altra via s'introduca nel corpo dell'uomo vivo, allorchè trova nell'individuo la necessaria attitudine o suscettività e le condizioni climateriche favorevoli al suo sviluppo, deve necessariamente esercitare un'azione, un'influenza sull'economia animale dell'uomo, sullo stato e condizione del suo organismo, come qualunque altro ente materiale estraneo atto a produrre un effetto, che venga introdotto nel corpo dell'uomo vivo. Detta azione o influenza non si può concepire senza ritenere nel tempo medesimo una mutazione nella maniera di esistere, un deviamento o alterazione nello stato e andamento ordinario delle funzioni. Il fenomeno di elaborazione, considerato necessario per sviluppare la malattia, di cui la causa primordiale estranea ha bisogno a fine di acquistare quel carattere di specificità individuale che la rende comunicabile, non si può egualmente concepire senza ammettere una manifestazione proporzionata all'attività del principio che la occasiona e la mantiene. Dal che, viene ad essere in qualche modo dimostrato e provato, che l'elemento morbifico della peste, così infesto all'uomo, l'ente sconosciuto, invisibile, la cui azione è necessaria a produrre la malattia, non può restare per molti e molti giorni di seguito latente, inoperoso nel corpo dell'uomo vivo, senza alterar l'armonia delle di lui funzioni, senza offrir traccia e dar segni dell'esistenza sua, della sua influenza ed attività; quindi risulta dimostrato e provato che il periodo d'incubazione della peste non può essere in verun caso di lunga durata, e di conseguenza che la pratica attuale delle lunghe quarantene per gli uomini è da ritenersi esagerata, irragionevole e suscettibile di modificazione; senza che da tale riforma s'abbia a temere alcun pericolo o pregiudizio per la pubblica incolumità.