Giova considerare in oltre essere inconcepibile l'idea, che il principio morboso della peste, il germe o ente organico impercettibile, qualunque sia la sua natura, possa rimanere immutabile per molti e molti giorni di seguito entro al corpo dell'uomo vivo, senza venir alterato e scomposto ne' suoi elementi costitutivi, malgrado l'influenza o l'azione dell'aria, dell'acqua, del calorico, della luce e degli altri agenti esterni; a malgrado il giornaliero e continuo movimento o circolazion degli umori, l'ordinario processo delle varie funzioni vitali e naturali, l'azione dei cibi e delle bevande, la loro elaborazione, il trasporto e movimento per la via dei linfatici, la loro azione d'inalamento, di esalamento, le secrezioni ed escrezioni, ecc.; è inconcepibile, dicesi, come detto principio morboso estraneo, detto germe o ente sconosciuto invisibile sia il solo che in mezzo a tanti movimenti, mutazioni, elaborazioni, all'azione di tanti agenti esterni abbia a mantenersi illeso, indecomposto, immutabile, conservare tutta la sua attività per molti e molti giorni di seguito, e conservarla così integralmente da essere in istato di sviluppare dopo venti o trenta giorni, sotto date favorevoli circostanze, la stessa funesta malattia della peste con tutto il terribile apparato de' suoi sintomi. Questa idea non è concepibile. Tale supposizione non regge all'analisi, alla critica della ragione, al severo esame della scienza. Vediamo ora come regger possa al confronto dell'osservazione e dell'esperienza.

Percorrendo la storia delle varie pestilenze che afflissero l'umanità, non mi è riuscito di rinvenire alcun fatto da cui si possa dedurre con qualche fondamento, esser possibile che il germe pestilenziale o l'elemento morbifico della peste sia rimasto latente ed inoperoso nel corpo dell'uomo vivo, prima di produrre la relativa manifestazione, oltre il periodo di dodici giorni; e quantunque sia impossibile di precisare in una maniera assoluta la durata del così detto stadio d'incubazione del prefato germe o elemento riproduttore della malattia, pure non mi sono note osservazioni capaci di provare in modo attendibile, e nemmeno a far supporre ch'esso abbia durato oltre l'indicato periodo. Che se qualche rarissimo caso trovasi indicato dagli autori che taluno sia caduto malato e morto dopo 15 o 20 giorni dall'ultima comunicazione avuta con persone o robbe infette, queste osservazioni vaghe ed affatto incomplete non provano punto che a tanto possa esser protratto il periodo d'incubazione del germe pestifero; dappoichè detti rarissimi casi sono stati raccolti in tempi di peste, nelle famiglie dove poco prima erano morti degli altri pestiferati, in mezzo al centro di attività della malattia, sotto l'influenza delle cause generali morbose, e speciali di circostanza, alle quali poteva egualmente essere attribuito lo sviluppo della malattia stessa senza riportarsi all'ultimo contatto più lontano. — Per esempio — M.r Bulard volendo attenersi alla lettera della quistione; ammessa l'introduzione di un principio patogenico nell'individuo, e tentando di fissare il tempo che passa tra l'azione primitiva del detto principio sopra l'economia animale e l'invasione della malattia a cui ha dato luogo, riporta alcune sue osservazioni raccolte al Cairo ed a Smirne, fra le quali è notabile la seconda così concepita

2.e Observation

(17 jours d'incubation)

Caire, 1.er Janvier 1835.

«M. Giglio, sujet anglais, meurt de peste le 3 janvier après trois jours de maladie; le 17 un de ses frères habitant la même maison est attaqué et succombe le 20».

Primieramente, i due fratelli Giglio che abitavano la stessa casa sotto l'influenza delle medesime cause generali morbose, potevano aver contratto la malattia l'uno dall'altro per contatto immediato o mediato. Poteva essersi trovato il secondo entro la sfera di attività del contagio preparata dal primo, ed averlo preso, successivamente al Cairo nella stessa casa ove decombeva malato il fratello, nè àvvi alcuna ragione per dover stabilire che tutti e due abbiano presa la malattia in Alessandria nel medesimo tempo, e che giunti al Cairo, in uno siasi sviluppata subito, nell'altro diciassette giorni più tardi. Poteva nel secondo fratello mancare in sulle prime l'attitudine individuale necessaria a contrarre la malattia ed averla acquistata successivamente, cioè alcuni giorni dopo. Poteva il seminio contagioso essere rimasto attaccato e indecomposto per un tempo più o meno lungo alli stessi vestiti o ad altri oggetti d'uso di quell'individuo, e quindi germogliare dopo alcuni giorni per l'effetto di un più immediato e ripetuto contatto, per un cambiamento nelle condizioni atmosferiche favorevole al morboso sviluppo, per una maggior predisposizione individuale acquistata; per essersi esposto soltanto dopo la morte del fratello nell'ambiente da lui abitato ad una potente influenza entro il raggio di un'atmosfera contagiosa, e cose simili. Quindi il fatto non è che un'osservazione vaga e incompleta che nulla prova in contrario al mio assunto, e che non può neppur servire di appoggio ad una supposizione che a tanto possa protrarsi il periodo d'incubazione del principio pestilenziale. Tanto meno l'accennato fatto può servire di prova, quanto che fra le tante osservazioni riportate dal Dottor Bulard questa è l'unica in cui egli accenni avere lo stadio d'incubazione oltrepassato i dodici giorni. Che anzi asserisce (Fog. N.º 19, 22 Giugno 1838), che nella peste di Smirne del 1837, dal 12 Maggio al 1.º Luglio, il periodo scorso fra il primo e l'ultimo attacco di peste da cui vennero colti individui della stessa famiglia, o abitanti la medesima casa, vale a dire la supponibile durata del periodo d'incubazione, sopra 180 individui è stato il seguente:

Questi dati, sebbene incompleti ed insufficienti a provare in una maniera assoluta la precisa durata del periodo d'incubazione della peste, pure possono sparger qualche lume sopra questo argomento. Essi però valgono a confermare l'opinione che il detto stadio d'incubazione della peste non arriva mai ad oltrepassare l'indicato periodo di dodici giorni, e che quasi sempre l'elemento morboso riproduttore del contagio introdotto nel corpo dell'uomo vivo, allorchè trovi attitudine individuale ed un concorso di circostanze atmosferiche telluriche favorevole al suo sviluppo, suole manifestare in un termine più breve i micidiali di lui effetti.

Sicchè, non pei principii della scienza, non pei dettami della ragione, nè sull'appoggio dell'esperienza dovendosi ritenere possibile che il detto principio pestilenziale o germe contagioso resti per lungo tempo latente ed inoperoso nel corpo umano vivente senza manifestare la sua azione e dar segni sensibili dell'esistenza sua; resterà di conseguenza dimostrata e provata l'inutilità delle attuali lunghe quarantene per gli uomini, e la necessità di regolare questa parte della pubblica amministrazione.