Ηξει δωριακος πολεμος, και λοιμος ἁμ’ αυτω
Per il qual verso vennero tra loro a parole, volendo alcuni di loro che nel soprascritto verso non fosse nominata questa dizione λοιμος che vuol dir peste, ma λιμος che significa fame. Nondimeno per allora ottennero quegli i quali dicevano ch'egli era scritto λοιμος cioè Peste. Perciochè gli uomini esponevano il pronostico per quella calamità che allora gli affliggeva. Ma come io mi aviso, s'egli verrà un'altra guerra Dorica, e ch'egli (sì com'è credibile) sia carestia, vorranno che il pronostico dica λιμος, cioè fame.
Ricordavansi oltre a ciò coloro che sapevano, della risposta data da l'oracolo a i Lacedemonij. Quando essi domandando all'Iddio s'egli era bene di pigliare la guerra, rispose loro che la vittoria sarebbe di coloro i quali con tutte le forze combatterebbono, e ch'egli sarebbe in loro ajuto; e giudicavano le cose che accedevano convenirsi con l'oracolo. Per ch'ella cominciò subito dalla prima entrata che fecero i popoli della Morea nel territorio degli Ateniesi, e nella detta Morea non fu peste degna di considerazione alcuna. Ma grandissimamente consumò prima Atene e di poi gli altri luoghi più popolati. Queste furono le cose che accascarono quanto alla peste.
Sopravenendo l'Inverno, la peste assaltò la seconda volta li Ateniesi. La qual peste non cessò mai totalmente, nondimeno vi fu qualche intervallo. E durò non meno d'un anno, e la prima peste era durata due. Di maniera che non fu cosa veruna, la qual più molestasse gli Ateniesi, e più debilitasse la potenza loro. Perciò che morirono non meno di quattro milla e quattrocento soldati ordinarj, e trecento uomini d'arme. E un numero infinito d'altra moltitudine. Furono ancora all'ora molti terremuoti, e in Atene, e in Euboea, e nei Beotii, e specialmente in Orcomene di Beotia. E gli Ateniesi ch'erano nella Sicilia, e i Reginii nel medesimo inverno assalirono l'isole chiamate l'isole d'Eolo, contra le quali non si poteva andare la state, per la carestia dell'acqua».
altra Descrizione di questa Peste
Lucret. VI. v. 1123.
Haec igitur subito clades nova, pestilitasque,
Aut in aquas cadit, aut fruges persidit in ipsas,
Aut alios hominum pastus, pecudumque cibatus:
Aut etiam suspensa manet vis aëre in ipso: