A. del M. 3729, di Roma 428, avanti G. C. 336. Tornando vittorioso dall'Indie l'esercito di Alessandro Magno, passando per terra verso Babilonia, gli si apprese la peste, e gliene perì la metà delle truppe. Tanta mortalità fu cagionata, parte dalla peste, parte dalla carestia e cattiva qualità de' viveri, e parte dai disagi; circostanze tutte che avendo accresciuta la predisposizion degl'individui ad apprendere l'infezione, aumentarono la fierezza del morbo (Plutarc. in Vita Alexandr. M. Q. Curt Ruf. de Rebus Alexand. Magni lib. IX.).

A. del M. 3762, di Roma 461, avanti G. C. 493. S'appiccò in Roma la peste ferocissima, essendo consoli Q. Fabio Gurgite, e Decio Giunio Bruto. Consultati i libri Sibillini, si ordinò che dall'Epidauro si trasportasse in Roma Esculapio sotto la forma di serpente: il che fu fatto (T. Liv. Decad. I. lib. 10. Valer. Maxim. lib. I. cap. 6.).

A. del M. 3482, di Roma 541, avanti G. C. 213. Fierissima pestilenza desolò l'armata Cartaginese nella Sicilia avanti Siracusa, essendo comandata da Imilcone (T. Liv. Decad. III. lib. 5.).

Il Poeta Silio Italico, vissuto nel primo secolo dell'Era Cristiana, e morto sotto Trajano, nel Poema de Bello Punico, ci lasciò la descrizione di questa peste, sposta sulle tracce di quella d'Atene di Tucidide, o d'altra antica memoria[6].

Descrizione

Sil. Ital. lib. XIV. v. 580-617.

Nec mora, quin trepidos hac clade irrumpere muros,

Signaque ferre Deûm templis jam jamque fuisset,

Ni subito importuna lues, inimicaque pestis,

Invidia divûm pelagique labore, parata,