Nec leviore quatit Trinacria moenia luctu,

Poenorumque parem castris fert atra laborem.

Aequato par exito, et communis ubique

Ira deûm, atque eadem leti versatur imago.

A. del. M. 3845 di Roma 543, avanti G. C. 211. In quest'anno vi fu peste in Costantinopoli secondo il Freind. (Storia della Medicina part. I pag. 143. e seg.).

A. del M. 3849, di Roma 548, avanti G. C. 206. Trovandosi accampati nella Calabria gli eserciti de' Cartaginesi e de' Romani, che devastavano quella provincia, si spiegò fra le truppe la peste, per la quale ben assai ne perirono dall'una parte e dall'altra (T. Liv. Decad. III. lib. 8.).

A. del M. 3873, di Roma 572, avanti G. C. 182. Durante il consolato di P. Cornelio Lentulo e di M. Bebio Panfilo crudel peste devastatrice fece orribili stragi sulle piazze, sui mercati di Roma, e ne' villaggi circonvicini. Durò tre anni, e vi perì gran numero di persone. (T. Liv. Decad. III. lib. 7. Decad. IV. lib. 10.).

A. del M. 3880, di Roma 579, avanti G. C. 175. Vi ricomparve sette anni dopo la peste preceduta da epizoozia fra gli animali bovini, talchè dicevasi proceduta da buoi. Incrudelì successivamente contro gli uomini: uccise grande quantità di servi. La maggior parte de' malati perivano prima del settimo giorno; e durò due anni (T. Liv. Decad. V. lib. 1.).

A. del M. 3887, di Roma 586, avanti G. C. 168. La peste desolò l'Illirio. Fu accompagnata da sì grande quantità di rannocchi, che gli Storici credettero farne memoria (Appian. Alexandr. de bello Illyrico lib. I., e Bibl. Histor. cap. 4.). Riferisce egli pure che gli Autari coi Celti o Cimbri pigliarono la peste, maneggiando le cose degl'Illirici.

A. del M. 3890, di Roma 589, avanti G. C. 165. Roma in quest'anno fu travagliata dalla peste e dalla fame. Questi due flagelli uniti fecero perire gran numero di persone (Briet. Annal. Mund. p. 275.).