(f) Fra le malattie contagiose a tipo epidemico, la peste è una delle più difficili a conoscersi al suo primo apparire. Nessun'altra presenta tanta diversità, quantità e gravità di sintomi in un tempo più breve e con maggiore rapidità; e siccome per ordinario suol comparire sotto mentite sembianze ed inattesamente, così facilmente s'insinua sconosciuta e confusa con altre malattie, delle quali, ingannando, usa assumere l'aspetto. La peste è quella malattia che in tutti i tempi ha dato luogo ad un maggior numero di dispareri e discussioni fra i medici, di controversie, di bizzarre teorie e contraddizioni fra gli autori. Fra le malattie antiche che affliggono ancora la specie umana è quella in cui la scienza ha fatto i minori progressi, in cui la parte diagnostica è tuttora la più difficile, l'etiologica la più sconosciuta, la terapeutica la meno efficace, ed in cui tutte le investigazioni ed i tentativi finora intrapresi hanno avuto i minori risultamenti. S'inganna d'assai chi crede che la peste sia una malattia facilmente riconoscibile, che i segni di essa abbiano una tale uniformità da poter facilmente essere contraddistinti. Per convincersi di questa verità basterà consultare la storia, e si vedrà per essa, siccome in un gran numero di casi, medici riputatissimi chiamati a dar giudizio non la riconobbero, e sono incorsi in gravissimi sbagli fecondi delle più funeste conseguenze.
Senza parlar delle pestilenze dei remoti tempi, di una delle quali (la celebre peste di Atene) narrando Tucidide, così si esprime «I medici non sapevano trovarvi rimedio, e nel principio non s'accorsono che malattia che la si fusse; ma essi tanto più erano i primi a morire, quanto eglino più che gli altri s'approssimavano» (Tucid. lib. II. cap.48, traduzione dello Strozzi), farò alcuni cenni intorno a quelle che si riferiscono a questi ultimi secoli.
Nella peste di Venezia del 1555-56 Nicolò Massa, medico a que' tempi riputatissimo, incorse in grave errore, da che chiamato a dare giudizio sulla natura del male non ebbe a riconoscerla, ed attribuì a vizio dell'aria quelle infermità.
Più grave ancora fu lo sbaglio commesso dai medici nella celebre successiva peste della stessa città di Venezia degli anni 1575-76, e specialmente dei due rinomati professori di Padova Mercuriale e Capodivacca, chiamati espressamente a Venezia dalla Repubblica per riconoscere la vera natura del morbo, il quale per peste non riconobbero, per cui i Magistrati essendosi abbandonati con soverchia fiducia a quelle opinioni, furono trascurate le necessarie precauzioni di sanità, e Venezia ebbe a soffrire per quella pestilenza la perdita di circa sessantamila persone (V. facc. 365).
Il medesimo errore venne commesso dal celebre Ingrassia (Filippo), Protomedico della Sicilia, nella peste di Palermo degli stessi anni 1576-76.
Le acerrime quistioni insorte fra i medici sull'indole della malattia nella peste di Montpellier del 1629 furono pur cagione di gravissime sventure; da che, mentre i medici nelle loro dispute s'incalzavano l'un l'altro con sillogismi, mentre i Magistrati attendevano la decision della lite, la peste estendeva tacitamente le sue conquiste, in guisa che non fu più possibile di arrestarla, e Montpellier perdette da quella pestilenza circa la metà de' suoi abitanti, di quelli cioè ch'eran rimasti in città (pag. 384-86).
Nella peste che afflisse l'Italia agli anni 1629-30-31, la parte settentrionale del Milanese ebbe pur molto a soffrire dipendentemente da questa causa, cioè per non essere stata la malattia riconosciuta se non quando avea già fatto di molti progressi, nè v'era più tempo di arrestarla (V. facc. 393).
Nella stessa Milano a quel medesimo tempo alcuni medici e chirurghi essendosi ostinati a sostenere che quel male non fosse peste, contro l'autorità di molti altri, dotti e sperimentati che l'affermavano, furono eziandio cagione che il contagio ampliasse le sue conquiste; e finalmente la morte abbattendo a visiera alzata gran numero di vittime, disingannò gl'increduli e diede fine alla lite (facc. 394).
Nella peste di Verona del 1630, a malgrado le ferme dichiarazioni di alcuni dotti e sperimentati medici, a malgrado la gravissima mortalità e la più chiara evidenza dei fatti, non mancarono medici e chirurghi che mettessero in dubbio l'esistenza della peste; quelle subite moltiplicate morti chi a vermini attribuendo, chi a maligne febbri ma non pestilenti, negando fermamente che in Verona peste vi fosse (facc. 404).
Ancor di peggio avvenne nel- l'ultima memorabile peste di Venezia degli anni 1630-31, giacchè ad onta di tre conformi giudizii medici, da' quali venne concordemente dichiarato che que' morbi che incutevano tanto timore pur troppo vera peste si fossero, avendo il Senato con poco sano consiglio ordinato che si convocassero trentasei medici per sapere col fondamento delle loro opinioni la qualità di essi mali e i rimedii proprii a medicarli, codesti trentasei medici, com'era da prevedersi, si divisero in due contrarie opinioni, gli uni sostenendo che fosse peste e che in conseguenza si dovessero prendere le più severe precauzioni, e gli altri negandolo. A favore di ciascuna essendosi dichiarato un forte partito, gravi quistioni si suscitarono. Ed in tanto, mentre i medici acremente disputavano fra loro, mentre i Magistrati in sì grave incertezza se ne stavano inoperosi attendendo la decisione della medica controversia, la peste estendeva le sue conquiste, e non essendo stato più possibile di arrestare il corso al contagio, orrendo strazio fece di quegli abitanti, a tale che in 11 mesi uccise circa 94000 persone (V. pag. 416-418).