A. dell'E. C. 1649. In quest'anno vi fu crudelissima peste in Aix, in Arles, in Marsiglia, e in quasi tutta la Provenza. Essa vi fece di molte stragi, specialmente a Marsiglia, dove qualche mese appresso rigermogliò[28]. Anche in questa circostanza di peste si segnalò l'eroica pietà de' PP. Cappuccini, i quali con generoso ardimento si diedero in buon numero all'assistenza spirituale degli appestati, rimasti essi poi quasi tutti vittima della cristiana lor carità[29] (Murat.; P. Mauriz. da Tolone, op. cit.).

In quest'anno stesso la Dalmazia, e specialmente le città di Sebenico, e di Zara furono crudelmente travagliate da una pestilenza delle più desolatrici.

A Zara il micidiale contagio si manifestò il giorno 6 Giugno del 1649. Vi uccise gran quantità di persone del basso popolo, quasi tutti gli artisti, da circa ottanta nobili e cittadini; e moltissimi borghigiani. Nell'Ottobre di quell'anno si diè fuoco a tutto il borgo Zaratino al confine di s. Grisogono. Il libero passaggio vi si è aperto, solo il dì 2 Febbrajo del 1650; e in rendimento di grazie per la cessazione della peste vi si fece solenne processione colla statua di s. Rocco. Quelle case, che non furono arse e distrutte, durante il contagio, sono state rovinate dalle milizie nel tempo degli espurghi, che, come dicono gli storici, vi furono fatti con assai di sevizie. Al borgo in sul confine di s. Giovanni si apprese il fuoco nel tempo dei detti espurghi, e vi s'incendiarono 128 case, oltre molte altre, le quali si decretò dal Magistrato di Sanità, che fossero abbruciate (Johann. Tazlinger in suis memoriis; Documenti in Pergamena, esistenti nell'Archivio di s. Domenico; Capsula Testamentorum obsignata T.; Sjmeon Braicevich in suis Actibus Notarialibus; et Liberculus de Peste Jadrensi an. 1650, esistente nell'Archivio di Giovanni Bonaricordi).

Ancor più fiera fu la peste, che nello stesso anno 1649 desolò la città di Sebenico. Essa si manifestò il dì 8 Giugno di quell'anno. Carlo di Casimiro Venanzio, testimonio oculare dell'orrendo flagello, ci lasciò manoscritta una memoria di questo contagio, che fu certamente uno dei più feroci, che abbia afflitto la Dalmazia. Registrò egli in essa il nome di tutti gli estinti; e vi ricorda che a più di 6,000 persone toccò di morire in Città, non compresi i soldati, de' quali vi perirono più di 800; e soggiugne che de' Morlacchi, morti in quella peste, non si può sapere precisamente il numero, non essendone stati tenuti i registri, dacchè morirono la più parte in campagna e nei lor casolari. Sembra però che sul numero degli estinti il tutto s'accordi, con quanto ne riferisce il Farlato[30]. Il contagio durò sette mesi, e terminò nel Gennajo 1650 dopo aver portato lo sterminio della città. In fatti a poco più di mila si ridussero quegli abitanti, e da quel tempo Sebenico non s'è mai più ripopolato, com'era. In sul finir di quel secolo ne giunse il numero a quattro mila, e questo numero non vi s'è giammai oltrepassato. Si scorgono ancora in quella infelice mia patria gran quantità di case, ed intere contrade affatto disabitate e deserte, ridotti ornai gli edifizj e le fabbriche in istato rovinoso, e le più a semplici vecchi muracci. Furono fatti in quella circostanza di atroci spogliamenti, non solo nelle case delle famiglie più agiate, ma fin anche del Santo Monte di Pietà, e del pubblico Fondaco; sì che a circa due milioni di ducati si calcolò il valore degli effetti in tal occasione rubati dalla milizia, che si trovava colà di presidio, avendo chiuso gli occhi su tali eccessi, o secondatisi forse pur anco da coloro, in cui potere, per autorità ed uficio, stava il raffrenarli, e impedirli, cosa non rara a farsi in simili avvenimenti di comune disastro. (Carlo Venanzio, Memoria sul Contagio di Sebenico dell'an. 1649; Daniel. Farlat., Illyric. Sacr. Tom. IV. pag. 458.).

A. dell'E. C. 1650. Dalla Spagna citeriore venne trasportata la peste nella Sardegna l'anno 1650. Ivi si propagò rapidamente, e fece crudele scempio di tutto quel regno per lo spazio di cinque interi anni. Quell'isola ne fu così malconcia, che non si ristorò giammai delle sue rovine. Vi sussistono anche a' nostri dì monumenti tristissimi di sì calamitoso infortunio. (Gastaldi; Papon., op. cit.; Ozanam, Maladies Epidémiques ec. Vol. V.).

A. dell'E. C. 1651. Secondo il Lebenswaldt atroce peste incrudelì in quest'anno nell'Alsazia, nella Svezia, e nella Polonia; e nel 1653, secondo lo stesso autore, v'ebbe peste nel Territorio di Prussia.

A. dell'E. C. 1654. Il Boyer, medico della marina a Tolone, in alcune lettere sopra la peste, scritte nel 1700, assicura, che nel 1654 il contagio fece di molte stragi in Arras o Arrazzo, grande città de' Paesi Bassi nella Contea d'Artois.

A. dell'E. C. 1654-55. Peste in Russia ed in Danimarca nell'anno 1654. Si legge nella terza centuria del Bartolino (Thom., Histor. Anatom. rarior, cent. VI) che al principio della primavera 1654 la peste si manifestò a Copenhagen, e vi uccise nove mille persone. Ve la portarono certi vascelli Olandesi, che vi ritornavano da Riga, col carico di biade, canape, e lino, rifugiatisi nel porto di Copenhagen per isfuggire la flotta Inglese. Alcuni marinai, attaccati dalla peste, si allogarono nello spedale di quella città, e vi morirono. Esposte al sole le loro vesti, ad alcuni fanciulli, che le toccarono, s'appiccò tosto il contagio, il quale si propagò poi nella città e ne' suoi dintorni. Questa pestilenza fu più funesta ai giovani, che ai vecchi. Essa si annunciava con un violento parossismo febbrile, conseguitato poscia da un dolore eccessivo alle parti dorsali ed alla testa, accompagnato da pur acuto dolore, che talora estendevasi anche alla gamba sinistra. In seguito vi comparivano gli esantemi, sopravvenendovi le idatidi sotto la pianta dei piedi; ed i malati si morivano il terzo giorno. Quando i buboni passavano alla suppurazione, davano speranza di guarigione. Alcuni malati presi da furioso delirio correvano a precipitarsi nel mare; altri si davano la morte, in altro modo uccidendosi, o col ferro, o col laccio. I così detti alessifarmaci, e soprattutto l'elisire antipestilenziale di Ticon Brahe, furono i soli rimedj, donde ne sia venuto qualche buono effetto. Nella Russia poi, se si vuol prestar fede allo storico Lebenswaldt, più di cento mila persone son morte di questa pestilenza. (Lebenswaldt Pestchronik ad h. an.; Barberet abhandlung über die epidemischen Krankheiten des Viehs §. 19. Ozanam, histoire Médical des Maladies Epidémiques et Contagieuses, etc. T. V.).

In quest'anno vi fu pur peste a Vienna. (Sorbait Paul. in Oper. ejusd. Med. cap. 9.)

A. dell'E. C. 1656. Dalla Sardegna la peste passò a Napoli, e, di là serpeggiando, attaccò la spiaggia dello stato del Papa, penetrò a Roma ed a Genova, ed in altre parti d'Italia, e vi fece d'immense stragi.