In nessun luogo forse è più manifesta l'influenza dell'aria pura e della libera ventilazione per menomare ed arrestare i progressi del contagio, quanto ne' paesi del Levante. E di fatti, il morbo suol fare strage fra le famiglie del popolo, che abitano case anguste, sepolte, senza finestre e senza ventilazione; mentre per lo contrario nel così detto Serraglio, e ne' palazzi de' grandi, che sono spaziosi, ventilati, con ampie sale, belle gallerie dintorno, e con ogni possibile miglior maniera di costruzione adattati al clima, di rado vi penetra; e se giunge ad insinuarvisi, non s'appicca ordinariamente che agli schiavi, alle persone di servizio, ed al più alle donne dell'Harem, le cui stanze non sono nè così ampie, nè forse così ventilate, come sono le altre, per cagion de' ripari e dell'altezza delle finestre che vi si usano per l'estrema gelosia con cui quelle donne vengono custodite. La maniera di vivere e di conversare usata dai grandi della Turchia, influisce del pari alla loro preservazione. Il natural loro orgoglio non permette che alcuno loro s'accosti. Giacciono la maggior parte del giorno in una gran sala nel fondo del Divano, fumando tabacco, prendendo caffè, ed occupandosi degli affari, solo in compagnia di persone d'alto grado; le quali pure si tengono ad una certa distanza tra loro. I servi ed i paggi stanno fuor del Divano, nè fannosi avanti che quando vi sieno obbligati dal respettivo servigio, tornando poi subito al loro posto. Altre osservazioni sugli usi e sulle pratiche, le quali tengonsi ne' paesi del Levante in tempo di peste, mi verranno più acconce ad altro luogo di quest'opera. (Russel's Patrik, Treatise of the plague; Russel's Alexander, the natural Hystory of Aleppo; Mariti Giovanni, Descrizione di un viaggio fatto nell'Isola di Cipro, nella Siria e nella Palestina nell'anno 1760 fino al 1769.)
Nel 1763 regnava la peste nella Bossina, provincia ottomana confinante colla Dalmazia. Frequenti essendo le comunicazioni fra le due provincie; nè potendosi, attesa la qualità de' confini, regolare quanto convenga, nè impedire del tutto, il contagio non istette molto a propagarsi in Dalmazia, dove serpeggiò qua e là nel 1763, e travagliò quella provincia fino la metà del 1764. Infierì particolarmente ne' borghi di Spalatro, dove sono perite 530 persone. Per ragion delle buone discipline, e per le precauzioni usate, la città ne fu preservata. (Bajamonti, Storia della peste di Spalatro.)
A. dell'E. C. 1769-70-71. E' questa pur una delle epoche più memorabili della storia riguardo alla peste; dappoichè a questi anni mille settecento sessanta nove, settanta e settantuno, essa travagliò fieramente la Moldavia, la Valacchia, la Transilvania, la Podolia la Volinia, la Russia e Mosca particolarmente, come appresso vedremo, la Turchia Europea e l'Asiatica, e segnatamente Smirne, Aleppo, Alessandria, il Gran Cairo, gran parte dell'Egitto e Costantinopoli, dove periron d'essa più di 40 mila persone, portando di se per tutto infinite stragi e rovine.
Premesse poche notizie sulle precedenti pesti della Russia e sullo sviluppo ed andamento corso dal contagio nella Moldavia e nella Valacchia e in qualche altra provincia, passerò ad un breve sunto storico della memoranda peste di Mosca.
L'impero Russo fu due altre volte in precedenti epoche travagliato dalla peste. Delle più antiche non ne restan memorie, dico, che sieno scritte. La prima che se ne conosca per esse, è quella degli anni 1653. 54. 55. (V. pag. 464.) Cotal pestilenza devastò nel modo più spaventevole non la città di Mosca soltanto, ma sì ben anche varie altre città e paesi dell'impero. Quindi apparisce essere stata essa la più memorabile di tutte le altre. Ciò si raccoglie da una lettera scritta dai Bojardi di Mosca, che sono i capi della città, l'anno 1754, al Czar Alexa Micalovich, che allor trovavasi all'assedio di Smolensko.[60] La seconda risguarda quella del 1737. 38. 39. (V. pag. 613.)
Nell'anno 1769 ardeva la guerra fra la Russia e la Porta Ottomana, cominciata in Moldavia. Un corpo dell'armata russa, dopo aver disperso l'immensa turba nemica sotto Chozim, e presa Yassy, capitale della Moldavia, si era dato ad inseguire l'armata turca oltre il Danubio, mentre l'altra parte dell'esercito aveva avuto l'ordine di attaccare un grosso corpo ottomano, accampato presso Gallaz, e d'impadronirsi, a qualunque costo, di quella città. Seguitamente ad un ostinato combattimento, in cui restò prigioniero il principe Maurocordato, i Turchi furono pesti in fuga, e l'armata vittoriosa s'impossessò di Gallaz e di tutto quel tratto di paese, che giace al di qua del Pruth. Questa città presa d'assalto fu abbandonata al sacco. In essa vi regnava la peste, di fresco introdottavi col mezzo di mobili e di mercatanzie portate da Costantinopoli per ragion di una fiera, che per l'appunto vi si teneva a que' dì. Ignorando il comandante russo che quivi fosse la peste, e quindi esso di nessun mal sospettando, ordinò che ai soldati, sani e feriti, si desse quartiere nelle case della città e de' circonvicini villaggi, anco per ristorarli dell'ingiurie della stagione che cominciava a inasprirsi, già inoltrato essendo il novembre.
Di tal modo s'apprese il contagio alla truppa. Parecchi soldati del presidio cadder malati; e due tra quei della guardia posta al principe prigioniero, si morirono in breve corso del male. Non istette molto la peste a diffondersi fra la truppa co' suoi più manifesti segnali. Il supremo comandante dell'esercito feld-marasciallo conte Romianzow Sodanaisky istrutto di quanto accadeva in quel corpo d'armata, ordinò al generale de Stoffel, che ne comandava la divisione, di sloggiar da que' luoghi, ritirarsi a Yassy colla sua armata, ed ivi tenersi in istretta contumacia, facendo ricoverare i malati in un lazzeretto. Nella marcia che fece la truppa da Gallaz a Yassy, si minorarono sensibilmente le malattie e le morti, di modo che s'incominciò a dubitare se vera peste si fosse quella, od altra natura di male. Giunta che fu a Yassy l'armata, i soldati rimasti sani si distribuirono per le case, ed i malati si allogaron nello spedale, che fu stabilito nello stesso palazzo de' Principi di Moldavia. Scorsero tranquillamente tre settimane, e solo circa la metà del gennajo si osservò dai chirurghi dello stesso spedale, che vi comparivano di molte febbri, accompagnate da petecchie, le quali furono definite dapprima per febbri maligne castrensi. A parecchi di tai malati in settima ed in ottava giornata di malattia scoppiava qualche bubone, che poi al tutto non si risguardava, che qual crisi imperfetta, ovvero qual decubito del male. Il che si fermò con tanto più di persuasione, in quanto non pochi di loro dopo una discreta e legittima suppurazion ne guarivano. Pochi dì appresso, osservaronsi e carbonchi, e morti o repentine o sollecite; quindi proporzionalmente che tai fatti facevansi più frequenti, si andarono anche aumentando i timori di peste. Tale nel corso di quattro settimane fu l'andamento della malattia in quello spedale.
Nella città procedevan le cose tranquillamente, nè sentivasi parlare di peste. Ma questa calma fu di breve durata; e, com'era pur da aspettare, l'infezione in pochi dì si sparse anche fra quegli abitanti. Racconta l'Orreo che un soldato uscito dall'ospitale, venduta avendo a un ebreo la pelliccia, presa ad un Turco prima di giugnere a Yassy, fu il primo seme, che diffuse il contagio in città. L'ebreo si morì impensatamente il giorno dopo averla indossata, e da lì a poco pur si morirono due suoi figliuoli, co' quali ei conviveva. Sia stata pur questa la causa dell'infezione fra gli abitanti, o sì veramente altre ancora e più generali sienvi concorse, certo egli è, che il contagio si è propagato con grande rapidità in più quartieri, e vi uccise di molte persone; quindi cominciò la costernazione frà cittadini; e sebbene fossero pressochè generali le voci di peste, e molti casi se ne contassero di morti repentine e violente con manifesti segni di contagio; pure molti vi aveva ancora, che ostinati il negavano, sostenendo non esser que' morbi, che semplici febbri maligne. Sgraziatamente il generale comandante de Stoffeln fu di questo partito, tratto probabilmente in errore dalle false insinuazioni de' magnati Moldavi, i quali più della peste temendo dell'allontanarsi l'armata russa dalla città, e del restar nuovamente esposti all'incursione de' Turchi, sforzavansi di far credere con ogni ragione, che quella malattia non fosse di pestilenza. Ma nel marzo fu pressochè generale l'incendio di quel contagio in città; e lo stesso generale barone de Stoffeln ne cadde vittima. Le medesime ragioni private, che avevano tratto in errore quel generale, servirono a render più diffusa la cagion del male fra gli abitanti della città non solo, ma in tutta la Moldavia. Le case, le ville e le città stesse divenner deserti. Gli abitanti presi da estremo infrenabil spavento si fuggivano sulle montagne. Molti cadaveri restavano insepolti; e siccome v'ha nella Moldavia gran quantità di cani, la quale per barbaro popolar costume e per superstizione, a somiglianza de' Turchi, si procura di conservare, così que' cani rimasti in gran parte senza padrone, e senza trovar cibo, facevano degl'insepolti cadaveri loro pasto comune. Il perchè, giusta quanto assicura l'Orreo, che trovavasi a quel tempo in Yassy, molti ne divennero idrofobi; quindi oltre il flagello della peste, pur questo della idrofobia univasi a travagliare quegli sventurati abitanti. In questo mezzo, comunque fosse grande la violenza e la diffusion del contagio, pure fino alla metà incirca del maggio 1770, stette ristretta la peste alla sola classe del basso popolo. Da allora s'appiccò indistintamente ad ogni sorta di persone, perchè mercatanti, sacerdoti, plebei, nobili, soldati, e d'ogni grado uffiziali ne venivano colti egualmente. Nel giugno cominciò a declinare la malattia, e a mitigarsi la violenza de' suoi attacchi.
A Fockschiany, ed a Bukarest nella Valacchia, la peste s'è introdotta più tardi, che a Yassy; e vi cagionò pure di molto minori danni, cessatavi pur anche più presto. Ma negli spedali militari di Fockschiany e di Bukarest ne fu grande la mortalità. Nè solo nelle capitali, e nelle primarie città della Moldavia e della Valacchia fece stragi il contagio, ma si ben anche in molti villaggi e paesi delle campagne di quelle vaste provincie. Non però in nessun altro luogo cotanto come in Yassy[61], che anzi nelle ville e ne' paesi della campagna si estinse in breve. Ciò avvenne forse per gli usi di quegli abitanti, i quali al primo manifestarsi della peste infra loro, sogliono la maggior parte fuggire tra monti, e nelle campagne, sceverandosi ne' luoghi i più romiti e solitarj; donde armati di pistole e di fucili, e col continuo sparo tener da essi lontano qualunque forestiere cerchi di avvicinarvisi. Ad impedire i progressi del contagio ne' detti luoghi della campagna contribuiscon forse non poco anco le particolari costumanze de' paesani Moldavi e Valacchi; usando essi al primo accorgersi della peste, e di qualche individuo della famiglia che ne sia infetto il trasportarlo nascostamente nel più vicin bosco, deporlovi in luogo ombroso sopra un letto di foglie con da canto un vase con acqua ed alcuni alimenti, visitandoli poi i lor congiunti, o chi altri loro appartengano, o chi di lor caglia per pietà ed interesse. A questi ufficj ritornano di quando in quando ed a questi provvedimenti. A sì fatta costumanza gl'induce principalmente l'idea di sottrarsi il più che sappiano ai riguardi del pubblico, e alle discipline e precauzioni ordinate dalli magistrati della sanità. Que' malati, a' quali reggono ancora le forze e il potere, s'accendon da se un po' di fuoco; e morendo, il che accade più di sovente, sono nel sito stesso coperti di terra, o rimangono colà insepolti; ed ivi imputridiscono, o vengono divorati dai cani, dalle fiere, e dai vermi. Sogliono però que' villici guardarsi ben dal toccare l'ammalato, e qualunque cosa che sia stata da esso usata, maneggiata, o toccata.
Sì nella Moldavia, che nella Valacchia appena si manifesta il contagio pestilenziale in una Città, borgata, o paese, ne son presi in nota tutti gli abitanti dall'ispettore o intendente della Peste Pesthaufsehers. La Città, o paese dividesi immediatamente in quartieri; vi si nomina dallo stesso intendente un individuo col titolo e ufficio di sotto ispettore della peste, le cui pratiche sono di visitare tutti i malati di peste in vece dei medici e dei chirurghi; il che a dir vero tanto è più ragionevole, in quanto quei luoghi sono di medici e di chirurghi assai scarsi. Tosto che ammala qualche individuo, por si dee fuori della porta della casa un segnale, e darne immediatamente notizia all'ispettor del quartiere, il quale è obbligato di tosto visitarlo. Che se in tale visita riconosca essere l'ammalato realmente appestato, lo fa trasportare, permettendolo la stagione, fuor della porta di quella casa, con tutti i suoi vestimenti. Se ciò accade nel verno, fa collocar l'ammalato in un certo cotal luogo, che vien stabilito appositamente per gli ammalati di peste. Ognuno che muore dal contagio, col mezzo di persone a questo ufficio appositamente destinate, viene trasportato e sepolto. A tale ufficio di becchini sono stabiliti individui della feccia del popolo, e per lo più i gran bevitori. Dipendono essi dall'ispettore, e si prestano a tal pericoloso ministero avendo tutto il corpo e vestiti unti di catrame. Parecchi di essi sogliono portare degli amuletti appesi al collo; e taluni entro al loro turban un bubone secco e tagliuzzato, che alle volte poi vendono ai più creduli del luogo per un prezzo assai caro, tenuta essendo questa sostanza in conto di grande preservativo, ed impiegandosi come ingrediente principale per fare degli amuletti. Trovandosi la Moldavia e la Valacchia in preda alle devastazioni della peste, i Signori delle dette provincie, e particolarmente i più ricchi di Bukarest, abbandonarono le case loro; e temendo le conseguenze dell'evacuazione dell'armata Russa dalle loro provincie, si rifugiarono in gran numero verso il territorio della Transilvania; parte rimasti accampati sotto tende sulla linea del confine; parte entrati nei Lazzeretti; ed altri finalmente rifugiatisi nei villaggi montani limitrofi. Alte giogaje di monti dividono la Valacchia dalla Transilvania, ed il confine è esteso e difficile a custodirsi. Il distretto montuoso di Corona del territorio transilvano è il più prossimo al confine: in ispecieltà la parte di esso detta i Casali, popolata da sei in settecento famiglie, abitanti casolari rustici sparsi in quattro grandi vallate a piedi del monte, dove più dove meno fra loro distanti, è immediatamente vicina e limitrofa alla Valacchia. Quegli abitanti solevano fare co' confinanti Valacchi il picciolo loro commercio; andare e venire dalla Valacchia a loro bell'agio, e prestare ai viaggiatori e forestieri asilo e ricovero contro la guerra e la peste. Per tal modo non è a stupirsi se la peste che infieriva nella Valacchia e fino negli ultimi villaggi limitrofi non istette molto a propagarsi anche nella Transilvania, e primieramente nel più prossimo distretto di Corona, siccome quello che col paese vicino infetto era in più frequente e libera comunicazione.