Per tutte le provenienze semplicemente sospette basterà l'indicato metodo, ed anche i soli suffumigi di nitro e zolfo. Pei casi più gravi, di provenienze da luoghi di manifesta infezione, sarà più cauto e più tranquillizzante adoperare il cloro; avuto riguardo, che il gas solforoso non ispurga se non quello che tocca, che per natura sua è di una certa densità e di poca espansibilità, che non penetra che assai lentamente frammezzo ai corpi che giacciono sovrapposti uno all'altro ed uniti, e che non s'insinua entro alle pieghe e nell'interno di quelli che sono strettamente involti e piegati: ed in fine anche perchè riescirebbe di troppo imbarazzo ogni qual volta occorresse spurgare una lettera un viglietto dover portare la temperatura dell'ambiente dove stanno disposte le lettere per l'espurgo, ai 50 gradi di calore; e perchè, dovendo esser affidata l'operazione ad impiegati di basso servizio, non si può esser sempre sicuri di un'esatta e fedele esecuzione.

Fra la farraggine di sostanze odorifere che venivano impiegate ne' passati tempi pei profumi delle lettere e delle robe, vi si univa non di rado la canfora; ed anzi si aveva in essa una particolare fiducia. La si usava come mezzo disinfettante non solo, ma eziandio come preservativo. Era portata indosso, tenuta in bocca: e questo metodo è tuttora in vigore in parecchi luoghi. Si usavano altresì le poma d'ambra, le abluzioni coll'acqua di cologna e con essenze odorose. Si portavano al collo amuletti di sostanze aromatiche, o d'altre di forte odore. Io non riproverò siffatti usi, nè li chiamerò con alcuni, miseri avanzi di tentativi fatti nei secoli d'ignoranza e di barbarie; giacchè giudico essere le dette sostanze odorose disaffini e nemiche dei contagi, e quindi non senza una qualche utilità, specialmente la canfora, ed il tabacco; ma ne reputo assai debole ed incerta l'efficacia loro in confronto degli acidi minerali. Non però così la penso rispetto all'aceto, a cui attribuisco una reale efficacia, che che s'abbia detto e scritto in contrario, specialmente allorchè sia forte e di buona qualità. Dei buoni effetti dell'aceto n'ebbi io stesso occasione di farne fortunata sperienza in una gravissima circostanza d'invasion di contagio pestilenziale. Non credo quindi affatto infondati, nè molto esagerati gli elogi che sono stati impartiti all'aceto dei quattro ladri (acetum prophylaticum, acetum aromaticum antipestilentiale), all'aceto radicale (acido acetico) come mezzo disinfettante e preservativo. È vero, che non si può attribuirgli un'assoluta facoltà specifica antipestilenziale; ma dietro i principii esposti, ormai si conosce, che gli acidi hanno un'altra maniera di agire sopra i principii o germi contagiosi, diversa da quella delle sostanze odorose; non si può quindi non risguardare anche l'acido acetico come un mezzo atto ad attaccare i contagi, e per cui si può giungere più o meno felicemente a snaturarli ed in conseguenza renderli innocui.

Si usò molto, e si usa tuttora presso varii Lazzeretti l'aceto per lo spurgo delle lettere che vengono da luoghi infetti, o da persone infette o gravemente sospette che giacciono in contumacia. Il metodo n'è il seguente. Aperta la lettera e spiegata, viene afferrata in un angolo con una lunga moletta di ferro, e passata così due o tre volte attraverso l'aceto, di cui è ripiena una vasca di marmo situata all'ingresso della camera degli espurghi, o vicino al luogo dei costituti. Poi asciugata, la si assoggetta ai suffumigi di zolfo e nitro. Usando il cloro, l'immersione nell'aceto diventa superflua. Per ciò, la vasca piena di aceto forte servirà a spurgare le monete che si ricevono dai luoghi infetti o dalle persone soggette a riserve contumaciali; gli oggetti d'oro, d'argento, di rame, e d'altro metallo, i quali, sebbene non sieno per natura loro suscettibili a ritenere e diffondere il principio contagioso, possono però trasfonderlo assai facilmente in altrui per lo sudiciume di cui sono talvolta ricoperti. Tanto coll'aceto, che coll'acqua del mare, quanto anche con una soluzione di cloruro di sodio possono venir spurgati i bicchieri, le bottiglie, le chicchere, i piatti, ed ogni sorta di stoviglie di terra, vasi od altri utensili di vetro, di porcellana, mobiglie ed arnesi di legno, di marmo, d'avorio, di osso, ed altri non suscettibili; avendo avvertenza che anche l'acido acetico attacca i colori, e può danneggiare alcuni oggetti esercitando su di essi un'azion dissolvente. Le pietre preziose, e le perle si purificano con l'acqua salsa.

Nella maggior parte delle pestilenze dei secoli scorsi si usava accendere de' grandi fuochi per le strade e nelle piazze pubbliche ad oggetto di purificar l'aria. Varii medici ed autori antichi di grido, sull'autorità d'Ippocrate hanno detti fuochi raccomandato. Usavasi bruciare legni odorosi, ed in ispecieltà, sostanze combustibili imbevute di catrame, o ragia nera, che il volgo riteneva e ritiene ancora per antipestilenziale. Nè sono molti anni da che io stesso ebbi occasione di vedere praticati detti grandi fuochi con barili di catrame in alcuni luoghi afflitti dal contagio, come eziandio abbruciate centinaja di bozzoli di corde vecchie preparati con catrame per purificar l'aria: però senza alcun buon effetto risguardo alla cessazione o minorazion del contagio. Ne' tempi di peste, si suole adoperare il fuoco col mezzo dei detti bozzoli catramati accesi anche per spurgare le vie, le piazze pubbliche, le porte delle case, i pavimenti de' luoghi terreni, ec. Vengono per ciò piantati sopra forche di ferro assicurate a lunghi bastoni, e con questo mezzo si porta il fuoco ovunque piace, facendolo scorrere lungo le vie percorse dagli infetti e sospetti, attraverso le porte, sopra i pavimenti che si vogliono spurgare. Si usano anche nei Lazzeretti per ispurgare in modo più spicciativo i passaggi allorchè deve venire qualcuno a sorvegliare in istato libero le operazioni dell'interno, ed altre occasioni. In alcuni luoghi si adoperano in vece a tal uopo lunghi fasci di canna secca sottile accesi, che danno una fiamma più forte e più estesa, e quindi più corrispondente allo scopo.

Rispetto però ai grandi fuochi accesi nelle strade e nelle piazze pubbliche per purificar l'aria che si crede contaminata, e distruggere i germi contagiosi che in essa si suppongono natanti, io credo che detti fuochi possano riescir utili in tempo di contagio per migliorar l'aria; non già accesi nelle piazze o nelle vie dinanzi le case, ma sì bene nei cammini delle case stesse, qual mezzo idoneo ed attivissimo per cambiar l'aria delle stanze con effetto più completo e più pronto che col tenere aperte le finestre e le porte; imperciocchè, non potendo la combustione mantenersi se non in grazia di una corrente d'aria, che dall'interno della stanza si determina verso il combustibile in accensione, ne emerge per necessaria conseguenza, che altra egual corrente d'aria dal di fuori nella stanza si determini, per rimpiazzar quella che per la gola del cammino sen fugge.


Resta ancora a far menzione dei vasi così detti disinfettanti e preservativi (vasi profumatorii di salute, bottiglie di cloro portatili), che servono per la disinfezione degli spedali, delle navi, delle carceri, sale di adunanza, ed altri luoghi, aprendole secondo il bisogno; e delle boccette di cloro tascabili per uso dei medici, dei ministri della religione, degli assistenti, delle persone addette agli spedali, e d'altri.

Le bottiglie di cloro estemporaneo, o vasi profumatorii di salute, si preparano nel seguente modo.

Si prende una boccia di cristallo ben forte e grosso, della tenuta di due libbre d'acqua circa. Si sega il collo alla boccia acciò l'apertura sia grande. Si spiana tanto che si possa perfettamente chiudere con un pezzo di cristallo piano. La boccia così ridotta si fissa sopra un pezzo di asse fra due legni perpendicolari, sopra i quali si ferma un regolo di legno, avente in mezzo una vite di legno corrispondente alla bocca della boccia, mediante la qual vite si ferma una tavoletta mobile di legno nella cui faccia inferiore si fissa col mastice il disco di vetro, o cristallo piano che chiude la boccia ed impedisce l'esito del gas in essa rinchiuso.

La vite che passa per detta tavoletta, o traversa di legno, serve altresì ad innalzare od abbassare il coperchio col mezzo di una nocella inserita in una specie di scatola alla quale il coperchio è masticiato.