Le loro visite ai malati di malattia contagiosa, sono fatte regolarmente ogni giorno mattina e sera ad un'ora determinata, affinchè possano più facilmente unirsi agl'Intendenti, che debbono assistere in turno a dette visite; dopo ciascuna delle quali, li stessi Medici e Chirurghi sono tenuti di estendere immediatamente il loro rapporto, e consegnarlo all'Intendente di servizio che si trova presente.
Siccome dal primo momento che vien dichiarato dai Medici esistere nel Lazzeretto una malattia contagiosa, il Capitano del Lazzeretto, il Tenente, e tutti gl'Impiegati dello Stabilimento medesimo sono posti in contumacia; così i Medici ed i Chirurghi non possono più entrare nella casa del Direttore o Capitano del Lazzeretto, nè in quelle degli altri Impiegati assoggettati a quarantena. Il perchè si raccolgono in altra sala, in altri locali liberi del Lazzeretto coll'Intendente di servizio, prima, e dopo le dette visite».
Siffatta pratica cauta e saggia meriterebbe di essere imitata, od almeno gioverebbe che su di essa venisse modificato il sistema vigente in alcuni paesi, per cui ai Medici e Chirurghi è permesso di rientrare in libera comunicazione nelle Città dopo aver avvicinato nei recinti contumaciali di un Lazzeretto sporco malati più o meno gravemente sospetti.
Rimane ancora a far menzione della così detta Botte per le fumigazioni (Räicherungs Tonne), e della maniera di farne gli espurghi.
Spesse volte in circostanze di peste accade pur troppo che famiglie povere, sia ne' sobborghi, sia nelle Città, o abitanti casolari rustici nella campagna, non abbiano che un solo letto comune; o se sono composte da molti individui, più d'uno di essi nello stesso letticciuolo s'accomodino; che manchino di coperte, non avendo che quelle sole d'indispensabile uso; così di vestiti, biancherie e d'ogni altra cosa occorrente; di maniera che se qualcuno di essi si ammala dal contagio, sia che guarisca da quella malattia, o che sopra quello stesso letticciuolo se ne muoja, gli altri individui sani della famiglia, pei quali quel medesimo letto serviva, non ne possono alla lunga far senza, e vinti dalla stanchezza e dal bisogno su di esso ritornano ad adagiarsi, di quelle medesime coperte son costretti valersi, mentre han d'uopo di ripararsi dal freddo durante la notte, e coi vestiti ed altre robe di casa che han servito all'infermo, non tardan molto a mettersi in comunicazione; e così il contagio si diffonde e propaga, nuovo fomite alla pestilenza si appresta, ed il morbo fa rapidi progressi, prima ancora che le Autorità abbiano avuto il tempo di concertarsi sulle misure da prendere per combatterlo, o prima che sien posti in pratica i convenuti mezzi per arrestarlo. Chiaro quindi apparisce di quanta importanza ed utilità sia l'attivazione di un mezzo atto a provvedere senza inconveniente a siffatti bisogni; di un mezzo facile e pronto, a portata di tutti, che valga a distruggere sollecitamente e possentemente il fomite morboso ovunque ne avvenga il di lui sviluppo, che lo attacchi subito ed in ogni luogo lo investa, specialmente nelle case e fra la classe numerosa del minuto popolo, che negli stessi suoi nidi lo perseguiti, lo distrugga prima che abbia il tempo di vieppiù diffondersi e moltiplicarsi, e che per tal modo contribuisca efficacemente ad arrestarne i progressi. A questo può in qualche modo supplire la così detta Botte per le fumigazioni d'espurgo, di cui il Governo Austriaco nell'alta sua provvidenza mandò nel 1827 alle Autorità dipendenti delle sue varie Provincie la descrizione e il disegno; aggiuntavi un'istruzione sulla maniera di farne uso nelle contingenze di peste, e che ora credo utile di qui riprodurre. (V. Fig. N. [IX. X. XI. XII.]).
La massima di attaccare prontamente i germi del contagio, in qualunque luogo ed in qualunque tempo si sviluppano, attaccarli e tentar di distruggerli tanto con misure generali che parziali; dar ai mezzi disinfettanti la maggior possibile diffusione ed universalità; mettere il loro uso a portata delle conoscenze del popolo e della di lui capacità è, secondo me, una massima di così grande importanza ed utilità nelle circostanze di contagio, qualunque ne sia la di lui natura, da non poter essere paragonata nè superata da verun'altra. Se il fuoco si desta in più luoghi minacciando qua e là d'invadere e divampare in incendio, riescirà tanto più facile arrestarlo ed estinguerlo, quanto più prontamente in ciascun luogo minacciato o colpito si accorrerà all'opera con un numero sufficiente di persone e di mezzi adattati allo scopo. Quanto maggiore sarà la massa dei detti mezzi, che verranno all'uopo impiegati; quanto più sollecitamente saranno posti in attività, tanto più presto e con minori danni si perverrà a conseguirne l'intento; e la nascente fiamma verrà ben presto ed in ogni luogo felicemente signoreggiata e spenta. Che si direbbe di un individuo, anzi che non si direbbe, se potendo estinguere prontamente coi soli famigliari suoi mezzi il fuoco che si è appiccato alla di lui casa, in vece che prestarsi immediatamente all'opra, se ne rimanesse spettatore indolente del disastro, attendendo che l'Autorità pubblica incaricata della salvezza di tutti vi provvedesse, mentre intanto l'incendio si avvanzi, tutto invada e consumi? Arrivano le trombe e i pompieri mandati dal pubblico, ma è troppo tardi. Non è più possibile dominare il fuoco. Non si può più salvare la casa. Altro partito non resta che cercar di preservare dal disastro le abitazioni vicine. L'atterramento e la distruzione di quella casa sono compiuti, ed al proprietario che attendeva i soccorsi dal pubblico non rimane se non il rammarico di aversi lasciato sfuggire un tempo prezioso, l'occasion di salvarla. È vero che non in ogni privata famiglia si può sperar di ottenere che gli individui stessi che la compongono a tali ufficii convenientemente si prestino in que' momenti terribili, mentre in essa non vi sono alle volte che donne e fanciulli imbelli, o vecchi impotenti; ma queste eccezioni particolari trattener non debbono dall'applicazione della massima generale, da che si dee dal pubblico apposite persone incaricare che istruiscano le genti del popolo nell'esecuzione di detta pratica, e le dirigano; che tali espurghi domiciliari sorveglino, e sieno nel caso di supplire alla mancanza d'individui idonei in famiglia a fine di praticarli opportunemente.
A. B. C. D. è la Botte per l'espurgo ([Fig. XIII.]) A. B. il fondo della medesima, ([Fig. XIV.]) che deve esser levabile onde poterlo caricare. In esso sono collocati e serrati con una vite di legno sei, otto, o più uncini di ferro da potersi mettere e levare a piacere. Ai detti uncini si attaccheranno gli oggetti da spurgarsi; p. es. in g. un soprabito da uomo; in h. ed i. una coperta da letto, o un materasso; in k. l. due cuscini, in m. un pajo calzoni da uomo; e cose simili. Riempiuta così la botte degli oggetti destinati all'espurgo, proporzionatamente all'ampiezza e capacità della medesima, si attenderà ad assicurare entro essa al punto F. F. una graticola di ferro segnata G. ([Fig. XV.]) al cui margine esterno saranno connesse delle catenelle di ferro ad occhio largo q. q. q. q. q. q. destinate per esser attaccate agli uncini del fondo A. B., e così tener sospesa al punto F. F. la graticola in G. sopraccennata. Detta graticola mentre per i suoi vani lascia passare i vapori gasosi necessarii all'espurgo, serve ad impedire che la fiamma, che tal volta si desta all'atto dell'abbruciamento, si sollevi fino agli oggetti ivi contenuti e li abbruci; così pure a prevenire l'inconveniente, che staccandosi qualcuno dei detti effetti dall'uncino, non cada direttamente sopra la pentola col zolfo acceso e s'incendii, con pericolo di mandar in fiamme tutto l'apparato.
S'intende da se, che gli oggetti da spurgarsi non debbono esser appesi entro la botte in modo da oltrepassare il punto F. F. dove sta la graticola; ma conviene in vece che restino sollevati, e ad una qualche distanza dalla medesima.
Gli oggetti stessi in oltre non debbono esser compressi, nè stretti uno sull'altro entro la botte; ma in vece posti in maniera che vi resti un picciolo spazio libero fra l'uno e l'altro, affinchè il profumo possa meglio penetrare dappertutto ed in tutte le parti entro le pieghe degli oggetti medesimi, e mettersi con esse a contatto. Che se vi fossero più oggetti a spurgare, che capir non potessero entro la botte, nè esser collocati regolarmente, liberi uno dall'altro, sarà meglio spurgarli in più partite, pochi per volta, anzi che ammassarli e premerli entro di essa irregolarmente. È vero che detta operazione esige più lavoro e più tempo, ma è richiesta dalla necessità, e dall'interesse che efficace riesca l'espurgo.
Allorchè la botte sarà così regolarmente caricata, e gli oggetti in essa contenuti difesi dalla graticola, sopra una specie di vasca di legno, o fondo di botte più ampio, con sponda atta a contenere tre o quattro dita d'acqua, ([Fig. XIII.] C. D.) si collocherà nel mezzo un pezzo largo di trave H. I. su cui verrà posta una padella o focaja M. piena di zolfo con coperchio alto di grosso filo di ferro bene assicurato al manubrio o al corpo della focaja medesima. Dei pezzi di carta straccia od altra carta usa verran posti nel fondo di essa, acciò lo zolfo arda più facilmente e completamente. Indi presa la botte così carica, e sollevata, la si porrà colla sua bocca aperta sopra la vasca o fondo C. D. che contiene l'acqua, in modo che la focaja col profumo resti precisamente nel mezzo. Per tal modo è levata ogni comunicazione coll'aria esterna. Col mezzo di un zaffo che si trova nel fondo A. B. ([Fig. XIV.]) si procurerà di quando in quando dar sortita al gas solforoso, che si va sviluppando, e rinnovare l'aria atmosferica. Detto zaffo verrà tenuto aperto per alcuni minuti, indi chiuso.