Ai Medici, ai Chirurghi, ai Ministri della religione, e a tutti quelli che si dedicano al pietoso ufficio di assistere i malati di peste, o d'altro contagio pestilenziale, è da raccomandare soprattutto di lavarsi spesso le mani con una soluzione di cloruro di calce nella proporzione di 1 a 30, 1 a 40, o coll'acqua clorurata. Coi quali liquidi potranno pure bagnarsi il volto; ma specialmente le narici e le labbra, solo evitando di farne cader entro agli occhi; per lo che basterà tener chiuse le palpebre, ed asciugarsi prima di riaprirle.

Per essi, e segnatamente per tutti coloro cui i vincoli del sangue, o i doveri del proprio ministero impongono di star dappresso ai malati di contagio, trattarli, assisterli, e vivere con essi nello stesso ambiente, gli espedienti migliori per conseguir l'intento di preservarsi illeso, ossia di procurarsi l'immunità, almeno fino ad un certo punto, sono 1.º di formarsi, per quanto è possibile, un'atmosfera di cloro che ci circondi, per conseguire il quale intento gioverà portare in dosso dei sacchettini di tela di lino pieni di cloruro di calce, e tenere detti sacchettini nelle tasche delle vesti, nella cravatta, nel cappello, in seno fra gli abiti e la camicia, ed anche fra la camicia e la pelle, 2.º lavarsi spesso le mani ed il viso, e specialmente le narici e le labbra coll'acqua clorurata, o con una soluzione di cloruro di calce o di sodio, 3.º cambiarsi spesso di vestiti, sostituendo a quelli che vengono deposti vesti nette e pulite, come si è detto; spurgate prima coll'aria libera e pura, coll'acqua, o col cloro. E dappoichè l'esperienza ha dimostrato che più difficilmente i contagi si attaccano ai corpi levigati e ad essi restano meno aderenti, così sarà molto prudenziale pei medici, pei chirurghi, ed ogni altro che trattar debba malati di contagio, prima d'introdursi nella stanza ed avvicinarsi ai loro letti, di depositare la più esteriore delle proprie vesti in luogo apposito sotto l'influenza di un'atmosfera bene imbevuta di gas muriatico ossigenato, e d'indossare una cappa di tela incerata o di taffettas, deponendola poi al regresso per riprendere il proprio soprabito netto già imbevuto di cloro.

Ove il medico creda di aver bisogno di esplorare il basso ventre od il polso di qualche malato di peste o d'altro contagio pestilenziale, qualora il chirurgo intraprender debba la sezione di cadaveri di persone morte da peste, viene raccomandata come cautela da non negligersi quella di vestir le mani e le dita con guanti di taffettas fino gommato o incerato. Siffatta cautela da non ommettersi nella sezione de' cadaveri, riescirà utile, non lo nego; ma non perciò saranno da trascurarsi le altre precauzioni sopradescritte. Sarebbe desiderabile che i Medici ed i Chirurghi, specialmente quelli adetti ai Sanitarii ufficii, fossero da per tutto coraggiosi ed avidi d'istruirsi per intraprendere senza apprensione le sezioni dei cadaveri morti da peste. Sono già alcuni anni da che bravi e coraggiosi Medici stranieri hanno intrapreso con profitto nei paesi dell'Oriente ottomano delle ricerche necroscopiche del più alto interesse con un'intrepidezza e costanza che molto li onorano. Già in parte a merito loro negli Stati ottomani dell'Oriente oggidì si veggono in attività pratiche e discipline di Sanità secondo i sistemi Europei; ed ivi il cieco fatalismo perdendo ogni giorno terreno resta vinto dai combinati sforzi della ragione e della filantropia. Sarebbe desiderabile, replico, che per mezzo delle investigazioni cadaveriche potessimo pervenir a discoprire più chiaramente le interne lesioni ed alterazioni dei varii sistemi, prodotte dall'azione di questo potentissimo veleno; ed acquistare per tal mezzo quelle conoscenze che tuttora ci mancano sull'etiologia e sulla cura della peste; soggetto questo che altamente interessa il bene dell'umanità, ed i riguardi della pubblica prosperità e sicurezza.

Esplorare il polso ed il ventre dei malati di peste potrà, non v'ha dubbio, esser utile e necessario in alcuni casi; ed il Medico dotto e sperimentato saprà desumere anche dallo stato del polso indizio per stabilire con maggior sicurezza e fondamento la sua diagnosi. Ciò non di meno, considerando la cosa in complesso sotto l'aspetto dell'interesse generale dell'umanità, detta pratica pericolosa potrebbe esser risguardata come piuttosto dannosa che utile, e quindi da non permettersi così liberamente, in ispecieltà allorchè si considera, che que' Medici e Chirurghi che esplorano il ventre ed il polso per abitudine, sia coi guanti cerati o gommati, sia colla foglia di tabacco, come tuttora si usa in alcuni Lazzeretti, anzi che restar chiusi e segregati nel Lazzeretto stesso, o nello Spedale ec., appena fatta la visita, sortono liberi e franchi, spesso senz'alcun'altra cautela, e si recano a loro talento presso famiglie sane, o presso individui attaccati da altra malattia, col più evidente pericolo di recar altrui l'infezione, e diffondere il contagio nelle Città; ciò che può succedere assai facilmente anche senza restare affetti eglino stessi. Della qual verità potrà ciascuno essere convinto allorchè rifletta; che ad un individuo che tocchi l'infermo, che tocchi le coperte o le robe di lui, che stia così vicino al malato da trovarsi entro il raggio dell'atmosfera contagiosa, possono assai facilmente appiccarsi i germi o la materia del contagio; che questi germi, questa materia del contagio rimanendo attaccata alle vesti o ad alcuna parte del corpo del detto individuo può esser portata facilmente ad altri e sparsa in altri luoghi, presso famiglie sane, dall'individuo medesimo, senza ch'egli stesso rimanga offeso, quantunque abbia partecipato il primo all'infezione; che detti germi, detta materia appiccata alle vesti dell'individuo od a qualche altro oggetto atto a ritenerla, può in quelle vesti, in quel corpo restar inoperosa ed inerte per più ore, per più giorni, e forse per mesi, se il corpo che la contiene non è esposto all'azione dell'aria libera; così che molti possono avervi impunemente contatto, fino a che ad un cambiamento delle proprie condizioni individuali, o delle circostanze atmosferiche telluriche, quelli ch'erano fin allora rimasti illesi, vengono ad un tratto aggrediti e vulnerati; che nell'ignoranza in cui siamo dalla vera natura del principio contagioso, nell'assoluta impossibilità di conoscere il momento in cui il nostro corpo sia o non sia suscettibile di essere aggredito dal contagio, e quali sieno precisamente le condizioni o circostanze atmosferiche favorevoli al di lui sviluppo, allorchè la malattia esiste ed è riconosciuta contagiosa, dobbiamo sempre temer quel nemico che c'insegue, che ci è dappresso, e che può colpirci quando meno ce l'aspettiamo.

Per le quali cose è d'uopo che le Autorità Sanitarie principalmente incaricate della tutela della pubblica salute a siffatte contingenze seriamente pensino, le quali trascurate possono esser cagione di funestissimi e gravissimi danni.

Mi cade sott'occhio il Regolamento ad uso dell'Intendenza Sanitaria della Città di Marsiglia pubblicato nel 1836, dal quale scorgo stabilite nel proposito con provvido e saggio consiglio le seguenti norme.

«I Medici ed i Chirurghi dell'Intendenza di Sanità di Marsiglia che vogliono mantenersi in istato libero, non entrano mai nella stanza di un malato in contumacia; essi non lo vedono che ad una conveniente distanza. Procurano di riconoscere il di lui stato dalle risposte ch'ei dà alle loro interrogazioni, col mezzo degl'indizj che presenta il di lui aspetto, dal più o meno grande abbattimento delle forze e dagli altri sintomi che in lui riscontrano. Lo fanno spogliare delle vesti, esaminano attentamente lo stato del suo corpo, e specialmente le pieghe dell'inguinaglie ed il di sotto delle ascelle.

Allorchè questi mezzi non bastano per far loro conoscere quale sia la malattia, e per determinare il loro giudizio medico sulla vera natura e indole della medesima; così parimente allorquando giudicano che il malato abbia bisogno di soccorsi manuali di qualcheduno dell'arte, domandano nel loro Rapporto che sia sequestrato presso il malato un altro allievo chirurgo, il quale avvicinandolo, per quindi seguire il corso della di lui contumacia, deve saper render conto dello stato del polso, informare i detti Medici e Chirurghi dei varii sintomi che giugne a discoprire, e somministrare al malato i rimedj che vengono da essi ordinati.

Detti Medici e Chirurghi non entrano mai nel recinto ov'è alloggiato un malato di malattia contagiosa. Essi s'arrestano sempre alla distanza di più che sei metri dalla prima porta; di maniera che si trovano lontani dodici metri almeno dal malato che visitano, il quale si fa vedere, qualora glie lo permetta il suo stato, e parla ad essi senza oltrepassare la barriera di ferro, ch'è posta nel recinto medesimo.

Quando l'ammalato non può sortire dalla sua stanza, i Medici si regolano secondo il rapporto che ad essi vien fatto dall'allievo chirurgo; o in mancanza di questi, da qualunque altra persona destinata in quel recinto per assistere il malato; e dietro le ritratte informazioni prescrivono i rimedii convenienti allo stato dell'infermo.