Il Pontefice Alessandro VII e molti cardinali non si partirono mai da Roma durante il contagio. Il celebre cardinal Gastaldi, eletto commissario generale di Sanità, si distinse per la saviezza, vigilanza e mantenimento delle discipline e precauzioni contro la propagazione del male. A queste ed al suo saggio rigore contro indistintamente ogni sorte di persone dee principalmente la città di Roma la salvezza di un gran numero di cittadini. Infatti per merito di un buon governo non sono perite a Roma in quella circostanza che 14,500 persone, mentre Napoli ne perdette dallo stesso contagio dugento ottanta mila (checchè ne dica il Giannone) e Genova pressochè settanta mila — » [484]
In marzo 1657 diminuì, e nell'agosto dello stesso anno cessò affatto — » [ivi]
Nello stesso tempo, che infieriva la peste, un'epizoozia crudele faceva perire nella campagna di Roma la maggior parte de' bovi e delle pecore. Lo stesso cardinal Gastaldi ci lasciò la Storia di questa peste nel voluminoso suo libro de Avertenda et profliganda Peste — » [484] e 485
Anche a Genova, come s'è detto, si diffuse il contagio nello stesso anno 1656; ed ivi come a Napoli, avuto riguardo al minor numero della popolazione, offrì miserando spettacolo di desolazione e di stragi, che per la confusione e lo spavento che regnavano a que' tempi diventava ogni giorno più triste e più devastatore; anche a Genova, come in altri luoghi, in sulle prime invalse l'opinione che quel morbo fosse mal comune. Ma accresciutasi a dismisura la mortalità fra quella popolazione, ogni dubbio si cambiò in certezza — » [485]
Descrizione della detta pestilenza di Genova del 1656 — » [485] a 491
Sintomi da cui era accompagnata — » [485] e 486
Apertura de' cadaveri. Cosa si è trovato — » [486] e 487
Quali rimedii siensi usati internamente ed esternamente — » [487]
Quando la peste era nel più forte, tutte le altre malattie sia febbrili o no, casualmente accadute, acquistavano la natura e i segni di vera peste, ossia, come dicevasi, si convertivano in peste, anco in quelli, che tenevansi chiusi nelle proprie case con ogni sorta di riguardo, e per quanto sapevasi, senza alcuna esterna comunicazione. Ciò però non accadeva nel principio, e nell'ultimo stadio della pestilenza. In sul fine, come suol avvenire in ogni corso di pestilenza, si svilupparono delle malattie comuni, di altra indole. Questo è il segno, come altrove s'è detto, più sicuro che l'epidemia pestilenziale sia giunta al suo termine — » [487]
Moltissime ruberie, spogli, orrendi assassinii accaduti in Genova nel tempo che durò il contagio — » [ivi]