Nuovamente scoppiò la peste in Venezia nel 1510; e si potè spegnere in brevissimo tempo. Non così quella, che ripullulò negli anni 1523 e 1527. Si estese essa in gran parte d'Italia (f. 347 e 354).

Ma nel 1556 a nuova peste andò gravemente straziata Venezia (f. 361). Udine del pari ne restò crudelmente afflitta, perite di quella pestilenza a migliaja le persone. V'era stata introdotta dagli Ebrei, forse coll'uso loro di comperare e di vendere le robe vecchie, masserizie, vesti, e simili, che di leggieri potevano avere da' corpi morti contratta l'infezione.

Ciò riconosciuto come cagione occasionale del morbo, e della sua propagazione, non essendovi in città luogo opportuno da assegnarsi a quella Nazione, si deliberò per comun voto del Consiglio e della città, che in avvenire non vi si dovesse accettare Ebrei a farvi lor traffico.

Ho già narrato (f. 365) come nell'anno 1575 siasi nuovamente in Venezia portato il contagio, già da più autori descritto. E tale si fu questa volta, che propose e deliberò il Senato di erigere un tempio sotto il glorioso titolo del Redentore. Questo è il magnifico tempio, il quale, conforme al voto, e più ancora alla magnanimità della Veneziana Repubblica, ammirasi, quale insigne opera di Andrea Palladio, nella contrada detta la Zuecca; uno de' più rinomati ed augusti. Nel dì 14 Luglio 1577 si pubblicò essere già libera da ogni male la città, e nel dì 30 del detto mese, fattasi processione solenne, si sciolse il pubblico sacro voto, visitatosi quel tempio dal Serenissimo Principe in devoto e sfarzoso apparato, colle compagnie de' Magistrati e del popolo.

A memoria di quel funesto contagio sussiste quivi nella chiesa di s. Rocco una lapide, in cui ne son denotate alcune particolari notizie.

Nel 1578 si spiegò il contagio nell'Istria, che vi afflisse specialmente la città di Parenzo. Esso però fu arrestato dai saggi provvedimenti, ordinati dal Magistrato di Sanità di Venezia.

Così fu nel Regno di Candia nel 1592, trovandosi ancora felicemente soggetto alla Veneziana Repubblica, perchè quel suo provvido e sollecito magistrato, benchè sì da lungi fosse da quella regione, vi accorse colle sue discipline, e vi arrestò il corso delle sue stragi. Ne represse pure la violenza, che da Trieste, donde s'era appiccato il mal contagioso nel 1601, aveva preso a stendere sulle terre all'Istria conterminanti, e ai Veneziani soggette. Le quali tutte cose, in questa nota riunite, io le trassi dagli atti, che nell'archivio si trovano del Supremo Magistrato della Sanità di Venezia.

[23]. Fra l'altre cose, soprattocche nel testo, stravagante e singolare fu il caso occorso ad un appestato; il quale una notte da se si appiccò, lasciando scritto alcuni versi, che soggiungo, ritenendo l'ortografia dell'autore:

«Sia per inteligenza,

Come per publicar l'altrui innocenza