[57]. Orta od Arta, antica città della Mesopotamia all'Oriente dell'Eufrate, distante 33 leghe da Aleppo. Essa è l'antica Edessa.
[58]. Adena o Aden, gran città dell'Arabia Felice, al S. E. di Mocca; contiene da cinque a seimila case.
[59]. Marasch o Merach, Germanitia; antica città dell'Asia, capitale di un Bascialick, e residenza di un Bascià, distante 24 leghe ai N. E. da Adena, due o tre giornate da Aleppo. Faceva una volta gran commercio di Scammonea, che in considerevole quantità raccogliesi nelle vicine montagne.
[60]. Questa lettera la quale esiste negli archivj dell'impero scritta in lingua russa, e che si rileva sottoscritta dal principe Petrovich Pronsky e da altri, è del seguente tenore:
«Nei mesi di luglio e di agosto dell'anno passato abbiamo già avuto l'alto onore di riferire a Vostra Maestà, che il popolo, a motivo dei nostri peccati, andava repentinamente ed in gran numero morendo sì nella capitale, che nei luoghi vicini. Un'eguale sorte ci colse nelle nostre terre, motivo per cui le abbiamo abbandonate, e ci siam rifugiati nella capitale. Ed in quest'anno la peste dal dì di S. Simeone in poi ha giornalmente aumentato, ed infierì con sì grande veemenza, che tanto nella città che nei sobborghi non rimase se non se un picciolo numero di cristiani. Tutti gli Sterlizi sono morti, e nè anche uno vi scampò; e perciò nessuno esiste che possa andar a montar la guardia del castello. I comandanti de' reggimenti de' Sterlizi, signori di Kakowinsky e di Gompkin, morirono, così parimente pressochè tutti gli altri ufficiali di questi reggimenti. Nè nelle chiese principali, nè nelle succursali celebrasi l'ufficio divino, per esser morti quasi tutti i sacerdoti. Ciò nulla-ostante si recitano ogni giorno, abbenchè con grande difficoltà, le sante preci nella cattedrale. Tutti i cristiani muojono di tal maniera senza confessione e senza comunione; e vengono sepolti senza sacerdoti e senza alcuna ecclesiastica funzione. Tanto nella città che nei sobborghi giace insepolta una gran quantità di cadaveri, che divengono pasto dei cani, non trovandosi alcuno che sia in caso di scavar le fosse e seppellirli, mentre tutti quelli che di tale officio erano incaricati morirono anch'essi, e que' pochi del popolo che sopravvivono ancora, non osano avvicinarsi ai corpi morti, in veggendo tali giudizj di Dio. Tutte le nostre abitazioni sono deserte: quasi tutti i nostri servi sono morti, e noi aspettiamo ad ogni momento un'egual sorte.»
[61]. Il bar. di Asch, protomedico dell'esercito, spose i caratteri della peste, che regnava a Yassy, e negli altri luoghi della Moldavia, e ciò in una sua bella descrizione pratica per lettera scritta dal campo della peste al suo fratello a quel tempo medico in Mosca; e piacemi di soggiugnerla, tradotta dal Martens dall'originale tedesco, riputando pregio dell'opera, l'arrichirla di questa giunta, fornita di certa esatezza e verità, che nell'esercizio dell'arte giova pur assai alla più sollecita conoscenza delle malattia.
«Vario modo homines afficit; aliqui lente aegrotant, de capitis dolore per aliquot dies conquerentes, tanquam a vaporibus accensorum carbonum orto, mox remittente, mox iterum graviore; nec non aliquando intermittit, et redit. Per intervalla dolores vagos in pectore et precipue in collo sentiunt, sensim debiles et morosi fiunt, quasi temulentes, soporosi. Peculiarem gustum, et deinde amaritiem in ore percipiunt; mingendoque ardorem in urethra (symptoma initio febrium frequens). Haec excipiunt frigus et calor, omniaque pestis confirmatae symptomata. Sudor criticus morbum aliquando solvit ante exanthematum et tumorum eruptionem. Qui celerius vehementiusque a contagio afficiuntur, post cibum nimis lautum, iracundiam, vehementiorem corporis motum etc. subito corripiuntur cephalalgia, nausea, vomitu, cum oculis inflammatis, lachrymantibus; simul sentiunt dolores in partibus ubi bubones et carbunculi erupturi sunt. Non ingens calor febrilis observatur; sed pulsus nunc plenus, durus, nunc parvus, mollis, et vix percipiendus est, saepe intermittens, at praesertim debilis. Haec comitantur debilitas, lingua alba, cutis arida, urinae citrinae aut turbidae sine sedimento, et in pluribus diarrhoea difficile sistenda: tandem deliria, bubones, carbunculi, petechiae.
[62]. Il corteggio de' sintomi della peste è così vario, così numeroso e grave, che non solo riesce impossibile di poter stabilire il valor respettivo di ciascuno dei detti sintomi, poichè dipendono dall'alterazion simultanea di più sistemi, senza esser patognomonici di alcuna affezione organica in particolare; ma il loro complesso altresì, cioè la malattia, si presenta non di rado sotto un aspetto così ingannevole, così vario e proteiforme, specialmente nei primi attacchi, che riesce assai difficile ravvisarla e poter apprezzarne giustamente l'indole sua, la sua gravità. La Storia è piena di esempii di uomini sommi e per ogni altro riguardo riputatissimi, che si sono fatalmente ingannati nella diagnosi di questo morbo; e dalla stessa storia rilevasi quanto gravi e funestissime sien state le conseguenze dei loro falsi giudizii. Li quali fatti, mentre provano da un lato la difficoltà di conoscere al primo aspetto questa insidiosa malattia, mostran dall'altro quanto importi di bene studiarla, e come sia dispiacevole il vedere che mentre somme immense si spendono per coltivarsi nei varii rami dell'istruzion pubblica, lo studio si trascuri di que' morbi gravissimi di contagio specifico, che tanti gravi danni hanno recato e recano all'umanità, e che mietendo a migliaja le vittime cangiano i più floridi paesi in deserti, e per secoli diseccano ogni sorgente di pubblica prosperità. Tutta la scienza della peste consiste in ciò. 1.º Conoscenza immediata della malattia. 2.º Pronto isolamento. 3.º Disinfettazione. Tutto il resto non è che lo sviluppo e l'applicazione di questi principii generali, di questi cardini principali su cui posa tutto il grande edificio della dottrina della peste e delle altre malattie pestilenziali a contagio specifico. La cura propriamente detta, è compresa nella terza parte.
Se la peste come ogni altro contagio pestifero non viene conosciuta in tempo; se i medici poco esperti, al suo comparire non la conoscono; se ravvisata non son pronti a manifestarla, ma si perdono in questioni od incertezze; ovveramente, dominati da basse ragioni e da vili riguardi, van per le lunghe, non dicono niente, o dicono poco in modo ambiguo e vago per paura di ferire degli opposti interessi, delle contrarie opinioni potenti; se le Autorità, che hanno in mano la gran mola dei mezzi capaci di procurare la comune salvezza, si lascian dominare da estranee mire, da prevenzioni, e fanno uso della loro autorità sol per imporre silenzio ai medici, e per regolare secondo le proprie viste la pubblica opinione; il morbo intanto s'avvanza, fa progressi; ed una volta penetrato che sia in una Città, in un Distretto, in una Provincia, da un solo centro d'infezione per mille vie, per mille mezzi, a grandissime distanze s'insinua, si dirama, e le sue armi assassine diffondonsi così, ch'è quasi impossibile tenervi dietro. Quindi le misure sanitarie prese tardi, riescono per ordinario frustranee ed inefficaci, quando per occulte vie, per clandestine comunicazioni, ovveramente in conseguenza dell'ignoranza o dell'indolenza di quelli cui era affidato il deposito della pubblica sicurezza, ha già penetrato, ed avuto il tempo di spargere qua e là i suoi semi mortali.
Non è questo il luogo ch'io debba trattare dei sintomi della peste, e di quanto importa sapersi per bene conoscerla e ravvisarla in tempo. Verserò diffusamente sopra questo argomento nei successivi volumi.