Che in alcuni si conserva la serenità della mente;
Che talvolta la peste mentisce una vera febbre intermittente. Dura il freddo per alcune ore, poi il caldo succede, ec.;
Che nel principio vi ha spesse volle apiressia perfetta.
Fra le eruzioni esterne le petecchie sono le prime a comparire. Esse s'incontrano nel più gran numero dei casi, e più spesso delle altre eruzioni anche nei primi colpiti. Nel principio della peste compariscono d'ordinario i soli esantemi, indi esantemi e buboni, poi esantemi, buboni, carboni, e tutto quel terribile e funesto corredo di sintomi che suole accompagnare la peste allorchè è avvanzata o giunta al suo maggiore incremento: p. es., oltre i sintomi già descritti, deliquii; oppressione; vomito di materie nerastre; diarrea; dissenteria; singhiozzo; pustule carbonchiose; echimosi di diverso colore e grandezza; vibici; emoraggie dal naso, dal petto, dallo stomaco, dall'utero, profluvii sanguigni di ogni specie; aborto; quantità di vermi, specialmente nei fanciulli e nei giovanetti; veglie; sogni spaventosi; visioni di spettri; contrazioni muscolari; convulsioni; affezioni soporose, delirio, frenesia; finalmente la morte, d'ordinario senza lo spettacolo dell'agonia. Nel corso della peste si osservano buboni non solo agli inguini, alle ascelle, alla regione delle parotidi, ma alcune rare volte eziandio alle regioni cervicali, e più di raro ancora nello spazio popliteo.
Avvicinandosi lo stadio di reazione scompare la vacuità arteriosa; il polso si rialza, talvolta diviene duro, pieno, vibrante, e d'una frequenza dalle 90 alle 100 pulsazioni; la faccia si anima, si esalta; il globo dell'occhio riprende la sua mobilità; la respirazione resta frequente, la favella si rialza, l'agitazione generale s'accresce. — A contagio avvanzato la flessibilità del cadavere è costante. —
Il corso della malattia, come s'è detto, è rapido. La peste dura 2, 3, 4, 5, 7, o 9 giorni. Parecchi muojono dopo 10 o 12 ore di decubito, un buon numero nello spazio di 24 ore; la maggior parte fra il secondo e quinto giorno. Alcuni improvvisamente, quasi colpiti dal fulmine, cadono morti, prima ancora che s'abbia potuto concepire il sospetto che abbiano la peste.
Ogni peste ha i suoi sintomi proprii, ed il corso di una pestilenza differisce sempre da quello di un'altra. Non tutti i sintomi sopradescritti affliggono tutti i malati. La malattia viene accompagnata ora dagli uni ora dagli altri.
I pochi che superano la peste soffrono spesso gangrene ai piedi, debolezza, vertigini, torpore della mente, ed una certa inattitudine o lentezza nel combinare le idee, ulceri di difficile guarigione, induramenti glandulari, ed altre penose reliquie.
Percorrendo le varie storie delle pestilenze descritte nel presente volume, si potrà forse formarsi più chiara e precisa idea della singolarità e violenza de' sintomi che accompagnano questa terribile malattia, del suo andamento, e della difficoltà di riconoscerla al suo primo apparire.
[63]. Mense Augusto omnia tristiora: crebra ubique funera: ægri a suis passim derelicti sine indice moriebantur: quidam levamen sub dio quærentes a casis proreptabant: nonnulli, vi morbi in furorem acti, quaquaversum discurrebant, et ubi sors tulit exanimes concidebant: superstites, contagione polluti, pars in sylvas; ipsi sibi exitio fuluri, confugiebant; pars ad illibatos divertebant, et hos pariter inficiebant (Chenot de Peste Transilvanica annorum 1770-71).