La vigilanza pubblica può agevolmente prevenire moltissimi mali della Società, e segnatamente quelli che dipendono dalla diffusione delle malattie popolari di contagio specifico, andando incontro ad esse con mezzi pronti, attivi ed efficaci. Per sì nobile scopo la scienza della legislazione è considerata la più sublime teoria della beneficenza, l'incombenza più bella che l'uomo possa proporsi sulla terra. È dessa quella che prende cura degli uomini come nazione e come individui, li protegge, li difende, e fa sentire a tutti quelli che non sono in istato di difendersi da sè i frutti delle sue benefiche cure, delle sue amorose sollecitudini, dei saggi suoi provvedimenti. Molto possono le misure sanitarie opportunamente prese e con energia sostenute, molto i mezzi profilatici debitamente usati; e migliaja d'individui, intere popolazioni, a mercè di quelle e di questi, scamparono da gravi ed imminenti rovine. All'incontro, sommi danni e sventure sono da attendersi allorchè i Magistrati, cui è affidato il gran pensiero della pubblica sicurezza, per negligenza, per insano indifferentismo, per basse passioni, o particolari riguardi trascurino gli opportuni presidii di difesa, o ad essi faccian ricorso troppo tardi, quando il male ha fatto progressi, e, non capendo più fra i cenci sozzi del povero, è già trascorso fin nei palagi dei ricchi e potenti. Allora, per ordinario, molte misure sanitarie vengono prese. Si fanno succedere le une alle altre tumultuariamente in mezzo al generale disordine; e quantunque non s'abbia fiducia di domare per esse il male, pure vi si mette molta fretta nel porle in pratica, per ischivare il rimprovero e la taccia d'inoperosità. Ma ridotte le cose a tal punto, ogni mezzo di difesa, per quanto valido sia, non ha che debolissima efficacia. Il male s'è già dilatato ed ha fatto progressi. Non si può più arrestarlo. Si conosce lo sbaglio, ma è troppo tardi per rimediarvi. I malati, i morti, i moribondi, i superstiti, che avviliti dal timore sono già malati prima che la malattia li colpisca, ve lo rimproverano ad ogni istante. Tutto e tutti, ogni cosa, ogni fatto, ogni circostanza ve lo ricordano. Si vorrebbe pur riparare, ma non è più tempo. Il tempo in cui si poteva tutto salvare è sfuggito. Lo si è miseramente perduto in quistioni, in incertezze, in ambage, in misure ridicole e vane. Non restan più che i rimorsi ed un tardo pentimento. Tali sono le conseguenze della cieca incuria, dell'improvvida condotta dei Magistrati in circostanze di contagio, tratti essi stessi non di rado in inganno dai falsi giudizii, dalle discrepanti opinioni dei Medici, in nessun'altra circostanza così scandalose e fatali quanto in tempi di peste, dalle temerarie voci del popolo, che spesso vuol farla da giudice anche in ciò che non conosce nè intende, e da altre ragioni. La storia generale delle pesti abbonda di esempii funestissimi di pestilenze devastatrici derivate da simili sbagli; mentre con una maggior vigilanza, con misure sanitarie adattate, pronte ed efficaci, ed una direzione più cauta e saggia per parte delle pubbliche Autorità, si avrebbe potuto facilmente por argine alla diffusione del contagio ed evitare tante sciagure alla misera umanità, i cui più preziosi interessi sono stati irreparabilmente traditi da quelli stessi cui incombeva l'obbligo di tutelarli.
A nostro conforto però dobbiamo con compiacenza osservare, siccome i Governi di Europa vegliano con attenta cura alla nostra conservazione, e si prestano solleciti a tener lontano dalle suddite popolazioni le pestilenze e gli altri contagi. Già il provvidissimo sistema d'isolamento dei Lazzeretti, che costituisce il più valido baluardo di difesa contro l'importazione della peste, della cui prima istituzione è dovuto il merito alla saggezza dei Veneti ([c]), e caute leggi sanitarie, esistono in piena attività presso i diversi Stati di Europa. Già Lazzeretti, contumacie, espurghi ed altri sanitarii provvedimenti si incontrano oggidì anche nei paesi d'Oriente, però in istato ancora assai imperfetto, e tali da non ispirare fiducia, specialmente a quelli che conoscono l'intolleranza de' Turchi per ogni sorta di disciplina o vincolo sanitario, ed il loro cieco fatalismo ([d]). La pubblica Amministrazione Sanitaria posta essa pure nella via del progresso, e seguendo il movimento generale del secolo, si studia di riformare i suoi regolamenti, le sue dottrine, migliorare e semplificar le sue pratiche, e nella maggior estesa delle relazioni commerciali coi paesi d'Oriente, conciliare, per quanto è possibile, gli eminenti riguardi della pubblica sicurezza coi grandi interessi commerciali delle popolazioni di Europa; e finalmente, guidata da saggio consiglio, cerca di meglio conoscere per mezzo di una più illuminata sperienza il potente nemico che deve combattere, ajutata in sì importante e difficile impresa dai mobili sforzi d'intrepidi ed abili Medici, che con un coraggio ed una negazione di sè medesimi degni dei maggiori elogi si dedicarono a studiare la peste negli stessi paesi d'Oriente, ed a raccogliere utili ed importanti osservazioni sul campo stesso di battaglia, negli stessi spedali dei pestiferati, colà dove eran maggiori le stragi, cercando la peste, per così dire, con altrettanta sollecitudine ed interesse, quanto altri ne avrebbero potuto porre nell'isfuggirla. Pure, a malgrado sì nobili e coraggiosi sforzi; a malgrado la maggiore esperienza acquistata in tale materia, ed i progressi fatti dalle scienze fisiche; nullostante le provvide disposizioni dei Principi, lo zelo e le cure dei Magistrati, la scienza sanitaria, e segnatamente quella parte che risguarda la sanità marittima, carica tuttora del pesante fardello delle vecchie sue istituzioni, non potè fare di molti progressi, nè tener dietro ai passi arditi dello spirito umano nelle altre parti dello scibile. Arrestandosi col pensiero ad indagare le cause di siffatto ritardo di avanzamento di una scienza sì utile, non si può non meravigliarsi che tale arrenamento abbia potuto accadere a malgrado l'influenza di un secolo sì fecondo di lumi e di scoperte; e dove la smania di addottrinare i proprii simili e diventar celebri nella via del progresso sembra abbia promosso una gara d'innovazioni, e segnata una nuova Era nel cammin della vita. Ciò molto più dee sorprendere, quanto che nella maggiore e sempre crescente estesa de' commerciali rapporti coi paesi d'Oriente; nel maggiore avvicinamento dei varii popoli e nazioni lontane; e mentre questo avvicinamento con ogni sorta di mezzi e nuovi e potenti si promuove da ogni parte e si accelera, doveva esser sentito possentemente il bisogno di alleggerire i pesanti vincoli delle sanitarie riserve, per quanto ciò far si potesse senza pericolo, e conciliare la tutela della salute pubblica in modo da meglio corrispondere ai bisogni ed agli altri grandi interessi sociali.
Nel senso forse di queste idee e con tale divisamento; nel più sentito bisogno di un più libero movimento delle relazioni commerciali, nei maggiori sussidii di cognizioni scientifiche, e meglio sorretti dall'esperienza, alcuni Governi di Europa introdussero in questi ultimi anni modificazioni e riforme nei loro sanitarii sistemi contumaciali, e promossero quistioni, dalle quali chiaramente si scorge la felice loro tendenza a liberarsi da alcune vecchie pratiche sanitarie pesanti e superflue, e stabilire d'accordo un sistema contumaciale più ragionevole, e più vantaggioso ai progressi della navigazione e del commercio, ed agli altri grandi interessi della Società.
Probabilmente con tale scopo legislativo il Governo Francese nell'anno scorso facendo un officioso appello alla scienza medica ([e]), manifestò il desiderio d'intervenire nelle grandi quistioni relative alla peste. Questa lodevole iniziativa richiamò al pensiero la felice idea di un Congresso sanitario Europeo, annunciata prima nel 1832 dal professore Magendie, nel 1833 dal Dott. Cervin, il celebre agitatore anticontagionista, riprodotta poi e sostenuta con molto calore nel 1838 dal Dott. Bulard de Méru, che dimorava allora a Costantinopoli, osservatore distinto e zelantissimo, uno dei più intrepidi ed abili Medici fra quelli che incaricati dal Governo Francese di osservare e studiare la peste nei paesi d'Oriente, vi si dedicarono con mirabile intrepidezza e perseveranza, e con reale utilità della scienza. Secondo le annunciate idee e le opinioni che ci siamo potuti formare intorno al detto Congresso, pare ch'esso dovesse esser composto di Medici e di uomini di Stato, da nominarsi dalle varie potenze marittime di Europa, nella vista del miglior servizio sanitario e del maggior utile pubblico; che detto Congresso dovesse versare sui mezzi di migliorare le pratiche e discipline sanitarie attualmente impiegate in Europa per preservarsi dalla peste e dalle altre malattie di contagio specifico; estendere le sue dotte investigazioni sopra tutto ciò che aver poteva relazione con questo grande argomento; per quindi, partendo da dati più positivi, e sulla base di una più estesa ed illuminata esperienza, adottare d'accordo un Piano di Regolamento contumaciale e di espurgo più uniforme e più ragionevole, cauto, saggio, e adattato a guarentire pienamente la pubblica sicurezza; ma nello stesso tempo più conciliatore, più corrispondente ai bisogni della navigazione e del commercio, ed agli altri grandi interessi della Società: che a tale effetto dovesse detto Congresso occuparsi di una giudiziosa riforma di tutte le pratiche sanitarie inutili e irragionevoli, di un soverchio mal inteso rigore, che introdotte dalla pusillanimità e dalla paura in secoli d'ignoranza, in tempi di spavento e di terrore, allorchè era frequente in Europa l'imperversar della peste, vennero poi mantenute in vigore per cieca venerazione alle antiche leggi e pratiche sanitarie, o per materiale abitudine, per incuria, e più probabilmente per difetto di cognizioni e di coraggio necessarii per modificarle.
Giustamente osserva il Dott. Bulard nel suo foglio La peste, che il vero ed unico mezzo per conseguire lo scopo cui ebbe in mira il Governo Francese nella indicata sua iniziativa era appunto quello della riunione del detto Congresso; «giacchè le opinioni staccate dei Medici e delle persone più illuminate del Levante non condurranno mai ad alcun utile risultamento, e per esse ne andrà fallito lo scopo.» E nemmeno è sperabile che giunger si possa a conseguire tal fine col mezzo dell'officiosa corrispondenza fra i varii Governi; mentre, oltre che ciò esigerebbe un tempo assai lungo per consumarne le pratiche, riuscirebbe assai difficile, se non impossibile, metter d'accordo le varie opinioni col mezzo di Note e di scritti, e pervenire felicemente ad un'utile conclusione. Un argomento bene sviluppato a voce e discusso, nel quale si vada mano a mano incontrando le diverse quistioni, e sciogliendo le obbiezioni dell'opinione contraria, può esser consumato e concluso con reciproca persuasione e convincimento in una o due sedute, mentre lo stesso argomento trattato per note o per rapporti scritti richiede sovente un'inutile scritturazione di anni, senza che riesca di persuadersi a vicenda, e senza nulla concludere. L'esperienza acquistata in un lungo servizio sanitario di trentasei anni mi ha convinto di questa verità, e della poca utilità che si può sperare di cogliere dal molto scrivacchiare nei sanitarii argomenti; e quanto facilmente abortiscano i migliori progetti per siffatto sistema, atto solo a popolare di carte inutili i polverosi archivj. Oltre di che; allorquando la discussione di simili grandi progetti di economia speciale viene assoggettata alla tarda rutina d'ufficio, ed al consueto lento metodo delle moltiplicate scritture, è assai più facile che le forme viziose de' privati interessi riescano ad eludere le buone intenzioni dei veri amici del bene, e rimanga sfigurato o tradito l'interesse universale della società; giacchè, trattandosi di una materia di non comune nè facile intelligenza, il linguaggio della privata ambizione, della bassa gelosia, dell'invidia, giunge più facilmente a mascherarsi sotto le mentite sembianze del zelo della cosa pubblica, dell'amore del bene, del giusto; e non solo l'ipocrisia, ma la temerità e la boriosa ignoranza elevate a maestre pervengono con maggiore facilità ad imporre agli altri col loro facile sentenziare, coi loro sofismi; mentre all'incontro in un Congresso di dotti, in una conferenza di Medici intelligenti e sperimentati, di uomini di Stato saggi ed illuminati, istrutti dell'argomento su cui sono chiamati a discutere, non è facile che la temerità possa tener luogo di scienza; ed ove per mala ventura l'ipocrisia o l'ignoranza giungano ad insinuarsi, non sono al caso di spacciare la loro falsa moneta, ma vengono invece costrette a starsene silenziose e ritirate nel proprio guscio per ischivare la vergogna e il ridicolo della lor posizione, della lor nudità.
La proposizione relativa al sopraccennato Congresso, fatta pubblica a cura dello stesso Dott. Bulard, non mancò, per quanto si potè raccogliere dai pubblici fogli, di essere bene accolta e trovare appoggio presso le grandi Potenze di Europa, siccome quella che appariva avere in sè un carattere di saggezza e di verità, e si avvisava ad un mezzo più di qualunque altro valevole ad ottenere felici risultamenti pel bene dell'umanità e pei grandi interessi del Commercio e della Navigazione degli Stati di Europa.
Se non che, agendo con la necessaria cautela, prima di devenire ad una determinazione definitiva sopra questo grande argomento, ed alcuna cosa concludere, pare, siasi cercato di bene conoscere quali effettivamente fossero le idee ed il piano di questo nuovo riformatore de' sanitarii sistemi, che chiamato a far parte del detto Congresso, avrebbe certamente esercitato su di esso e sulle di lui conclusioni una grande influenza, sì pel vantaggio che sopra gli altri membri gli avrebbe accordato una più estesa, più lunga e più fortunata esperienza, e quella certa rinomanza che in tale materia aveva saputo procacciarsi in Europa, sì perchè gli uomini coraggiosi e di grandi volontà esercitano ordinariamente una possente influenza sopra le opinioni degli altri, e sopra le deliberazioni dei corpi cui appartengono, specialmente allorchè sono eloquenti. Nè fu malagevole di ciò conoscere, giacchè lo stesso Dott. Bulard non esitò a fare di pubblico diritto le sue idee ed i suoi pensamenti intorno al detto Congresso; che anzi le comunicò egli stesso in data di Berlino al redatore del Journal des Débats, il quale le riportò nel suo foglio del 10 Novembre 1838. E nel giorno 16 dello stesso mese il Dott. Bulard medesimo lesse in una sessione pubblica della I. R. Società medica di Vienna una sua Memoria, nella quale francamente espose i detti suoi pensamenti e proposizioni relative al Congresso. Non saprei dire quali sieno stati i risultamenti di tale precoce apertura, nè quale impressione abbiano fatto le idee del Dott. Bulard sull'animo e nell'opinione dei dotti e riputatissimi Medici che assistettero a quella sessione, alcuni de' quali sono autori di opere di molto merito, sulla peste, ed hanno avuto occasione di osservare da vicino e studiare quella malattia in mezzo alle stesse sue stragi. E nemmeno mi trovo in istato di poter asserire con fondamento bastante, se in quella Memoria, in cui l'Autore palesa molta dottrina, e comunica bellissime e veramente pratiche osservazioni sulla peste, non siasi forse creduto di ravvisare nel proposito della progettata riforma, alcune idee strane, proposizioni azzardate e veramente inammissibili, per cui siasi alquanto menomato il fervore della pubblica opinione a di lui riguardo. Quello unicamente che mi venne fatto di conoscere e che posso asserire come positivo si è, che il chiarissimo Dott. Knolz, Consigliere effettivo di Governo e Protomedico presso la Reggenza dell'Austria Inferiore, in una delle successive sessioni della stessa grande Società dei Medici di Vienna, tenutasi il giorno 2 Febbrajo a. c., che fu onorata dalla presenza delle LL. AA. II. gli Arciduchi Francesco Carlo, Luigi, e Massimiliano, non che di S. A. il Cancelliere di Casa, Corte e Stato, Principe di Metternich, di S. E. Ministro di Stato e di Conferenze Co. di Kolowrat, di parecchi Magistrati Superiori, e Membri del Corpo Diplomatico, il Dott. Knolz, dicesi, valendosi anche dei materiali raccolti nelle precedenti sedute, tenne un interessante discorso sulla peste orientale, nel quale vennero presi in particolar esame varj punti toccati dal Dott. Bulard nella preaccennata sua Memoria, e parlò delle sperienze degli antichi e moderni osservatori di tale materia, delle lunghe benemerenze che l'Austria s'è acquistata colle sue quarantene in riguardo a tutta l'Europa, sulle ragioni più gravi che non permettono di risguardare le viste e proposizioni del Dottor Bulard come una base sicura delle riforme; e conchiuse finalmente esponendo l'opinione, che il mezzo più certo di sciogliere i quesiti più importanti sulla peste sarebbe quello di spedire nei paesi del Levante alcuni Medici, incaricati d'istituire diligenti ricerche. Questo Discorso del riputatissimo Dottor Knolz venne accolto con applauso. Non mi è noto che cosa sia avvenuto in seguito del surriferito Progetto avanzato dal Dott. Bulard, non avendone più fatta menzione i Giornali. Soltanto mi fu dato di rilevare dalla Gazzetta Medica di Parigi del 17 Agosto scorso N.º 33, che lo stesso Dottor Bulard aveva presentato nel dì 5 Agosto a. c. a S. E. il Ministro del Commercio e dell'Agricoltura del Governo Francese un Progetto di riforma Sanitaria, il qual Progetto è stato poi pubblicato colle stampe[1]. Forse più gravi ed importanti quistioni politiche hanno impedito ai Ministri delle grandi Potenze di occuparsene. Forse le ragioni addotte dall'opposizione indussero i Governi in un'opinione contraria. Forse si ritornerà ad esso in altro più opportuno momento; giacchè se il Progetto del surriferito Congresso Sanitario Europeo è buono in massima, utile, e tale da ripromettersi di ottenere per esso grandi vantaggi a favore della società, e segnatamente atto a togliere, per quanto fia possibile, tutta sorte d'inciampi inutili e dannosi alle relazioni commerciali sempre più crescenti col Levante, non è a credere che le Potenze abbiano intenzione di abbandonarlo perchè sono state forse esternate immaturamente delle proposizioni assurde ed inammissibili sul modo di attivarlo, e di mandare ad effetto le contemplate riforme. Ove s'abbia convenuto sulla massima, deve esser facile intendersi e concretarsi intorno ai modi ed al piano migliore di mandarlo ad esecuzione, sui mezzi e misure di dettaglio onde cogliere con maggior sicurezza l'utile scopo cui s'ebbe in mira nell'idearlo.
Tutto ciò è pura storia. Valga questa breve digressione a richiamare la pubblica attenzione sopra un subbietto ch'io ravviso della massima importanza e meritevole delle alte considerazioni dei Governi di Europa, specialmente nei tempi presenti, nello stato e andamento attual delle cose, e nel sussistente reale bisogno di meglio regolare le nostre relazioni commerciali coi paesi del Levante, oggidì molto estese. Ritornerò in altro luogo sopra questo importante argomento, ed entrando nel midollo della quistione procurerò di svilupparla nel miglior modo che per me si potrà. Ora riprenderò il filo del mio discorso sulla materia trattata in questi volumi.
Il soggetto che ho intrapreso a discutere è assai vasto. Esso abbraccia le più importanti quistioni d'igiene pubblica, di economia sanitaria, e di medicina. L'analizzarlo in tutta la sua estensione, e sotto tutte le viste scientifiche, economiche, e politiche, era impresa assai ardua e difficile, superiore alle mie forze, ai miei mezzi. Mi sono quindi limitato a scrivere il mio libro così come mi dettava la mente, e secondo lo richiedeva il bisogno de' tempi e delle circostanze, avendo in vista principalmente l'utile pubblico. Ho esposto le mie idee con franchezza e verità, e procurai di presentare quelle degli altri sotto l'aspetto più favorevole allo scopo che mi sono proposto, nel miglior ordine, e colla maggior chiarezza che per me si potesse. Negli avvertimenti e norme che ho creduto di dover dare a guida degli inesperti, ho seguito principalmente le regole pratiche dell'esperienza, ed ho procurato di esporre le cose in modo che sia facile leggere l'avvenire nel passato, e da ciò che ha detto la storia, si possa giudicare di quello che non ha detto punto. Ebbi in mira particolarmente di richiamare sopra questo grande argomento l'attenzione di quelli che governano, delle Magistrature di Sanità, e delle persone dell'arte; nè lasciai di entrare in dettagli qualunque volta mi parve potesse occorrere per tracciare una guida alla moltitudine, e delle norme alle differenti classi di persone costituite nel caso di averne bisogno. Senza sortir dalla folla, e camminando col movimento degli altri, ho cercato di tener dietro, per quanto ho saputo, ai progressi delle scienze fisiche e sanitarie, e di approfondare le mie osservazioni sopra alcune importanti quistioni relative alla grave materia, assoggettando le mie idee al rigoroso esame della ragione e dell'esperienza, e marciando con franchezza pel sentiero della verità senza lasciarmi intimidire dalle acutissime spine che s'incontrano su quella via. Il primo bisogno di quelli che governano i popoli è di conoscere il vero, giacchè in politica il vero non è che il buono e l'utile. Il primo dovere dell'uomo onesto e dabbene è di facilitare ai Governi questa conoscenza.
In quest'Opera, frutto sudato di molti anni di fatiche e di cure, e di una pericolosa sperienza, colta sul campo stesso della peste ed in mezzo ai suoi orrori, alle sue stragi, procurai di dare un'idea la più chiara che fosse possibile di questo morbo fatale, dell'indole sua insidiosissima, del suo carattere proteiforme e versatile, delle sue sembianze ingannevoli e menzognere, del suo corso rapidissimo e difficile ad essere arrestato, del suo aspetto spaventoso e terribile, de' suoi effetti luttuosissimi, micidiali e di generale desolazione, delle funestissime sue reliquie. Mostrai come difficile più che non si crede sia il ravvisarlo e conoscerlo al suo primo apparire, e come la medicina manchi d'ordinario di esperienza e di traccie sicure per tale pronto e sicuro riconoscimento, il quale costituisce la parte più importante e decisiva, non che la più difficile che la scienza medica sia chiamata a rappresentare nella pubblica amministrazione sanitaria, e nella quale parecchi grand'uomini e medici riputatissimi sono incorsi in gravissimi sbagli, fecondi di tristissime conseguenze ([f]). Per questa ragione appunto procurai di trattare con chiarezza, e nel miglior modo che per me si potesse, quella parte che risguarda l'etiologia della peste ed in ispecieltà i sintomi di essa, tanto particolari o patognomonici, che comuni ad altre malattie; acciocchè più agevole riesca in ogni caso il distinguerla dagli altri morbi coi quali suole confondersi, e più facile e più pronto ne venga il riparo. Parlai del contagio, de' suoi misteri, e delle sue differenti quistioni; dell'attività che esercita il principio pestilenziale sui varj sistemi dell'economia animale; delle vie per cui si propaga; della sua riproduzione; degli effetti o sostanze che si considerano esserne i depositarj; dei modi e mezzi di distruggerlo prontamente ovunque si annida; dell'influenza delle cagioni esterne sopra l'attività individuale; e di ciò che può promuoverla, menomarla, o distruggerla; della qualità delle lesioni fatte palesi col mezzo dell'autopsia cadaverica; dei mezzi curativi, e del poco che l'umanità può attendersi da essi nella malattia della peste. Mi trattenni più lungamente intorno al metodo igienico, ch'è il più utile, all'efficacia dell'isolamento e degli altri mezzi profilatici o preservativi; come pure intorno alla disinfezione ed ai varj suoi mezzi, differenti metodi, e pratiche usati per ottenerla. Nell'isvolgere questo importante argomento, appoggiato ad una più illuminata esperienza, ed alle verità e dimostrazioni della scienza, procurai di analizzare i varj presidj che, a tenore delle circostanze si richieggono all'uopo, non solo nei casi di minacciata salute, ma per quelli eziandio ben diversi di ricevuta infezione, a mercè de' quali si può sperare di pervenire a frenare la propagazione del male, ed estinguerlo prontamente e con minori danni allorchè è penetrato; e d'avvisare in somma alle varie specie di provvedimenti e d'ajuti, che in que' pericolosi e tristi frangenti l'umanità deve attendersi dalla provvidenza delle leggi, dai benefici ministri dell'arte salutare, e della religione, non che da quelle persone generose e benefiche, decoro e ornamento della specie umana, che spesse volte s'incontrano in siffatte grandi calamità pubbliche, le quali si fanno distinguere per magnanima carità, per eroico coraggio nell'affrontare qualunque pericolo allorchè si tratta di recar soccorsi, ajuto o conforto ai suoi simili: finalmente indicai modi e consigli, pei quali nelle calamitose e difficili circostanze di minacciata salute pubblica e di diffusa infezione, ciascuno conoscer possa come aver a regolare sè stesso, e provvedere alla propria salvezza ed a quella della propria famiglia.