Nell'ideare il piano di quest'Opera, avendo considerato, che chiunque si propone di coltivare una scienza ama di conoscere tutto ciò che in qualsivoglia modo alla prediletta scienza appartiene, e desidera aver notizia degli Scrittori e delle Opere che su quella scienza han versato, onde poter trarre da esse sussidj d'istruzione, e corredo di erudizione e di norme; stimai opportuno di raccogliere e compilare un Catalogo di Opere e Trattati sulla Peste e sulla pubblica amministrazione sanitaria, e lo disposi per ordine alfabetico, diviso nelle differenti lingue, secondo che sono state scritte, notandone il nome dell'autore, il titolo, l'anno ed il luogo della pubblicazione di ciascuna, non che il formato del libro, e le edizioni varie; aggiuntevi in fine alcune brevi osservazioni ed avvertenze sul merito ed importanza delle dette Opere e Trattati, e sulla parte che i diversi Autori han preso a trattare nell'argomento, secondo le loro differenti classi e professioni, per es. filosofi, storici, cronologisti, medici, teorici, pratici, contagionisti, anticontagionisti, ecc., indicandone alcuni, e facendo notare, siccome ne' casi dubbj, e nelle calamitose e difficili circostanze di peste o scoppiata o vicina, giovi attenersi a quegli autori pratici che ebbero a trovarsi in occasioni di peste, e che pubblicarono i loro scritti dopo aver fatte le loro osservazioni in mezzo alle stragi del morbo; le quali opere hanno quel solenne carattere di verità pratica e d'interesse, che le fa distinguere di leggieri, da chi non è ignaro della materia, dalle altre moltissime che appartengono ad autori che non hanno mai veduto la peste, e che per conseguenza non furono al caso di formarsi idee giuste e chiare sopra questo luttuoso argomento, ma compilarono le loro Opere trascrivendo qua e là le osservazioni degli altri fra gli ozii tranquilli dei loro gabinetti letterarj, e quindi non possono essere altrettanto proficue, nè servire di guida sicura per ben dirigersi nelle difficili circostanze di contagio. Nè qui intendo parlare di quelle altre appartenenti a certi cotali, i quali dominati dalla sciaurata smania di rendersi celebri nella via del progresso, non esitano a piantar cattedra su tutto ed in faccia a tutti; ed egualmente facili giudicatori anche nell'argomento assai dilicato e difficile della peste e della pubblica amministrazione sanitaria, spacciano con molta impudenza falsi principj e grossolani errori, i quali ripetuti e copiati dagli altri, si moltiplicano e si diffondono con danno reale della scienza e degl'interessi della società, senza che il pubblico tragga per essi altro compenso fuorchè una gran dose di presunzione e di temerità. Quantunque le dette bibliografiche notizie da me compilate formino un catalogo più ampio d'ogni altro finora pubblicato, e disposto con un certo ordine, per cui con minor fatica e minor dispendio di tempo si possa in tanta serie di autori trovar quelli a cui convenga di far ricorso; pure esso è ben lontano dall'esser completo. Molte opere, specialmente delle più recenti, non vi son registrate, perchè non mi venne fatto di conoscerle nè di trovarle descritte se non dopo eseguita la stampa dei fogli sui quali dovevasi riportarle. A questa mancanza riparerò con un Catalogo di supplemento che mi propongo di pubblicare in cima al volume che terrà dietro a questo, conservando lo stesso ordine, la stessa distribuzione, onde agevolare ed estendere ognor più anche con questo mezzo l'occorrente istruzione nell'importante argomento, ed additar nuove guide agl'inesperti.
Mi resta a far qualche cenno intorno alla storia universale delle pesti, che dai più remoti tempi fino al presente hanno afflitto l'umanità, la quale pure trovasi compresa in questi Volumi. Questo lungo lavoro, quantunque limitato alle pesti più memorabili, mi ha costato un'immensa fatica. Ed in vero; l'esame d'un gran numero di Opere e Trattati, i confronti necessarii e la scelta fra le descrizioni diverse delle medesime pestilenze, il dover separare il vero dal falso e dall'esagerato, fra le avviluppate fila delle differenti opinioni e sistemi, fra gli opposti interessi degli Autori diversi; l'esporre i fatti e le circostanze sotto l'aspetto migliore e più corrispondente alle viste dall'utile pubblico, nel modo più acconcio, acciocchè nell'esperienza del passato, nei varii luttuosi quadri posti sott'occhio trovar possano i Magistrati, i Governi, le persone dell'arte ed ogni classe di gente di che istruirsi per far cessare il bisogno e i pericoli dell'avvenire, per provvedere alla propria e all'universale salvezza; sceverare i fatti da tante circostanze di nessuna importanza, da tanti racconti, commenti, digressioni inutili e stucchevoli, prendendo di essi unicamente la parte utile ed interessante a sapersi, esiger doveva necessariamente molto studio e molta pazienza. Delle dette pestilenze alcune sono descritte più o meno diffusamente e dettagliatamente, altre non sono che accennate, aggiuntevi per lo più le cose più meritevoli di nota, p. es. l'indicazione di alcuni particolari fenomeni, o straordinarii avvenimenti, da' quali furono precedute od accompagnate. Dette storie sono esposte in serie cronologica, anno per anno, secolo per secolo. A piedi di ciascuna di esse ho indicato fedelmente gli Autori e le Opere che hanno versato su quella pestilenza e da cui quella descrizione avea tratta. Ed affinchè non restasse molto a desiderare a quelli cui cader poteva fra mani questa mia Opera, ho stimato di riportar per intiero tratte dall'originale tutte le belle e classiche descrizioni che abbiamo sulla peste, tanto in latino, che in italiano, o tradotte dal greco, p. es. quelle di Ovidio, Seneca, Tucidide, Lucrezio, Lucano, Silio Italico, Boccaccio, Machiavelli, Giannone ecc. Non ho compreso in questo primo Volume tutta la parte storica, come mi era proposto, perchè il libro sarebbe riuscito di soverchia grandezza e di forma tozza; sicchè ne trasportai una parte nel secondo, e precisamente quella che va dal 1770 al 1839.
Scrissi anche la Storia di quelle pesti delle quali fui testimonio oculare. Della Storia della peste mi sono particolarmente occupato, dappoichè sono convinto, che se vi ha libro utile a studiare per la conoscenza, preservazione e cura della peste, è appunto la storia delle pesti. La storia in generale è quella che schiude i suoi tesori all'occhio del saggio, e gli fa apprendere per l'esperienza del passato delle grandi verità utili di cui giovarsi pel presente, e pei bisogni, combinazioni e vicende dell'avvenire; e che, come dall'alto di una posizione superiore lo invita a delle grandi meditazioni per discernere il vero dal falso, in mezzo ai capricci delle ondeggianti opinioni, fra le controversie e i discordanti pareri delle persone dell'arte, e nell'oscurità ed incertezza delle opposte dottrine; è quella guida fedele e sicura che ci addita la vera via da seguire fra gli scogli delle varie passioni degl'inesperti e dei dotti, fra il conflitto degl'interessi diversi, fra le ridicole trasfigurazioni e le impudenti cicalate dell'insolente e stupido orgoglio; è la sola strada che può condurci con minor pericolo e più sollecitamente al sospirato porto di sicurezza. Non potrei quindi convenire nell'opinione del Dott. Bulard, esternata nella sopraccennata Memoria, che l'eseguimento di alcune misure di riforma farebbe della storia della peste un libro morto. Se la vera scienza è fondata sul vero; dove mai àvvi maggior vero che nella Storia, la quale è di esso conservatrice eterna? Una tardiva esperienza si paga sovente assai cara; l'anticiparla spetta solo alla Storia; e per ordinario non si conosce il prezzo di questa anticipata sperienza se non allorquando non v'è più tempo di profittarne.
Questo è quanto ho potuto fare di meglio lavorando molti anni sopra tale materia con particolare impegno e con una specie di predilezione, giacchè tutto ciò che allo studio della peste può avere rapporto m'interessa moltissimo; e sotto tale riguardo non posso che esser contento della mia posizione atta a favorire siffatta tendenza ([g]).
A malgrado i lunghi e perseveranti miei sforzi, sono ben lontano dal credere di aver fatto un lavoro completo; nè come tale pretendo di presentarlo al pubblico. Sarei molto contento ove sperar potessi di aver fatto un lavoro utile. Qualunque egli sia, i miei sforzi servir potranno se non altro d'impulso a quelli che scriveranno dopo di me per far meglio. Essi potranno di leggieri correggere ed ampliare l'Opera mia. Le mie osservazioni, le mie riflessioni potranno facilitare quelle degli altri; ed io applaudirò senza invidia agli allori che non avrò potuto cogliere. Per tal modo non sarà tutto perduto per l'interesse dell'umanità. Se le cose contenute in quest'Opera non sono nuove, nuovo sarà almeno il piano, l'ordine e la distribuzione delle materie. Alcuni principii, alcune massime sono tanto antiche che il mondo, ed un gran numero di precetti igienici e di verità pratiche sono altrettanto vecchie quanto il sentimento della propria conservazione, ripetute da tutti gli scrittori di tutti i tempi e di tutte le nazioni. Ad un Autore moderno sovente non resta che il merito della scelta, dell'ordine, dello stile e dell'applicazione alle circostanze. Il mio scopo non fu quello di aspirare alla gloria del genio, ma al merito di esser utile. Che se nel tracciare queste mie istruzioni ed avvertenze, nell'insieme di questa mia Opera, io non ho fatto conoscere il desiderio di contribuire per essa al bene ed alla felicità de' miei simili coll'allontanare da essi la più grande e la più desolatrice di tutte le calamità fisiche, io non avrò espresso il sentimento che più di tutti gli altri dominava il mio cuore nel compilarla.
NOTE
(a) In Italiano — Peste, peste bubonica, peste orientale, pestilenza, contagio, morìa. — In Latino — Pestis, pestilentia, febris pestilentialis, contagium pestilentiale, morbus pestiferum, lues pestifera. — In Francese — Peste, peste du Levant, peste d'Orient, pestilence, la maladie, fièvre pestilentielle, fièvre adéno-nerveuse; (Pinel.) — Inglese — Pest, pestilence, plague. — Tedesco — Pest, pestilenz, Beulen-pest, Menschen-pest. — Belgio — Pest, pest-koorts. — Danese — Pest, pestilents. — Svedese — Pest, pestilents. — Spagnuolo — Pest, pestilencia. — Portoghese — Peste, Pestilencia. — Russo — ПовѢшріе, моровое повѢшріе, чума, пагуба. — Polacco — Powietrze, powietrze morowe. — Illirico — Kugga, Bubba, Csumma o Ciumana, Moria, Morje, Mor. ([Torna] al testo)
(b) Pestis siquidem uno nomine Europa omnis de repente intremiscit: teterrimos illius effectus intuentibus horror ingruit atque terror et quantam miseriæ, quantamque illa afferat vastationem ii solummodo sibi possunt effingere qui tantæ cladis oculati testes fuere. Evolvantur cujusque temporis monumenta, perlegantur, si fieri potest, absque ullo animi motu innumeræ Pestis cædes, profunda illius vulnera, et miserrimæ diuturnæque in urbibus regionibusque vastatis reliquiæ. Quævis descriptio, accurata licet, longissime semper a veritate distabit (l'A. in alt.º l.º). ([Torna] al testo)
(c) Nei primi secoli dopo il mille le navi de' Veneziani solevano trasportare i crociati in Asia, e mantenevano un commercio molto attivo coi paesi del Levante, e più particolarmente coll'Egitto e colla Siria; commercio di cui i Veneti erano già in possesso molto tempo anche prima di detta epoca. Dette navi al loro ritorno, cariche di mercanzie, frutto degli ottenuti trionfi e del commercio, assieme colle ricchezze dell'Oriente portavano non di rado in patria anche la peste. Secondo il Gallicciolli ed alcune Cronache, pare, che dal 1000 a tutto il 1400, Venezia fosse stata travagliata dalla peste più di quaranta volte, e secondo altri autori più di sedici volte nel solo secolo XIII. Dissi pare, giacchè le notizie che abbiamo intorno alle pesti di Venezia sino al secolo XIV sono così confuse, che non si saprebbe precisamente dire se le regnate epidemie fossero state tutte di vera peste, ovveramente di altre malattie. Mi astenni perciò dal farne menzione, limitandomi ad accennarne alcune soltanto delle più memorabili (V. facc. 282, 284, 297, 318, 323, 419, ec.). Le più chiare ed esatte notizie che ci offra la Storia intorno alle pesti di Venezia di que' primi secoli si riferiscono a quella terribile del 1347-48, da cui l'Italia e l'Europa tutta fu crudelmente afflitta (V. facc. 419, 297), ed alle successive del 1361, 1377, 1381-82, 1391, e 1397. Che che ne sia; a malgrado la poca esattezza e precisione della Storia delle pesti di que' primi secoli, chiaramente apparisce, che prima dell'istituzione dei Lazzeretti, la maggior frequenza dell'importazione della peste in Italia seguisse sempre il maggiore o minor movimento delle relazioni commerciali coll'Oriente. La Repubblica Veneta, che, come si è detto, manteneva un esteso e quasi esclusivo commercio col Levante, nel quale non aveva altri concorrenti che i Genovesi e i Pisani, e dirigeva le sue speculazioni commerciali principalmente in Siria e nell'Egitto, mentre i Genovesi le indirizzavano in vece verso il Bosforo ed il Mar nero e facevano i loro affari in Costantinopoli, a que' tempi esente dal contagio; la Repubblica Veneta, dicesi, per le reiterate invasioni del contagio fatta accorta del pericolo in cui di continuo versava per tali frequenti e libere comunicazioni, dovette sentire prima d'ogni altra nazione di Europa il bisogno di stabilire un mezzo di provvedimento sanitario capace di preservare la Capitale ed i Veneti Stati dall'invasione di un morbo crudele, che l'avea tante volte contaminata e deserta, senza per ciò esser costretta di abbandonare il suo commercio col Levante, al quale essa doveva la sua ricchezza e prosperità. Nè tardo dovea venire alla mente de' Veneti il pensiero, che questo mezzo altro esser non poteva che l'isolamento delle persone e delle robe infette o sospette che provenivano per la via di mare dal Levante e che tutte dovevano fare scala a Venezia, onde toglierle così all'immediata comunicazione coi sani. E siccome Venezia è circondata da ogni parte da molte belle Isolette, le quali quasi tante ancelle forman corona a questa regina del mare; così, adottata l'idea dell'isolamento, è naturale che la Repubblica pensar dovesse a convertire una delle dette Isolette a ricetto delle persone e delle merci infette o sospette di pestilenza. Scoppiata essendo nuovamente la peste a Venezia nel 1403 (V. facc. 421), questa servì di potente impulso per determinare definitivamente la Signoria Veneta a mandare tosto ad esecuzione il divisato progetto. A questo fine la detta Serenissima Signoria in quel medesimo anno 1403 tolse agli Eremitani della regola di s. Agostino l'Isola che abitavano, e su cui fin dal 1249 avevano eretto un convento ed una chiesa col titolo di Santa Maria di Nazareth (forse perchè accoglievano ed assistevano i pellegrini infermi che ritornando da Terra Santa concorrevano a Venezia), la dichiarò di jus patronato della Repubblica, e istituì su di essa un Ospitale, dove ammetter si dovevano i poveri d'ambo i sessi afflitti dalla peste: al qual Ospitale assegnò la Chiesa, gli edifici, gli orti e le possessioni del soppresso convento. Sono stati destinati alcuni serventi, un Cappellano, ed un Priore con salario da pagarsi dal pubblico; e fu prescritto che l'Officio del Sale pagar dovesse tutte le spese di vitto e medicine. Ai Monaci Agostiniani venne assegnata, in cambio di quella che loro si aveva tolta, l'altra piccola Isoletta di Santo Spirito, dove Fra Gabriele de Garofolis Spoletano, ch'era il priore del soppresso convento di Santa Maria di Nazareth, uomo pio e di santa vita, fondò l'Istituto de' Canonici regolari. In seguito, oltre alle persone infette o sospette di peste, si mandarono in detta Isola all'espurgo anche le mercanzie che provenivano dal Levante. Per tal modo la Signoria Veneta fu la prima che con sano consiglio abbia pensato ad isolare le persone e le merci provenienti dall'Oriente, ed a sottoporle a contumacia; e colla istituzione de' suoi Lazzeretti diede bell'esempio all'Europa, e le insegnò il modo di preservarsi dal più micidiale e più temuto dei mali. E siccome con tre successivi Decreti del Senato, uno del 1448 e due del 1456, l'Isola ove mandavansi gli appestati e i sospetti, venne appellata Nazaretum, dall'antico nome forse della sua Chiesa, Santa Maria di Nazareth; così quel nome si conservò, corrotto in seguito dal volgo, che ripete materialmente le voci secondo il suono di esse senza conoscerne il significato e l'origine, cangiata la n in l, e Lazzaretto fu sempre in seguito chiamato quel luogo dove si isolavano le persone e le robbe sospette di peste per far quarantena. Di mano in mano che gli altri popoli d'Italia ed i stranieri ad imitazione de' Veneti andarono adottando nei loro Stati li medesimi presidj di difesa contro la peste, coll'imitazione delle stesse leggi e regolamenti di sanità adottarono pure lo stesso vocabolo dei Veneti per distinguere i loro Stabilimenti di Contumacia. Questa etimologia del nome Lazzaretto mi sembra abbastanza chiara e fondata sulla Storia, senza farla derivare dal mendico della parabola pieno di ulceri, nè da Lazzaro fratello di Marta e di Maria risuscitato dal Redentore N. S. G. C. come suppone il Muratori, e come lo trovo ripetuto da quasi tutti i nostri Dizionarj, forse perchè nella Palestina ed altrove si ponevano sotto la proiezione di S. Lazzaro gli Ospedali dei lebbrosi; e nemmeno da El hazar, Ospedale presso la Moschea del Cairo, come pretende Volnay; e molto meno poi da Jacopo Lanzerotti, che fu il primo Priore nel detto Ospitale di Santa Maria di Nazareth, come s'era pensato da alcuni altri. Perchè poi in tutti i migliori Dizionarj Italiani i detti luoghi per contumacie ed espurghi si chiamino Lazzeretti in vece di Lazzaretti, non saprei dirlo. Forse vi fu qualche Autore accreditato per conoscenza di lingua che per più eleganza così li nominasse, e gli altri poi si copiarono l'un l'altro senza ulteriori esami. Quell'antichissimo Lazzeretto, il primo che sia stato istituito in Europa nell'indicata Isola di Santa Maria di Nazareth, ampliato e ristaurato più volte, sussiste ancora, ed è il nostro Lazzeretto Vecchio, di cui la Sanità Veneta si serve ancora utilmente; che anzi, ristaurato in questi ultimi anni con molta cura e dispendii, e uno dei più belli e comodi Lazzeretti di Europa. Offre decentissimi appartamenti bene ammobigliati, ed è capace a dar comodo ricetto a più che cento contumacianti di diversa provenienza, e ad ammettere contemporaneamente all'espurgo nelle ampie sue tettoje, sbarrate da cancelli di legno, divise e distinte secondo le varie contumacie, in sette separati recinti, parecchie migliaja di Colli di mercanzie. Nè al solo Lazzeretto piantato nell'indicato convento degli Eremitani si limitò la previdenza dei Veneti; ma, ritenuto forse che non bastasse quel luogo per soddisfare a tutti i bisogni della Sanità, il Senato Veneto decretò l'erezione di un altro Lazzeretto nell'Isola di s. Erasmo, il quale attivato poco prima del 1500, venne chiamato Lazzeretto Nuovo, e tale chiamasi ancora, quantunque quasi interamente distrutto, e da molti anni una parte di esso non serva più che per deposito dell'artiglieria di terra. Il primo Lazzeretto istituito nel 1403 nell'Isola di Santa Maria di Nazareth incominciò a distinguersi col nome di vecchio subito dopo fabbricato il nuovo, e Lazzeretto vecchio chiamasi anche oggidì, appellata collo stesso nome, l'Isola che lo contiene e che tutta agli usi di Lazzeretto, o ad abitazione e comodo de' suoi impiegati venne destinata. Nel 1769 essendo stato riconosciuto che il sopraccennato Lazzeretto nuovo non poteva più servire all'oggetto della sua istituzione per l'aria malsana che vi si respirava, per le sue fabbriche diroccate e quasi inservibili, per la sua lontananza e perchè interrati erano i canali, il Senato ordinò al Magistrato Veneto di versare sul cambiamento di situazione più salubre e più comoda al commercio ove piantare un altro Lazzeretto che chiamar dovevasi Novissimo. Dopo molte difficoltà ed incertezze il Magistrato Veneto di Sanità nel 1782 riconobbe, che per la salvezza della materia e pel risparmio l'Isola di Poveglia era preferibile ad ogni altra; e soltanto nel 1793, dominando ancora la Veneta Repubblica, fu per la prima volta destinata Poveglia ad uso di Lazzeretto provvisorio, ed ivi accolti alcuni appestati, spurgate le robe e il naviglio che le aveva portate; e quantunque da tutti i Governi che hanno succeduto alla Veneta Repubblica fosse stata riconosciuta l'Isola di Poveglia opportunissima per lo stabilimento di un Lazzeretto per le provenienze infette o più gravemente sospette, solo nel 1814, ristabilitosi in queste Provincie il Governo Austriaco, venne quell'isola destinata a tal uso (Vedi Cenni Storici sull'Isola di Poveglia e sulla sua importanza sotto l'aspetto sanitario, che ho pubblicato in Venezia nel 1837), ed ora il Lazzeretto di Poveglia è il Lazzeretto Centrale per la peste di tutto il litorale Adriatico, il più valido baluardo di difesa della salute degl'II. RR. Stati Austriaci contro la peste; nè vi ha alcun altro Lazzeretto in Europa, ch'io conosca, che per quanto risguarda l'opportunità della situazione, per un favorevole concorso di circostanze affatto speciali di quella isolata località sia al caso di meglio corrispondere all'oggetto della sua istituzione, e di offrire agli Stati di Europa una maggior guarentigia per la pubblica sicurezza.
Fin dal Marzo 1348, come si è detto (facc. 421), furono eletti dal Maggior Consiglio della Veneta Repubblica tre Nobili col titolo di Savj all'apparir della peste, o Provveditori di Sanità, e nel 1485, aggiunti ai primi altri tre Nobili col titolo di Sopraprovveditori, fu creata una Magistratura perpetua con grandissimi poteri, alla quale era interamente ed esclusivamente affidato, oltre alla sopravveglianza e direzione generale dei Lazzeretti, la disposizione ed attivazione eziandio di tutte le misure e provvedimenti che in qualsivoglia modo alla tutela e conservazione della pubblica salute si riferivano. Fu per tal modo costituito quel tanto celebre Magistrato Veneto di Sanità, cui il Senato aveva a quel tempo accordato amplissimi poteri, e conferito ben anche il titolo di Supremo, la cui rinomanza ed alta riputazione di saggezza non è per anco estinta in Europa; tanto durano le prime impressioni allorchè sono bene stabilite! Ora dell'antico Magistrato Veneto di Sanità tuttora conservasi il nome, ridotti però assai limitati di tale Magistratura i mezzi e le facoltà. ([Torna] al testo)