— La contessa non si deciderà mai a volerlo. D’altronde, bisognerebbe dirle tutto. Quale schianto in quella casa!
— Presto o tardi verrebbe a conoscenza d’ogni cosa... Meglio ora, che siamo ancora in tempo per evitare una catastrofe completa.
«Non è nell’interesse soltanto della contessa; anche di suo figlio. L’amore di madre dovrebbe prevalere.
— Tu conosci la marchesa Fiori, replicò Ettore; se la facessimo intervenire... Che donna è?
— È... E chi potrebbe dirlo? Buona certo. Ma un cervellino bizzarro, come la sua bellezza. La credo capace delle più nobili azioni; lo ha provato di fronte a quel miserabile di suo marito. Ma se la passione se ne immischia, chi può prevedere di che cosa sia capace anche nel male?
«Poi c’è quella zia! Un’intrigante per istinto; affarista per avarizia. Si buccina abbia delle intelligenze con Ferretti; l’hanno visto spesso uscire dal villino Marcellin all’Esquilino; ed un giornale d’affari e di scandali, il Boulevard, stampò in proposito insinuazioni molto trasparenti, passate quasi inavvertite, per il silenzio successivo. Evidentemente, silenzio non del tutto gratuito.
— Prima di prendere una risoluzione, aspettiamo la confessione generale di Giuliano. Ha promesso di venire stasera; dopo, ci appiglieremo al partito che ci parrà migliore.
— Credi che verrà? chiese Lastri.
— Oh, certamente!
— Io ne dubito...