— È strano, diceva l’onorevole Lastri, come in un’assemblea, nella sua grande maggioranza composta di galantuomini, certi scandali possano verificarsi, possano avvenire abusi mostruosi quali quelli che oggi si denunziano.
— Tutte calunnie, soggiungeva il duca di Sant’Alessio. Gli odî politici le fomentano, la manìa di demolizione... La foja dei partiti d’opposizione di afferrare il potere.
— Sarà, rispondeva un altro deputato; ma in questo caso le accuse si basano su d’un documento officiale, l’inchiesta del defunto senatore Risi.
— E chi l’ha visto il documento? Deve essere falso...
— No, di falso non vi sarebbero che i biglietti della banca.
— Ma è possibile che tanti ministri onesti, chè ammetterai ve ne siano...
— Qualcuno, lo ammetto...
— Ebbene, che tanti uomini di Stato onesti abbiano taciuto per sì lungo tempo, se i fatti fossero veri, se il documento esistesse?
— Onesti per conto loro, lo credo; ma altro è l’onestà del privato, altra l’onestà politico, ripresa Lastri. Buoni padri di famiglia, probi amministratori, eccellenti guardie nazionali, se la guardia nazionale non fosse abolita con uno strappo di pessimo augurio alla intangibilità dello Statuto... L’onestà non c’entra in questo caso. Se il documento esiste realmente, se la sua gravità è quale si afferma, sarebbe un imbarazzo scottante per qualunque governo. Prima la confessione di non aver sorvegliato; poi la necessità di colpire deputati di tutti i partiti: in maggioranza, si capisce, quelli della maggioranza; poi, per alcuni ministri, di rivelare le proprie magagne; poi le ignote conseguenze dello scandalo, che ricadono sempre sul Governo.
«Più che l’onestà, manca il coraggio.