Quale indegnità politica per ciò? Pure sarebbe stato messo a fascio coi corrotti, coi venditori di voti, coi colpevoli di imbrogli, coi miserabili che avevan fatto della deputazione un lucroso mestiere, della politica una speculazione.
Ritirare le cambiali...
— Ma, ritirate o no, io mi troverò pur sempre nelle liste degli indelicati, degli imbroglioni...
Non avendo trovato Ruggeri, pensò al commendatore Cerasi. A lui avrebbe chiesto il consiglio che non aveva osato domandare all’onorevole Lastri.
Diede ordine al cocchiere di condurlo al Palazzo Braschi, il regno occulto dell’ex sottoprefetto.
Il commendatore era uscito avvertendo, in caso d’urgenza, di chiamarlo per telefono al villino Marcellin, ove avrebbe passata la serata.
— Stasera vi sarà anche Giulia, perchè è venerdì, giorno di ricevimento, mormorò Giuliano.
Il primo pensiero fu di recarsi a casa per indossare la giubba... Vi rinunziò, all’idea che vi sarebbe folla, e forse anche là avrebbe dovuto subire le curiosità maligne, i silenzî ironici, i segni d’intelligenza che aveva creduto provocare al suo ingresso nella farmacia della Camera... Non sentendo il coraggio di rincasare a quell’ora, impaurito dalla solitudine, licenziò la carrozza, e ricordandosi di non aver pranzato, entrò in una trattoria di modesta apparenza, sicuro di non trovarvi persone di conoscenza, nè di essere riconosciuto.
L’ora grigia del ravvedimento forzato era scoccata. Non la temuta bancarotta finanziaria, ma qualche cosa di peggio, la minaccia del fallimento morale e politico.
— Banca d’emissione! Perchè a un deputato non sarà permesso di concludere affari con una banca qualunque, di emissione o no, purchè gli affari suoi siano onesti? All’Istituto Romano ho portato più di mezzo milione del mio, devo somme che posso pagare... e pagherò quanto prima, e dovrò essere messo a fascio coi panamisti, come li chiamava lo Svegliarino stamani! Oh, se avessi ascoltato Ruggeri!