— Infatti, sono indisposto... Non hai veduto Ruggeri? Ho bisogno di lui.

E si lasciò cadere su d’una seggiola in atto di supremo sconforto.

— Ruggeri? È partito stamani per Miralto. Ti ha cercato onde prevenirti. Sarà di ritorno domattina.

— Domattina! Aspettare fino a domani! Ebbene, aspetterò. Ma che è andato a fare a Miralto?

— Non lo so davvero!... Disse per affari, chiamatovi dal notajo...

— Per affari? Quali affari può avere?

— Sicuri, riprese Lastri a bassa voce... Ruggeri ti è amico... Certamente non si tratta di affari suoi; ma de’ tuoi.

«Bisogna riparare subito alle tue follìe, prima che scoppii lo scandalo.

Giuliano arrossì... Sorgendo da sedere stese la mano a Lastri e scrollando il capo, come per dire: «È troppo tardi!» uscì evitando di ripassare dalla farmacia... Non osava sostenere lo sguardo de’ colleghi.

Nelle sue follìe, come le aveva chiamate l’onorevole Lastri, Giuliano non aveva mai pensato alle responsabilità politiche che un giorno gli si sarebbero potute rinfacciare. Aveva bensì intraveduta la propria rovina finanziaria, ma non quella del proprio onore. Colpevole verso la sua famiglia, per le centinaja di mila lire dilapidate, non credeva di avere in alcun modo derogato alla dignità politica di deputato. La dote della moglie era reintegrata per l’ipoteca, le duecentomila lire dovute alla banca le avrebbe quanto prima saldate sul suo patrimonio, o, un’ultima illusione restava, illusione da giocatore, colla ripresa dei valori che già si accentuava, promettente una liquidazione trionfale... Aveva speso del proprio, e del proprio avrebbe pagato.