— Falsi propriamente no. Sono identici agli altri; di falsificato non vi sono che le firme. Come riconoscerli? Quando avevano bisogno di denaro giravano la manovella del torchio e li fabbricavano come se si fosse trattato di stampare dei biglietti da visita. Cento all’ora!
— Finiranno in galera.
— Ma che galera! Se sono tutti d’accordo! Al direttore erigeranno monumenti come per Guttenberg! Se il Senato lo ha respinto, è probabilmente perchè in quel giorno il torchio s’era guastato; lascia che la manovella si rimetta a girare, e te lo faranno anche ministro delle finanze.
L’ingresso nell’osteria di un nuovo venuto fu salutato con un grido unanime di soddisfazione.
— Oh! ecco Cesare, che ci porterà notizie autentiche.
— Che c’è di nuovo nel baraccone?
— C’è del grosso... Burrasca. Nei corridoî e nelle sale non si parla che dell’Istituto Romano... Noi uscieri dobbiamo sempre aver l’aria di non comprendere.
Giuliano aveva riconosciuto il nuovo arrivato; un usciere della Camera infatti; ma questi non l’aveva veduto, nè lo poteva vedere, volgendogli le spalle...
— Si dice che vi sono quaranta deputati accusati... Uno solo per più d’un milione. L’onorevole De Respi è indicato come il più compromesso... I milioni sarebbero parecchî... Lo ricordo. È venuto dieci anni fa alla Camera povero come Giobbe; ora ha ville e villini, tien cavalli e corte bandita... Ci sono anche ministri... Domani l’interpellanza... Chissà che baccano... Il deputato Collani dell’Estrema parlerà. Ha i documenti. Li ho visti in un plico di carte che pesa due chili... Si dice di un altro deputato, un novellino che è alla Camera da soli sei mesi, il quale si sarebbe pappate più di seicentomila lire.
— Bono! Centomila lire al mese. Non c’è male! Una bella lista civile!