Giuliano non resse più. Pagò lo scotto e se n’andò, non senza aver attirata l’attenzione dell’usciere, il quale riconoscendolo allibì.
— Sono perduto! sclamò quando Giuliano rinchiuse dalla strada la porta vetrata... Sono perduto!... L’onorevole Sicuri! Deve aver tutto udito. È di lui che parlavo...
E il poveruomo nella costernazione si picchiava la fronte ripetendo:
— Sono perduto! Sono perduto!
La scena divenne tragica; i bevitori facevan circolo al disgraziato, tentando rassicurarlo: questi, inconsolabile, si scaraventava contro le più terribili imprecazioni.
— Se è fra i colpevoli, avrà ben altro da pensare che a far rapporto contro di te.
— Io l’avevo preso per pazzo, disse il cameriere; parlava fra sè, proprio come un mentecatto.
— Giuro che non ha sentito nulla.
Giuliano era annichilito da quella scena... Si era riconosciuto nel deputato novellino... La leggenda era a rovescio del vero, fraintesa dall’usciere in farmacia, quando, partito Giuliano, l’onorevole Lastri ne aveva prese le difese.
— Mi pare, aveva detto un deputato all’onorevole Lastri quando questi ritornò in farmacia dopo aver salutato Giuliano; mi pare che il tuo giovine protetto sia annoverato nella lista dei pescatori nel torbido.