— Il conte Sicuri, rispose Lastri ad alta voce per essere inteso da tutti, non ha pescato; ma fu pescato dal più abile accalappiatore di pesci che vi sia mai stato dopo san Pietro.

«Sapete a chi voglio alludere...

— A chi? A chi? chiesero più voci in coro... La curiosità, in quei giorni di sospetti e di accuse, era talmente eccitata, che alla speranza di una nuova rivelazione tutti gli onorevoli radunati in farmacia fecero religioso silenzio, silenzio invano domandato dal campanello del presidente nelle sedute pubbliche della Camera.

— Alludo, riprese Lastri, all’eroe del Romanzo copiato dal vero del nostro collega poeta, il Quevedo y Villegas moderno d’Italia, Lieto Destrieri, la cui Storia sorprendente può fare raffronto all’Historia y vida del gran tacaño llamado Buscon...

— Ferretti! Ferretti! sclamarono dieci voci.

— Per l’appunto! soggiunse Lastri.

«Ebbene, il mio pesciolino, il mio protetto, un provinciale ingenuo, cascò nelle reti del gran tacaño del nostro Quevedo e trovò modo in sei mesi di mangiarsi o di farsi mangiare 600 mila lire, dico lire seicentomila in stampatello, col gusto di vedersi inscritto nelle liste di proscrizione che circolano clandestinamente.

— Non è possibile, saltò su a dire il deputato Boemi, celebre per la onorata miseria, per la onesta parsimonia e per la trascuranza poco pulita ed ancor meno olezzante dell’abbigliamento... Seicentomila lire in sei mesi... Sei patrimonî!

— Alla tua stregua potrebbero essere dodici ed anche più...

L’assemblea rise considerando la barba incolta e la deplorevole toletta dell’interlocutore. Rise anch’egli pensando che infatti il dodicesimo di quella somma, per lui, avrebbe rappresentato l’opulenza.