I due amici erano ricaduti nel silenzio.

CAPITOLO VIII. Da Roma a Miralto.

Giuliano rincasava al tocco dopo mezzanotte. Era affranto dalla giornata faticosissima.

Dopo l’asciolvere di Belvedere, l’ingresso a Montecitorio, le formalità burocratiche per il suo riconoscimento ufficiale, e finalmente, senza la scorta di Ruggeri, amatissimo, ma importuno, per le sue contraddizioni, le eccentricità, il fare tutorio assunto, un banchetto improvvisato al Ristorante delle Venete, fra deputati antichi e novellini, di ogni età, di partiti diversi e diverso provincie, contestati o no, ed anche di qualche candidato non proclamato, corso a Roma per protestare contro la proclamazione del competitore; la nota funebre fra gli evviva della vittoria; i morti e feriti rimasti sul campo di battaglia!

Morti ribelli, invocanti dalla futura giunta il miracolo della risurrezione; feriti incurabili, fidenti nella guarigione. La giunta delle elezioni, la Madonna di Lourdes parlamentare.

Conforto per Giuliano il socios habere penantes, anzi, il trovarsi in condizioni migliori di altri antichi parlamentari, i quali, non proclamati eletti dall’assemblea dei presidenti de’ seggi elettorali, erano condannati al limbo degli ambulatorî della Camera, in attesa d’un problematico annullamento e nell’incertezza dell’esito d’una seconda prova alle urne.

Dei novellini, Giuliano ebbe le più cortesi accoglienze. Appena trent’anni, il più giovane degli eletti, la persona gentile, la simpatia inspirata dallo sguardo azzurro, dalla dolcezza quasi infantile, l’eleganza innata, l’abbigliamento inappuntabile senza pretensioni al dandinismo, il titolo autentico di conte e la fama di milionario, lo ponevano in una situazione eccezionalmente fortunata, tutte le cordialità furono per lui, anche quelle de’ pezzi grossi, più ritrosi e sdegnosi; nella gerarchia parlamentare, colonnelli e generali, che deducono la loro importanza, il loro grado, dal numero delle medaglie commemorative ciondolanti pesantemente dalle massiccie catene d’orologio, come il mazzo di chiavi dalla châtelaine d’una vecchia marchesa, feudataria massaja, delle commedie di Scribe.

È dei parlamentari come del vino: acquistano valore dal tempo, dal numero delle legislature; la loro importanza è classificata dall’anno della prima elezione, come il cognac dagli anni di botte.

I pochi superstiti del Parlamento subalpino sono specialmente apprezzati.

Per altro vi sono anche de’ giovani influenti ed ascoltati per il loro ingegno e per la loro abilità nell’intrigo; ma, essi rappresentano, fra i vecchi marescialli, gli ufficiali di stato maggiore, gli ajutanti di campo; quelli della maggioranza, in attesa della promozione a sottosegretarî di Stato; quelli delle opposizioni e sottocapigruppo, spesso assai più prossimi dei loro avversarî ministeriali al bastone di maresciallo, il portafogli. È facile a comprendersi; i primi, già acquisiti al potere, del quale godono giornalmente i piccoli favori, non occorre comprarli, dirò meglio, convertirli, coi favori grossi.