La fisionomia di Giuliano si abbujò e, mentre il cameriere, presso la porta, in rispettoso atteggiamento di attesa sollecitava le disposizioni per il mattino seguente, fatto un pacchetto dei giornali li gettò sul canapè, dicendo a voce alta, credendosi solo:

— Non voglio amareggiarmi; li leggerò domani.

Prese le lettere della sua Adele, e baciandole mormorò:

— Poverina! Due in un giorno! A te risponderò subito.

Il cameriere tossì, per non rimanere più a lungo inavvertito.

— Ah! siete là? Tanto meglio! Portatemi del caffè e del cognac.

Solo, aperse delle due lettere la prima capitatagli, la lesse con compiacenza infinita... A volta un sorriso, un sospiro, e la lettura continuava non senza difficoltà, essendo i fogli, non numerati, coperti di caratterini fitti, tracciati in tutti i sensi ad inferriata.

A lettura finita, nella pupilla di Giuliano brillava una lacrima, una lacrima di tenerezza, una goccia vivificante di rugiada.

Lesse rapidamente anche la seconda, più breve; la rilesse commosso.

Al cameriere che entrava col vassojo: