«Ogni fatica merita premio; le prestazioni dell’artista burocratico volevano una ricompensa.

«La scultura piange. Michelangelo s’è mutato in Don Giovanni.

«E l’assente? Georges Dandin, tu l’as voulu.»

— È un’infamia, urlò Giuliano, che ad ogni frase di quella lettura aveva sussultato come un torturato ai morsi della tenaglia rovente. È un’infamia inaudita! Hai ragione, Ettore; è necessario ch’io parta subito per schiaffeggiare il miserabile libellista.

— No, caro Giuliano, non devi schiaffeggiare nessuno; simili sozzure non si raccolgono. Devi partire, invece, per impedire il duello di quello sciocco di segretario del sotto prefetto, Guglielmi, che, essendosi riconosciuto nell’artista burocratico, indicato dal giornale, mandò i padrini alla redazione del Ventriloquo. Atteggiandosi a paladino, l’imbecille compromette ancor più quell’angelo di tua moglie. È necessario evitare un nuovo scandalo, ad ogni patto!

«Ma tu, che deputato sei? Non leggi i giornali del tuo collegio? Sì dicendo, Ruggeri si alzò, e dal pacco di corrispondenze scelse un giornale. Almeno il tuo l’avresti dovuto scorrere, e non ti sentivi il coraggio di ingojarla tutta la prosa dei tuoi redattori?... Leggi dunque: qui, in terza pagina.

Questione d’onore.

«Sappiamo che, a proposito di un articolo infame pubblicato in un libello cittadino, il signor Aristide Guglielmi, ritenendosi indicato dal giornale calunniatore, ha mandato a quella redazione i suoi padrini.

«Deploriamo, perchè questa è una di quelle vertenze che non possono essere risolte sul terreno dell’onore... Contro i libellisti insultatori e calunniatori di donne, sola arma il codice penale... Quantunque a punizione dell’abietto libellista potrebbe bastare l’universale disprezzo.»

— Ed ora leggi, più sotto, le ultime righe dell’ultima colonna: lì, lì, soggiunse Ruggeri, sotto al titolo Comunicato.