«L’indignazione in tutto il collegio è grande e, dal punto di vista politico-elettorale, la sudicia pubblicazione ha giovato.
«Basterà presentare alla giunta delle elezioni un simile documento, per provare in qual modo combattano ed abbiano combattuto i nostri avversarî, che sono pure gli avversarî delle istituzioni. Il di lei competitore, l’ex deputato Bertasi, tenta abilmente prevenire il colpo con una lettera che l’Onesto, troppo ingenuamente, ha pubblicata. Era al suo Ventriloquo che doveva mandarla.
«Ma la giunta ed il pubblico non saranno tanto ingenui da prestar fede alla ipocrita e tardiva resipiscenza...
— Ah, questo è troppo! sclamò Ruggeri. Bertasi è un galantuomo...
— Ne sono convinto anch’io, rispose Giuliano... Pure, ciò che dice il sottoprefetto è assennato... Un documento simile deve essere una prova capitale davanti alla giunta.
— E tu lo vorresti portare in giunta? Compromettere l’onore di tua moglie, trascinare il di lei nome davanti a giudici cinici, i quali, pur dandoti ragione, piglierebbero per vangelo le calunnie, ridendo della tua ingenuità? Non sai che al male si crede sempre, più facilmente che non al bene? Non ti basta dello scandalo di Miralto, per volerlo rinnovare alla Camera? A Miralto la tua Adele è conosciuta, quindi rispettata come una santa... A Miralto non vi è un solo individuo che possa credere ad una sillaba di quell’articolo; ma, qui, a Roma, la città degli scandali! Il tuo sottoprefetto, per avere avuta una simile idea, deve essere un fiero farabutto.
Giuliano, che non aveva trovate obiezioni, ballottato nell’incertezza, quantunque tranquillato dall’assicurazione che la sua Adele viveva nella completa ignoranza dell’accaduto, continuò la lettura:
«È anche importante evitare il duello del mio segretario Guglielmi. Un duello sanerebbe tutto dal punto di vista politico, perchè la di lei personalità scomparirebbe e il grave scandalo, senza scemare negli effetti morali, assumerebbe davanti ai magistrati parlamentari il carattere di una bega di innamorati e non di un fatto politico. La mia autorità non vale presso quel ragazzaccio di Guglielmi, che al mio divieto rispose colle dimissioni. Riservandomi di usare la forza in caso estremo, sarebbe bene che ella intervenisse direttamente per ottenere la desistenza, senza ch’io sia costretto ad aggravare lo scandalo.
«Venga dunque a Miralto, se gli affari glielo concedono. In ogni modo telegrafi e scriva, affinchè io sappia a che attenermi.
«Con affetto e stima,