«Suo devotissimo Cerasi.»
— Siamo d’accordo! sclamò Ettore, quando la lettura fu finita. D’accordo, partendo da punti diametralmente opposti. Egli vuole gonfiare lo scandalo per servirsene come arma di difesa politica; da Miralto vuol portarlo a Roma onde eternarlo negli archivi della Camera, e propalarlo dal tribunale della giunta; io voglio che muoja ove è nato, nel fango di Miralto. Le dimissioni di quell’imbecille di segretario aggravano ancora il fatto, lo Svegliarino di stamattina ne ha già parlato.
«Via, prepara la valigia, annunzia per telegrafo il tuo ritorno e piglia il treno delle tre.
«Un duello, e nessuno toglierà di testa alla gente che il Guglielmi sia l’amante di tua moglie.
Giuliano non rispose. Gettata la lettera sul tavolo, senza neppur leggerne i primi fogli, si mise a passeggiare concitato per l’angusto salotto, indeciso sul da fare.
— Appunto alle tre dovrei essere presentato al presidente del Consiglio, sclamò arrestandosi d’un tratto... Non posso mancare. Partirò stasera.
— Stasera sarà troppo tardi! proruppe Ruggeri indignato. Metteresti l’udienza del ministro in bilancia coll’onore della tua famiglia?
— Parti tu... sarà meglio. Io ti raggiungerò domattina, pigliando il treno delle dieci stasera!
A Ruggeri caddero le braccia... Sdegnò aggiungere altre sollecitazioni.
— Partirò, disse; ma, dammi la parola d’onore che domattina sarai a Miralto.