— Te la do, rispose Giuliano porgendo la mano all’amico.

Ettore finse di non avvedersene e non stese la sua. Susseguì lungo silenzio, imbarazzante per entrambi.

Pure l’affetto, in Ruggeri, prevaleva allo sdegno. Sorgendo finalmente da sedere, in atto di congedarsi, disse:

— Forse meglio così! Domattina a Miralto. Previeni il sottoprefetto della mia partenza. Spero che, all’arrivo, tu avrai soltanto da ratificare e mettere lo spolvero su ciò che avrò combinato. Tu va dal tuo presidente del Consiglio, e dio te la mandi buona!

«A domani adunque! riprese sorridendo.

Ma, appena uscito, scotendo il capo mormorò:

— Disgraziato! Non c’è nulla da farne, nulla da sperarne. Ormai si preoccupa più della convalidazione che della famiglia, del suo amore, del suo onore!

CAPITOLO IX. Un dietroscena politico.

Ruggeri ebbe un pentimento di aver insistito per la partenza immediata.

Il diretto Roma-Firenze-Milano lo lasciava a Piacenza, ove, dopo lunga attesa, un treno misto lo avrebbe condotto a Miralto alle tre dopo la mezzanotte.