I trasbordi notturni invernali, le continue interminabili fermate a tutti i punti neri della carta geografica ferroviaria, lo squallore delle stazioni secondarie deserte, l’aggirarsi silenzioso, come di ombre, de’ guardafreni muniti di lanterne, i bagliori intermittenti delle torcie a vento dalle fiamme rossiccie, la lentezza del treno, hanno qualche cosa di funereo; un supplizio orribile per chi è afflitto dalla febbre dell’impazienza di giungere alla meta.

L’orario prometteva l’arrivo per le tre; Ettore scese di carrozza alle quattro.

Qual vantaggio su Giuliano, che sarebbe giunto alle dieci del mattino?

Alle quattro di notte, a Miralto, in novembre, perfino i lucignoli delle lampade a petrolio dormono avvolti nel lenzuolo di nebbia, che tutti gli Edison del mondo non riuscirebbero a rendere trasparente. I due alberghi, il Leone di San Marco, e la Croce di Malta, a quell’ora, certamente chiusi; non un facchino per portare la valigia, e la stazione immediatamente chiusa appena ripartito il treno; una lunga infilata di carrettoni funebri, simili a quelli dell’ospedale; fra il rosseggiare delle torcie a vento, un grandioso funerale di miserabili.

Ettore, trovatosi solo sul piazzale della stazione, si dolse di averne lasciata chiudere la porta. Meglio avrebbe fatto chiedendo ospitalità per qualche ora. Solo, in quella immensità di bujo e di nebbia non avrebbe mai potuto orizzontarsi per quanto pratico dei luoghi... Un gran piazzale fiancheggiato da due allee di alberi, due ripide scarpe a destra ed a sinistra senza parapetto, e più innanzi lo stradone provinciale, una specie di argine più alto di parecchi metri del fossato delle antiche mura, parallele alla strada, e dei prati svolgentisi sulla destra, poi ancora una svolta a mano manca per giungere alla porta di San Valerio, tagliata nello spessore degli enormi muraglioni medievali. Entrato in città, meno male! tastando le muraglie, colla scorta dei radi bagliori dei fanali, affogati nell’atmosfera fumosa, viscida e nera, avrebbe forse potuto raccapezzarsi. Ma come giungere fino alla porta, lontana più di un chilometro?

— Decisamente Giuliano aveva ragione. Meglio era partire col diretto... Ma, in provincia, i duelli, come nei romanzi, si fanno pur sempre all’alba; necessario quindi, per impedirlo, giungere prima del giorno.

«Il giorno? Quando verrà? Con questa maledetta nebbia sarà notte anche a mezzodì.

«E quel signor sottoprefetto che non si è neppur degnato di mandarmi ad incontrare? Scommetto, Giuliano si è dimenticato di telegrafargli!

Ettore calunniava il degno funzionario, troppo cortese per non aver dato ordine a due agenti di incontrare l’ex-deputato e di scortarlo in città.

Anche il proprietario della Croce di Malta era stato prevenuto dell’arrivo di Ruggeri; ma, meno previdente, l’albergatore non si era curato di mandare alla stazione.