— Fanny non rispose, e poco dopo Gregorio rientrò fra le coltri borbottando.

— Se egli avesse fatto senza il suo strumento, potrai chiederlo al bel Paride che n’ebbe il viso inondato.

— Intanto i coniugi avevano ripreso la disputa, durante la quale Gregorio discese quattro o cinque volte per rimediare al difetto del vaso che era surrogato dall’elegante zerbinotto.

— Valeva proprio la pena di prendere un bagno profumato! in meno di due ore il poverino era inzuppato come se si fosse tuffato in un fiume.

— Più volte tentò di sottrarsi a quel torrente che lo investiva, ma era assolutamente impossibile, a meno di muovere un seggiolone che gli sbarrava la via.

— Che fare? Aspettò rassegnato il fine di quell’episodio riparando alla meglio i ripetuti assalti del nemico.

Le notti d’inverno sono lunghe, e lasciamo pensare quanto lunghissima sembrasse quella all’infelice Paride, che se la passò quasi tutta con un’agitazione terribile, e con un’umidità addosso che gli agghiacciava le membra.

— Finalmente verso le quattro il signor Gregorio avvertì con un sordo russare che stava per prender sonno.

— Fanny discese dal letto con molta precauzione, ed aprì la porta mormorando sommessamente a Paride di andarsene.

— La metamorfosi più strana non si vide mai. L’infelice giovinotto sembrava uno spazzacamino tanto era insudiciato e sporco.