Pomponio per secondarlo, si scopri il capo, ma lasciò cadere il cappello sulla strada.
— Ohè! sclamò lo zio, mio caro, patisci forse di nervi? poco fa mancò poco che tu mi facessi stramazzare, ora butti il cappello giù dal verone.
— Perdonate zio, la distrazione...
La signora intanto erasi ritirata, forse per uno sfogo d’ilarità. Comunque fosse, è innegabile che Pomponio per un primo incontro aveva già guadagnato terreno.
Se io volessi dir tutto per filo e per segno non la finirei più, ma non essendo di quei cotali che scrivono a un tanto per pagina, così evito amplificazioni inutili.
A che scopo narrare tutte le vicende per le quali il povero Pomponio restò vittima inconsolabile di un amore ardentissimo? L’anima sua aveva finalmente trovato la gemella; non più solitudine, sospironi sparati al vento, non più malinconie, ma strette di mano espressive, sguardi di fuoco, urti di ginocchio, pestate di piedi... con quel che segue.
Non occorre dirlo, l’oggetto di Pomponio era la signora del balcone, la vezzosa vedovella per la quale aveva fiaccato il ventre dello zio e buttato il cappello sulla strada.
Si chiamava Allegra, aveva ventisette anni, una bella faccia, due grand’occhi bruni, una taglia provocante, un piedino d’angelo, una dote di cinquantamila lire, ed una gran voglia di rimaritarsi.
Cospettone! con tanta roba in vetrina non mancano avventori; ed Allegra ne aveva molti, e fra questi un cugino alquanto attempato, ma personaggio importante influentissimo nei circoli diplomatici.
A questo punto mi tocca far violenza alla mia verecondia per vincerla su certi scrupoli che mi inceppano la penna; già si sa che la coscienza non deve far pressione sull’animo dello scrittore, ma io poveraccio non ho ancora quel coraggio civile che è necessario in questi casi.