Mi dà una gran pena questo dover ad ogni tratto sollevare il velo di qualche mistero, ma mio Dio! quelle buon’anime di lettori sono così curiosi! Tant’è, prima dello scrittore il mondo ha già menato la lingua; prima della maldicenza scritta c’è la maldicenza parlata che vola sommessamente di bocca in bocca, ed alla fine scoppia come il colpo di cannone di Don Basilio.
Questa volta però non si tratta di calunnia, ma sibbene d’un fatto che se non si può giurare, si può per altro credere.
La buona gente di Firenze aveva già scagliato la pietra sulla vedovella che si lasciava troppo proteggere dall’influente cugino. Si diceva che costui dalla morte del marito aveva spiegato un’assiduità rimarchevole colla moglie. Furono veduti parecchie volte a spasso nei dintorni della città, fuori di porta, ed infine una cameriera di madama avrebbe confidato al suo damo che il cugino aveva libero accesso nella stanza da letto della signora.
Ci credete voi signori?
Questo scellerato mondo è tanto perfido, che davvero non so come regolarmi, quando lo sento mormorare.
Notisi inoltre che se la vedova si lasciava consolare, era nel suo pieno diritto di farlo. Oh che! perchè il marito muore, dovrà la consorte vestire il lutto eterno? dovrà essa legare la sua gioventù e sacrificarla alle magre reminiscenze di un passato che è passato? No certo. Si piange per un anno, qualche visita al cimitero colla serva, e forti sospiramenti quando si parla del defunto; intanto la vedova ingrassa, e poco dopo passata la furia del dolore di circostanza, si riaprono le sale agli amici del defunto marito, i quali si credono tutti in diritto di dar dei consigli alla vedova.
Oh! l’amicizia. Gli scettici la dicono una parola vana, ed è ancor poco se non la chiamano addirittura un’ipocrisia.
Consolare gli afflitti è uno dei doveri del buon cristiano, ed in fede mia, non saprei trovare opera più generosa e piacevole di quella di asciugare le lagrime ad una giovane vedovella.
Ma andate mo’ a far sfoggio di questi buoni sentimenti, vi rideranno sul muso. Mi ricordo d’aver visto i funerali di un povero marito accompagnato da un corteo di pietosi amici tutti in lagrime, e ricordo ancora che mi sentii profondamente commosso. Uno poi fra gli altri tanti che accompagnavano il feretro, aveva un’aria così addolorata che era una pietà il vederlo. Ebbene, mentre me ne stava pensoso ad osservare, sentii dietro di me il seguente dialogo:
— Veh! il signor B.... che aria afflitta.